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Libano, Israele uccide la giornalista Amal Khalil. Trump prolunga la tregua
© Imagoeconomica
24 Aprile 2026

Libano, Israele uccide la giornalista Amal Khalil. Trump prolunga la tregua

Tra continui raid israeliani e l’uccisione della giornalista Khalil, si inserisce la proroga di altre tre settimane della tregua tra Israele e Libano.

A due giorni dalla scadenza del “cessate il fuoco” prevista per il 26 aprile, il presidente americano Donald Trump comunica l’estensione di altre tre settimane della tregua tra Israele e Libano. L’annuncio si inserisce in un contesto notevolmente teso, a causa dell’uccisione della giornalista libanese Amal Khalil da parte dell’esercito israeliano e del continuo infrangere della cosiddetta tregua.

L’uccisione di Amal Khalil

Prima l’attacco alla vettura che precedeva quella della giornalista Amal Khalil e della sua fotografa Zeinab Faraj, per farle uscire allo scoperto. Successivamente il bombardamento dell’edificio dove si erano nascoste. Così l’IDF ha ucciso Khalil, con la tecnica militare double tap, ovvero fare due o più attacchi consecutivi allo stesso bersaglio in un lasso di tempo breve: dapprima si colpisce un obiettivo, successivamente, quando arrivano soccorritori e giornalisti per aiutare o documentare l’accaduto, si colpisce nuovamente per massimizzare il numero delle vittime e per bloccare il loro lavoro. Il double tap costituisce un crimine di guerra, condannato dal diritto internazionale, ma non è la prima volta che Israele lo utilizza, ne ha fatto ampio uso nella Striscia di Gaza.

I soccorritori hanno avuto modo di recuperare il corpo dalle macerie solo molte ore dopo l’esplosione, rendendo vani i tentativi di salvarla. La fotografa Faraj si è salvata ed è stata trasportata d’urgenza all’ospedale di Tebnine, dove si trova in condizioni stabili. Dal 2 marzo a oggi i giornalisti che hanno perso la vita a causa dell’esercito israeliano sono 7, mentre salgono a 20 gli operatori rimasti uccisi che li accompagnavano.

Le continue violazioni

L’uccisione della giornalista libanese non è la prima violazione del “cessate il fuoco” tra Israele e Libano: nei giorni scorsi dei raid aerei israeliani hanno colpito diverse località del Sud del Libano, tra cui Shamaa e Taybeh. Nella settimana scorsa ci sono stati quotidiani attacchi da parte delle forze armate israeliane e Hezbollah ha lanciato a sua volta numerosi razzi contro l’IDF nel Libano meridionale, vicino a Rab al-Thalathine. A oggi, si può dire che la tregua fra i due Paesi esiste solo sulla carta. Del resto la situazione in Libano è particolarmente complicata ed è impensabile che un’accordo calato dall’alto risolva un conflitto nel conflitto che va avanti da anni. Hezbollah nasce nel 1982 come milizia sciita sostenuta dall’Iran, in risposta all’invasione israeliana del paese. Nel tempo si è evoluta in un’organizzazione ibrida che combina una forza armata, un partito politico presente in parlamento e una fitta rete di servizi sociali rivolti alla comunità sciita. Il legame con l’Iran è fondativo e permanente: Teheran ne ha finanziato la nascita tramite i Pasdaran e continua a fornire armi, fondi e addestramento, inserendo Hezbollah nel più ampio “Asse della Resistenza” che include Hamas, milizie irachene e houthi yemeniti. Nel contesto libanese, Hezbollah rappresenta una realtà controversa: per la comunità sciita è storicamente un simbolo di resistenza contro Israele, mentre le altre confessioni lo percepiscono come uno Stato nello Stato che antepone gli interessi iraniani a quelli nazionali. Questa doppia natura ha contribuito a logorare ulteriormente un paese già fragilissimo.

L’estensione

In questo contesto, Trump ha annunciato l’estensione della tregua di altre tre settimane. I negoziati restano affidati all’ambasciatore israeliano negli USA Yechiel Leiter e all’ambasciatrice libanese a Washington Nada Hamadeh-Maawad, le cui posizioni restano distanti. Pur disponibile a prolungare la tregua, Israele ha esplicitamente scritto che “si riserva il diritto di adottare tutte le misure necessarie per la propria autodifesa”, insistendo sul disarmo di Hezbollah e sul mantenimento della propria libertà d’azione militare. Beirut dal canto suo, chiede la fine delle operazioni militari nel sud del Paese. “La cosa più urgente è che cessino le violazioni israeliane e la distruzione dei villaggi nel sud del Libano” dichiara l’ambasciatrice ai giornalisti fuori la Casa Bianca.

Tre settimane in più segnate sul calendario, ma finché continuano gli attacchi da parte di Israele e di Hezbollah, parlare di tregua resta un eufemismo.

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