
Libya Build 2026: l’Italia tiene a distanza Cina e Turchia nella corsa alla rinascita libica
Una sedicesima edizione che segna il rinnovato protagonismo del settore infrastrutturale italiano, che si conferma come l’hub strategico per l’intera filiera delle costruzioni in Nord Africa. Libya Build è la principale fiera del settore “Building & Construction” in Libia e uno degli appuntamenti più strategici per il Nord Africa. Ospitata per il secondo anno di fila a Bengasi dal 20 al 23 aprile, all’edizione partecipano più di 50 aziende italiane a tutela del Sistema Italia. Oltre a loro anche l’ambasciata italiana a Tripoli, il consolato generale a Bengasi, l’Ice Agenzia, la Camera di commercio italo-libica, Confindustria Assafrica & Mediterraneo e Assorestauro.
L’obiettivo è tracciare una linea univoca da seguire sulla missione commerciale che punta a intercettare i grossi investimenti previsti per la ricostruzione e l’ammodernamento ulteriore della Libia. Ci si sposta quindi dal concetto di mera vetrina espositiva a un’opportunità primaria per consolidare vantaggi competitivi sull’intero territorio, esportando il green building e l’impiantistica industriale.
Approvato il primo bilancio pubblico unificato tra Est e Ovest
Questo evento coincide con una svolta economica epocale per la Libia. La presenza delle imprese italiane, infatti, avviene subito dopo l’approvazione del primo bilancio pubblico unificato tra le amministrazioni libiche (parte orientale e parte occidentale): manovra appena sotto i 200 miliardi di dinari, circa 31,3 miliardi di dollari. Il Paese, sebbene permanga la storica suddivisione amministrativa tra l’ovest di Tripoli e l’est di Bengasi, ha intrapreso una via pragmatica per superare lo stallo che per anni ha congelato gli investimenti esteri. Un passaggio storico, sinonimo di stabilità finanziaria, che trova voce anche nel capitolo interamente improntato allo sviluppo e agli investimenti: risorse sbloccate per circa 40 miliardi di dinari (6,3 miliardi di dollari).
Questa unificazione del bilancio, oltre a essere un atto formale, è una premessa tecnica per riattivare programmi infrastrutturali su larga scala. Uno stallo che per anni ha congelato l’avvio dei grandi progetti pubblici. Qui entra in gioco l’Italia, perché la domanda di partenariato si fa pressante lungo l’asse Tripoli-Bengasi, con un focus sullo sviluppo infrastrutturale ex-novo e sulla rigenerazione del patrimonio esistente.
Cina e Turchia avanzano, ma l’Italia primeggia ancora
Dopo questo accordo, l’Italia non è l’unico Paese in campo ma occupa una posizione di assoluto primato con l’interscambio che ha superato i 10 miliardi di euro e con una quota di mercato sulle importazioni che viaggia tra il 14 e il 15%, confermandosi come primo partner commerciale della Libia. Anche se Turchia e Cina avanzano a grandi passi, il vantaggio competitivo italiano è rafforzato dalla reputazione del Made in Italy e dalla capacità di offrire standard europei ad alta durabilità. Infatti, mentre la Banca Mondiale quantifica in oltre 100 miliardi di dollari il costo della rinascita libica, la strategia di Bengasi punta tutto sulla resilienza, preferendo l’affidabilità italiana alle infrastrutture precarie del passato o di provenienza asiatica. Un esempio è il settore idrico: con circa la metà dell’acqua potabile dispersa da reti obsolete, la tecnologia idraulica italiana diventa un’assoluta priorità per la Cirenaica.
Dal punto di vista architettonico, Assorestauro ha supportato il comune di Bengasi per la rigenerazione urbana del patrimonio storico. Nel solo centro cittadino sono stati censiti oltre 150 edifici di pregio di epoca italiana che attualmente necessitano di interventi di messa in sicurezza e di restauri urgenti. La volontà delle autorità locali è chiara: mantenere lo stesso stile architettonico e lo stesso filo storico che caratterizza la città. Per le aziende italiane, quindi, non è solo un’operazione culturale, ma un’occasione economica poiché sono le uniche che possono offrire le competenze tecniche necessarie. Una nicchia di mercato esclusiva per le imprese nostrane, inaccessibile ai competitor esteri che puntano solo sulla nuova edilizia prefabbricata.
Un collegamento che punta all’immediatezza
Un fattore geografico che si traduce in un vantaggio operativo. La riattivazione diretta dei collegamenti tra Roma e Bengasi ha favorito l’operatività dei cantieri, con una riduzione dei costi e delle spese di trasferta notevole: si è passati da voli con scalo di almeno 15 ore a voli che durano meno di 2. Questo asset sostanziale, coniugato alla crescita dell’export italiano di beni strumentali verso il territorio libico (salito di oltre il 25% nell’ultimo biennio secondo i dati SACE, Servizi assicurativi e finanziari per le imprese), assicura un’immediatezza su cui i fornitori asiatici non possono competere.




