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Stretto di Hormuz, l’Europa si prepara alla missione navale
Cacciamine Rimini
© Ministero della Difesa
16 Giugno 2026

Stretto di Hormuz, l’Europa si prepara alla missione navale

Al G7 di Evian Trump annuncia che lo Stretto di Hormuz riaprirà completamente venerdì. L’Europa offre una missione navale di sminamento, l’Italia invia due cacciamine. Meloni incontra Trump dopo otto mesi: “Pronti a fare la nostra parte” con il via libera del Parlamento.

Al G7 di Evian-les-Bains la diplomazia internazionale ha incassato la prima vittoria concreta della giornata: l’annuncio della riapertura dello Stretto di Hormuz, prevista per venerdì 19 giugno. Il presidente americano Donald Trump lo ha confermato a margine del bilaterale con il padrone di casa francese Emmanuel Macron, sottolineando che il traffico mercantile nello snodo strategico per il petrolio mondiale è già parzialmente ripreso e che entro pochi giorni tornerà alla normalità.

L’annuncio arriva il giorno dopo la firma digitale del memorandum d’intesa tra Washington e Teheran, sottoscritto domenica dal presidente Trump, dal vicepresidente JD Vance e dal capo negoziatore iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf. Il testo, che porta il nome informale di “Memorandum di Islamabad”, dovrebbe essere reso pubblico nei prossimi giorni, mentre la cerimonia ufficiale di firma è fissata per venerdì a Ginevra. L’intesa pone fine, almeno sul piano formale, a un conflitto che ha tenuto sotto tensione il Medio Oriente per oltre cento giorni.

La diplomazia delle navi

Se la cornice politica dell’accordo appare definita, restano da chiarire i dettagli operativi della sicurezza marittima. Macron ha confermato che Francia e Regno Unito sono pronte a guidare una missione navale internazionale per liberare lo Stretto dalle mine residue, con il sostegno di Italia, Germania e Paesi Bassi. La cosiddetta “coalizione dei Volenterosi” può contare su cinque navi già nell’area e su una disponibilità complessiva che potrebbe arrivare a dodici unità, per un’operazione di sminamento che gli esperti stimano richiederà non meno di sei mesi.

L’Italia ha già inviato due cacciamine, il Rimini e il Crotone, attualmente in attesa nella base di Gibuti, pronti a raggiungere l’area in cinque giorni di navigazione una volta ricevuto il via libera. La premier Giorgia Meloni ha confermato la disponibilità italiana con una formula misurata: “Siamo pronti, insieme agli altri partner e fermo restando la necessaria autorizzazione parlamentare, a contribuire a una presenza navale internazionale per accompagnare la piena riapertura dello Stretto”. Due le condizioni poste da Roma perché la missione possa concretizzarsi, il cessate il fuoco duraturo e il voto delle Camere, passaggio che il governo ritiene necessario data la cautela dell’opinione pubblica italiana verso un conflitto innescato dagli Stati Uniti.

Trump frena, l’Europa si offre

Sul fronte del contributo internazionale, Trump ha mantenuto una posizione più defilata rispetto agli alleati europei. “Non credo che avremo bisogno di molto aiuto”, ha dichiarato il presidente americano rispondendo ai giornalisti proprio davanti a Macron, pur concedendo che la presenza di una o due navi di alcuni paesi non sarebbe “una cattiva idea”. Diversa la postura francese, con Macron che ha offerto la portaerei Charles de Gaulle, potenzialmente operativa nello Stretto entro due o tre giorni, oltre a cacciatorpediniere di sorveglianza già nella regione.

Tra le incognite che la coalizione dovrà sciogliere prima di avviare le operazioni di sminamento figurano il via libera dei rispettivi parlamenti nazionali, l’accordo con Teheran sui termini concreti dell’intervento e la questione, ancora aperta, dei costi di gestione del passaggio nello Stretto. Su questo punto le interpretazioni divergono, gli americani sostengono che la tassa di transito sia sospesa per i sessanta giorni del negoziato tecnico, mentre fonti iraniane lasciano intendere che il tema dei pedaggi resti tutt’altro che chiuso.

Il disgelo tra Meloni e Trump

Il vertice di Evian ha segnato anche un momento politico significativo per i rapporti italo-americani. Meloni e Trump si sono incontrati di persona per la prima volta dopo oltre otto mesi, da quando, lo scorso 13 ottobre, si erano stretti la mano al vertice per la pace di Sharm el-Sheikh. Da allora i contatti erano proseguiti solo per via telefonica o in videochiamata, in un rapporto che diverse fonti diplomatiche italiane avevano definito altalenante, soprattutto dopo le critiche di Trump sulla presunta riluttanza italiana a sostenere militarmente gli Stati Uniti nella crisi iraniana. Ieri sera, a margine dell’arrivo dei leader a Evian, i due si sono scambiati battute distese, in quello che diverse fonti della delegazione italiana hanno definito un segnale di disgelo. Meloni ha colto l’occasione per ribadire anche un altro punto fermo della linea italiana, la richiesta di un cessate il fuoco duraturo in Libano e il pieno rispetto della sovranità libanese, in un messaggio indiretto al governo israeliano.

Le incognite che restano

Nonostante l’euforia diplomatica e il crollo immediato dei prezzi del petrolio, diversi nodi rimangono irrisolti. Il programma missilistico iraniano e il sostegno di Teheran ai gruppi alleati nella regione restano fuori dal perimetro dell’accordo firmato. Israele, dal canto suo, ha fatto sapere attraverso il primo ministro Benjamin Netanyahu che “la lotta non è finita”, rivendicando il diritto a rispondere a eventuali nuovi attacchi di Hezbollah. Sul tavolo resta inoltre la situazione del Libano, dove l’offensiva israeliana non si arresta e dove la missione Unifil, di cui Italia e Francia sono tra i principali contributori, scade in meno di tre mesi.

I prossimi sessanta giorni di negoziati tecnici, durante i quali dovrebbero essere definiti i dettagli sul nucleare iraniano e sul percorso di revoca delle sanzioni, diranno se il memorandum siglato a Evian si trasformerà in un accordo strutturale per la stabilità della regione o resterà, come temono alcuni osservatori europei, un’intesa fragile esposta a nuove tensioni.

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