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WAIC 2026, Xi Jinping lancia l’alleanza globale per l’IA e sfida il dominio USA
© Imegoeconomica
17 Luglio 2026

WAIC 2026, Xi Jinping lancia l’alleanza globale per l’IA e sfida il dominio USA

Al via a Shanghai il forum più importante dell’Asia dedicato all’intelligenza artificiale, dove il leader cinese sfida il monopolio tech statunitense. Tra super-chip Huawei e robotica, la Cina accelera sull’autosufficienza hardware e mette in luce il profondo divario con un’Europa ferma al ruolo di arbitro regolatorio.

“Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale non dovrebbe essere l’esibizione solitaria di un singolo Paese, ma una sinfonia di cooperazione internazionale”. Il presidente cinese Xi Jinping sceglie queste parole per aprire a Shanghai la WAIC 2026, World Artificial Intelligence Conference, dedicata alle nuove tecnologie e all’IA, diventata ormai un punto di riferimento per l’intero ecosistema tecnologico asiatico e che si protrarrà fino al 20 luglio. Il messaggio del leader è molto chiaro e ha l’obiettivo di scardinare la spinta egemonica degli Stati Uniti. Xi ha lanciato infatti un appello per un’IA che non diventi monopolio di una sola nazione, opponendosi con fermezza alla tendenza occidentale di “estendere eccessivamente il concetto di sicurezza nazionale” al fine di bloccare l’export di chip e tecnologie sensibili verso Pechino. La cooperazione scientifica, nella visione cinese, deve superare le barriere protezionistiche per evitare che si creino nuove e profonde ingiustizie storiche tra il Nord e il Sud del mondo.

Gli ospiti e la WAICO

Mentre Washington e Pechino si preparano ai primi storici negoziati bilaterali sul tema sotto la nuova amministrazione Trump, la Cina ha deciso di giocare d’anticipo. Sfruttando la presenza di ospiti internazionali di altissimo livello, tra cui il Segretario Generale dell’ONU Antonio Guterres, il presidente kazako Kassym-Jomart Tokayev e il primo ministro thailandese Anutin Charnvirakul, il governo cinese ha ufficializzato a Shanghai la nascita della WAICO (World AI Cooperation Organisation). 29 Paesi firmatari che vanno a formare un’organizzazione alternativa alla Pax Silica a trazione statunitense. Il piano di Xi è mettere a disposizione delle economie emergenti dell’ASEAN, dei Paesi africani e latinoamericani le tecnologie cinesi per lo sviluppo locale, con la creazione di centri di formazione congiunti e con l’offerta di un’alternativa concreta ai sistemi proprietari ed esosi delle big tech statunitensi.

Anche perché poi in realtà la Cina così facendo, “controlla” in qualche modo questi Paesi sui quali investe. Facciamo un esempio con le Isole Comore: Pechino investe pesantemente nella costruzione delle infrastrutture locali con la CCCC, China Communications Construction Company. Crea tanti posti di lavoro e si assicura l’amicizia di questi Stati.

Il cambio di paradigma

Sul fronte tecnologico, il WAIC 2026 segna un punto di svolta: il passaggio dall’era dei classici chatbot digitali a quella degli agenti IA e dell’intelligenza incarnata (embodied intelligence). La risposta della Cina alle sanzioni statunitensi sui semiconduttori avanzati è duplice. Da un lato, l’ecosistema cinese sta dominando il rilascio di modelli a codice aperto. Ne è una prova tangibile il debutto a Shanghai di Kimi K3 da parte della startup Moonshot AI, incoronato come il più grande modello open-weight al mondo per numero di parametri, rilasciato proprio nel momento in cui il governo statunitense ha limitato l’esportazione dei modelli di frontiera di Anthropic. Dall’altro, la Cina mette in mostra la sua autosufficienza infrastrutturale hardware. La fiera di quest’anno ha come protagonista il Huawei Ascend 950 Supernode, un super-cluster di calcolo intelligente progettato per addestrare e far girare modelli complessi senza dipendere dai chip di Nvidia. Questa potenza di calcolo viene riversata direttamente nell’economia reale: robot umanoidi avanzati come quelli di AgiBot non ballano più solo sul palco, ma vengono mostrati mentre lavorano attivamente nelle catene di montaggio industriali e automatizzano manifattura e logistica.

L’Europa è indietro anni luce

In questa corsa a due tra Washington e Pechino, l’Europa appare sempre più distante e relegata a un ruolo di spettatore regolatorio. Se l’approccio europeo si concentra quasi esclusivamente sulla limitazione dei rischi, sulla tutela della privacy e sull’applicazione di severe normative di compliance (come il pionieristico AI Act), la Cina al WAIC propone una sintesi nettamente diversa.

Sebbene lo stesso Xi Jinping abbia speso parole importanti sulla sicurezza, chiedendo per la prima volta che i sistemi rimangano tassativamente sotto il controllo umano e invocando meccanismi di allerta precoce per evitare scenari di perdita di controllo, la strategia di Pechino non rallenta lo sviluppo. Al contrario, unisce una rigorosa governance statale a investimenti infrastrutturali massicci orientati alla produttività.

Il divario tra Bruxelles e Pechino è innanzitutto di scala e di visione: mentre l’Europa regolamenta un mercato di cui non possiede le infrastrutture hardware e i server fisici, la Cina e gli Stati Uniti continuano a costruire i presupposti tecnologici per dominare i prossimi decenni. Shanghai lo dimostra chiaramente: chi controlla l’hardware, i supercomputer e la catena di fornitura dei robot industriali possiede anche la forza politica per scrivere le regole del gioco globale.

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