
Fibra ottica, il filo invisibile che cambia il paese
Siamo abituati a pensare a internet come a qualcosa di astratto, che viaggia nell’aria. In realtà viaggia alla velocità della luce, sottoterra, dentro fili di vetro grandi come un capello: questa è la fibra ottica FTTH (Fiber To The Home). Un mezzo di trasmissione costituito da moltissimi filamenti di vetro o polimeri plastici, che trasportano i dati tramite impulsi luminosi. È la tecnologia più usata per offrire connessioni Internet domestiche veloci e stabili. È ben diversa dalla tecnologia FTTC (Fiber To The Cabinet) che porta la fibra ottica fino all’armadio in strada, mentre l’ultimo tratto verso casa usa il vecchio cavo in rame.
Sicilia leader nella fibra ottica
In Italia è disponibile per oltre tre quarti delle famiglie italiane, con cantieri aperti in tutto il territorio. Nonostante questo, però, la Corte dei conti ha fatto notare qualcosa che non torna, con la delibera n. 71/2025: a fine ottobre 2025 le unità immobiliari in fase di collaudo erano circa 3 milioni su un target di 4,4 milioni. Più di 632 mila sono ancora in fase di lavorazione: i territori rimasti sono quelli situati in zone isolate, dove costruire ogni metro di fibra ha un costo superiore alla media e dove i permessi richiedono tempi di attesa lunghi.
Il quadro più completo ce lo restituisce il rapporto Agcom sulla connettività relativo al quarto trimestre del 2025. Il 93,21% dei comuni italiani è coperto dalla fibra, ma di questi solo il 77,19% delle famiglie italiane può potenzialmente accedere alla fibra ottica FTTH. Secondo la Broadband Map Agcom alcune regioni restano più indietro di altre: 8 regioni sono oltre la media nazionale, mentre le restanti 12 sono al di sotto, con la Sicilia che conquista il primo posto con l’89,06% di copertura e la Valle d’Aosta che raggiunge l’ultimo posto con il 58,63%. La grande differenza è dovuta principalmente alla conformazione del territorio.
La fibra c’è ma non si usa
Come abbiamo detto, la fibra ottica FTTH è disponibile per il 77% delle famiglie, ma a utilizzarla è solo una famiglia su tre. Le linee attive sono cresciute dal 2021, ma la percentuale di utilizzo rimane bassa, circa il 30% degli accessi italiani a internet fisso avviene tramite FTTH. Le ragioni dietro questo divario sono diverse, primo fra tutti un deficit informativo, molti infatti non conoscono la differenza tra FTTH e FTTC, non capendo perché valga la pena cambiare se la connessione attuale è sufficiente. Il secondo motivo è il sempre più crescente utilizzo dello smartphone per qualsiasi operazione: dal guardare una serie tv in streaming al pagamento delle bollette. Infine, il fattore costo: se una connessione stabile costa 10 euro in più al mese, molti utenti preferiscono rimanere dove sono.
Le zone grigie e la soluzione “Piano Italia 1 Giga”
Il Piano Italia 1 Giga è l’intervento pubblico più grande nel settore delle telecomunicazioni. Finanziato con i fondi del PNRR (3,8 miliardi di euro) si pone un obiettivo preciso: portare la connessione 1 Gbit/s di download nelle zone grigie, quei luoghi dove gli investitori privati non trovano interesse nel costruire. Il piano copre 8,3 milioni di unità immobiliari, di cui 6,3 milioni da connettere in fibra FTTH, mentre i restanti in Fixed Wireless Access (FWA), una tecnologia che porta internet a banda ultra larga (BUL) tramite i ripetitori radio. I due operatori a essersi aggiudicati i lavori sono Open Fiber e FiberCop.
I leader nella fibra, Open Fiber e FiberCop
Open Fiber S.p.A. nasce nel 2015 (in origine chiamata Enel Open Fiber), è una società italiana attiva come operatore wholesale only, un operatore che rivende all’ingrosso a diversi operatori telefonici. Il 4 agosto 2021 Enel sottoscrisse l’accordo per la cessione della propria partecipazione del 50% in Open Fiber: 40% a Macquarie e 10% a CDP Equity. FiberCop nasce nel 2021 come società separata, controllata in maggioranza da TIM. A oggi è controllata da un consorzio di società guidato da KKR, che ne detiene le quote di maggioranza, insieme al MEF, al fondo F2i e ad altri investitori.
Le due aziende procedono a ritmi diversi, FiberCop è più vicina agli obiettivi prefissati rispetto a Open Fiber, questo è dovuto, però, al diverso perimetro di intervento: la prima ha un target di 1,33 milioni di civici, la seconda 2,2 milioni. L’ex società di Enel ha connesso un numero di civici più elevato, ad aprile 2026 ha realizzato 37,985 chilometri di infrastruttura, connettendo 1.239 milioni di civici in FTTH. FiberCop, invece, ha posato circa 28 milioni di chilometri di fibra ottica, pari a più di 700 volte la circonferenza della Terra, e dispone di una copertura a banda ultralarga che arriva a toccare oltre il 96% delle linee attive, dato che include sia la tecnologia FTTH sia quella FTTC (Fiber To the Cabinet).
Fiber Switch On: l’accesso al futuro è adesso
I recenti studi condotti da Deloitte, Luiss e Politecnico di Torino sottolineano l’importanza dell’utilizzo di questa tecnologia su più fronti: economico, occupazionale e sostenibile.
Deloitte ha condotto lo studio sull’impatto occupazionale ed economico dell’utilizzo della fibra FTTH, evidenziando come finora ogni euro speso nella sua costruzione abbia generato 4,4 euro di PIL. Il numero è dato dalla somma di due velocità: la costruzione dell’infrastruttura che vale 1,1 euro di PIL per euro investito e l’utilizzo di rete, che ne aggiunge 3,3. Tradotto in numeri reali lo studio ha evidenziato come ci siano 21,5 miliardi di contributo complessivo al PIL nelle aree bianche. L’impatto positivo si è riversato anche sul fronte occupazionale: sono stati generati oltre 343 mila posti di lavoro complessivi.
Lo studio condotto dalla Luiss è sul paradosso italiano. Ha notato che chi utilizza la fibra FTTH percepisce una produttività superiore, rispetto a chi non la utilizza, e una qualità della vita che cambia radicalmente.
Il Politecnico di Torino si è occupato dello studio sulla sostenibilità, evidenziando come passare da una rete a rame a una full-fiber ridurrebbe i consumi energetici delle reti di accesso dell’86%: da circa 551 GWh l’anno a 77.




