Passa al contenuto principale
Seguici su:
Tieniti aggiornato:
Facciamo il punto
Il Power of Siberia 2 detta le regole tra Pechino e Mosca
© Imagoeconomica
30 Maggio 2026

Il Power of Siberia 2 detta le regole tra Pechino e Mosca

Dietro i sorrisi strategici tra Xi Jinping e Vladimir Putin si nasconde un braccio di ferro. Il gasdotto che deve unire l’Artico russo a Shanghai è fermo per il mancato accordo sui prezzi. Sfruttando la debolezza del Cremlino, la Cina rallenta i tempi per non irritare la Casa Bianca. Un rinvio calcolato, mentre il gas dell’ex Nord Stream resta intrappolato nel permafrost.

L’ultimo incontro a Pechino tra Xi Jinping e Vladimir Putin ha riportato in auge un argomento molto caro al leader russo: il gasdotto Power of Siberia 2. In continuità con il primo già realizzato, si tratta di un’infrastruttura mastodontica di oltre 2.600 chilometri di lunghezza progettata per collegare i giacimenti artici russi della penisola Yamal ai centri industriali di Pechino e Shanghai, che taglia in verticale la Mongolia. Il vertice tra i due capi di Stato è avvenuto tra l’altro dopo il summit strategico tra Xi e il presidente americano Donald Trump, arrivato a Pechino una decina di giorni prima di Putin.

Una sequenza temporale interessante, perché l’incontro Cina-Russia era fissato da molto tempo; la coincidenza però è emblematica, soprattutto visto l’instabile clima geopolitico. Putin ha cercato in Xi Jinping un appoggio immediato per fortificare l’alleanza orientale prima che entrino in gioco i dazi statunitensi e che possano limitare l’asse Pechino-Mosca. Solo che il presidente cinese non ha per niente fretta, anzi. Sul piano diplomatico il Cremlino ha confermato un accordo di massima sui parametri e sulla porzione geografica, come confermato dal portavoce Dmitry Peskov, ma la realtà dei fatti è che siamo davanti a un cantiere fermo. La causa? Il prezzo del gas.

Immagine generata con l’intelligenza artificiale

La posizione di vantaggio della Cina

Pechino sa benissimo di trovarsi in una posizione di totale vantaggio contrattuale e pretende dall’agenzia statale russa per il gas, Gazprom, delle tariffe stracciate. La richiesta si avvicina ai prezzi del mercato interno russo. Mosca, pur di non svendere la sua risorsa più preziosa, insiste per una formula di mercato ancorata ai vecchi standard europei. Dalla Cina definiscono “solida” questa cooperazione energetica, ma di fatto nei comunicati cinesi non è mai stato citato il gasdotto. Però nel contesto attuale gioca una partita a scacchi su due fronti: da un lato quello russo, perché aiuterebbe economicamente Mosca, viste le sanzioni occidentali imposte dall’inizio dell’attacco all’Ucraina, dall’altro quello americano, perché la leadership cinese deve calibrare i suoi passi per evitare le ire commerciali di Trump. Mostrandosi fredda o quantomeno non frettolosa sul Power of Siberia 2, la Cina dimostra a Washington di non essere totalmente allineata ai desiderata bellici o economici di Mosca, usando il gasdotto come elemento contrattuale su entrambi i tavoli.

I numeri

Per far comprendere l’importanza del progetto basta esaminare i numeri, che sono enormi. Secondo i dati analizzati dal centro di ricerca della major energetica cinese CNPC (China National Petroleum Corporation) e dalle proiezioni di Gazprom, il Power of Siberia 2, una volta a pieno regime (all’incirca tra gli 8 e i 10 anni), trasporterà 50 miliardi di metri cubi (bcm) di gas all’anno. Questa quota si andrà ad aggiungere ai circa 38-44 bcm già garantiti dal Power of Siberia 1 (infrastruttura basata su un contratto trentennale da ben 400 miliardi di dollari siglato nel 2014).

I due gasdotti arriverebbero a coprire complessivamente un quinto dell’intero fabbisogno nazionale cinese. Per quanto riguarda i ricavi, le stime del settore indicano per Mosca un indotto economico di circa 4 miliardi di dollari annui. Per le casse del Cremlino sarebbe un toccasana, anche se la cifra si discosta ancora tanto dai 20 miliardi l’anno garantiti dall’Unione europea nel periodo pre-conflitto.

Perché è così importante?

Al di là delle cifre, l’importanza del Power of Siberia 2 risiede nella riconfigurazione strutturale delle mappe energetiche mondiali per due motivi fondamentali: per la Russia, Yamal è lo stesso gigantesco bacino che alimentava i gasdotti Nord Stream diretti in Europa. Con il mercato europeo azzerato dalle sanzioni, il cosiddetto PoS-2 è l’unica infrastruttura in grado di reindirizzare fisicamente quei volumi enormi verso l’Asia. Senza questo tubo, quel gas resta intrappolato sotto il permafrost. Per la Cina, Pechino non ha il pieno controllo delle rotte marittime (soprattutto negli stretti asiatici di Malacca e di Hormuz). Ricevere 50 miliardi di metri cubi di gas via terra, attraverso la terraferma mongola, mette la sicurezza energetica cinese al riparo da qualsiasi blocco navale o sanzione marittima guidata dagli Stati Uniti nel Pacifico.

Leggi anche…

Facciamo il punto