
Emergenza Ceuta, tra il vertice d’emergenza dei membri UE e il nodo minorenni
La situazione nell’exclave spagnola di Ceuta e le sue ripercussioni sulle relazioni diplomatiche europee sono al centro dell’attenzione politica internazionale dopo gli avvenimenti registrati tra la fine di luglio e i primi giorni di agosto 2026. A dimostrazione della delicatezza della situazione, è stata convocata una riunione straordinaria in videoconferenza dei ministri dell’Interno dell’Unione europea. L’incontro è stato formalmente richiesto da una lettera promossa da Italia e Danimarca e sottoscritta da 22 Stati membri, con le assenze di Francia e Portogallo, per sollecitare una risposta comunitaria coordinata e misure straordinarie di prevenzione dei flussi. Contestualmente, anche il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez aveva richiesto un intervento urgente di Bruxelles per contestare le decisioni unilaterali adottate da alcuni paesi membri, definendo la sospensione dei trattati di libera circolazione un atto illegittimo e dettato da motivi politici. Durante il vertice, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha confermato l’offerta di supporto operativo immediato alla Spagna e ha ribadito che la stragrande maggioranza delle persone entrate a Ceuta non ha raggiunto la Spagna continentale ed è già rientrata in Marocco, ma ha sottolineato la necessità di rafforzare la vigilanza e il coordinamento alle frontiere esterne.
Il contesto
L’incontro dei ministri segue i drammatici fatti avvenuti tra il 30 e il 31 luglio, quando poco più di 50.000 persone hanno fatto ingresso a Ceuta dal vicino territorio marocchino, attraversando a nuoto la scogliera di Fnideq o varcando le barriere di confine presso El Tarajal. Nelle 48 ore successive, oltre 48.300 persone sono rientrate in Marocco, sia spontaneamente sia a seguito di interventi delle forze di sicurezza locali. Le autorità di Ceuta e la Guardia Civil registrano inoltre un bilancio tragico relativo alla traversata, con un numero di vittime accertate in mare compreso tra le 72 e le 88 persone a seconda delle fonti ufficiali, a fronte delle 11 riconosciute dalle autorità di Rabat.
La questione migranti
L’emergenza sul campo riguarda la gestione dei minori non accompagnati. Secondo i dati forniti il 4 agosto dalle autorità della città autonoma, a Ceuta sono presenti 862 minori migranti, a fronte di una capienza ordinaria delle strutture di accoglienza pari a 29 posti. Le autorità locali stimano che il numero totale possa superare la quota di 1.000 nelle prossime ore. Per far fronte al sovraffollamento, la giunta locale ha avviato l’allestimento di spazi temporanei all’interno di capannoni industriali nella zona meridionale di El Tarajal. Questo perché, a differenza degli adulti, i minori non possono essere soggetti a respingimento immediato in base alle normative spagnole ed europee, e devono essere presi in carico dai servizi sociali.
Il passaparola del 21° secolo
L’improvviso incremento degli ingressi è riconducibile a una concomitanza di fattori. All’inizio di luglio, la Corte Suprema spagnola ha emesso una sentenza che dichiara illegali i respingimenti immediati in mare, le cosiddette “devoluciones en caliente”, e che le persone intercettate abbiano diritto di presentare richiesta di protezione. A questo elemento si è aggiunta una rapida diffusione di indicazioni sulle modalità di attraversamento tramite i canali social. L’accesso di massa si è concentrato in corrispondenza del 27° anniversario dell’ascesa al trono di re Mohammed VI, data in cui i controlli di polizia sul lato marocchino erano fortemente limitati. Fonti diplomatiche e analisti internazionali collegano l’atteggiamento delle autorità di Rabat alle recenti tensioni politiche con Madrid, nate a seguito della visita ufficiale del presidente del governo spagnolo Pedro Sánchez ad Algeri lo scorso 20 luglio e alla proposta di legge presentata nel parlamento spagnolo sulla cittadinanza per i residenti del Sahara Occidentale.
Scontro Roma-Madrid
In risposta all’evento, il 31 luglio il ministero dell’Interno italiano ha disposto il ripristino temporaneo dei controlli di frontiera nei confronti della Spagna per la durata di un mese, a partire dal 1° agosto. La misura prevede la verifica dei documenti dei passeggeri in arrivo da porti ed aeroporti spagnoli. Contestualmente, la Francia ha rafforzato i presidi lungo il confine terrestre dei Pirenei, integrando i controlli già attivi in base agli accordi bilaterali del 2020.
La decisione del governo italiano ha innescato una dura contestazione diplomatica da parte di Madrid. Il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares e la portavoce dell’esecutivo hanno dichiarato che la misura adottata da Roma risulta priva di motivazioni tecniche, ricordando che da Ceuta non è possibile raggiungere la Spagna continentale senza prima superare i controlli d’identità delle forze dell’ordine spagnole. Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha replicato e ha motivato la scelta dell’esecutivo con l’esigenza di tutelare i confini nazionali di fronte al rischio che le dinamiche migratorie compromettano la sicurezza europea.




