
Su cento tonnellate di merci, novantadue viaggiano in camion
Sono bastati pochi giorni di presidi agli svincoli e davanti ai depositi perché in mezzo Sud gli scaffali dei supermercati si svuotassero e i distributori restassero a secco. Non è stato un caso: l’Italia è un Paese che si muove quasi per intero su gomma. Secondo l’ultima rilevazione dell’ISTAT, nel 2024 il trasporto terrestre di merci ha raggiunto 1.205 milioni di tonnellate, e di queste il 92,1% ha viaggiato su strada e appena il 7,9% su ferrovia. Se si guarda solo al traffico interno, la quota dei camion sale al 96,8%. Anche misurando le distanze percorse, in tonnellate per chilometro, la strada copre l’86,9% del totale.
Due velocità
Negli ultimi dieci anni la distanza tra i due sistemi si è allargata e, mentre il trasporto stradale dei vettori italiani ha toccato 152,7 miliardi di tonnellate-chilometro, il 5,2% in più rispetto al 2023 e quasi il 30% in più rispetto al 2014, nello stesso periodo la ferrovia è cresciuta solo del 13,8%, fermandosi a 22,9 miliardi. I treni lavorano soprattutto sui collegamenti con l’estero, che valgono oltre sei tonnellate su dieci del traffico ferroviario, mentre per le consegne dentro i confini il camion non ha rivali. In Europa l’Italia è la quarta per tonnellate-chilometro su ferro, con il 6,1% del totale dell’Unione, lontanissima dal 33,6% della Germania.
Le strade del Nord
La mappa dei flussi ricalca quella della produzione quindi il Nord, che genera il 56,4% del prodotto interno lordo, è all’origine di circa l’82% delle merci su ferrovia e del 68,2% di quelle su strada. Le relazioni più trafficate sono tutte nel quadrilatero padano, con i 21,5 milioni di tonnellate tra Lombardia ed Emilia Romagna in testa, seguiti dai flussi tra Piemonte e Lombardia e tra Veneto e Lombardia. Quasi due terzi del trasporto su gomma, il 64,4%, non esce nemmeno dalla regione di partenza. Anche il ferro si concentra al Nord. Ad esempio, Verona da sola ha movimentato 14.600 treni, quasi il 28% del totale nazionale, e insieme a Padova e Novara gestisce circa la metà del traffico ferroviario degli interporti. Verso l’Europa i valichi alpini raccontano due modelli opposti. Secondo l’Ufficio federale di statistica svizzero, nel 2024 il treno ha trasportato il 70% delle merci che attraversano le Alpi svizzere, mentre in Austria, dove passa il Brennero, si è fermato al 26%.
Il Mezzogiorno senza binari
Al Sud la dipendenza dai camion è quasi totale e, dei 24 interporti italiani, solo quattro si trovano nel Mezzogiorno: a Nola, Maddaloni Marcianise, Bari e Catania; il primo scalo meridionale per treni movimentati, l’Interporto Sud Europa di Marcianise, si ferma a 4.000 convogli. Pesa senz’altro lo stato della rete dato che su 16.832 chilometri di linee in esercizio, ricorda una memoria della Uiltrasporti presentata alla Camera, 9.098 sono a binario unico e 4.627 non sono elettrificati, e nel Mezzogiorno le linee ad alta velocità e alta capacità sono appena 181 chilometri, il 12% del totale nazionale. Le merci che arrivano via mare, nei 510,8 milioni di tonnellate movimentate nel 2025 dai porti italiani secondo Assoporti, comprendono 122 milioni di tonnellate di rotabili, cioè camion e semirimorchi imbarcati sui traghetti. Ma una volta in banchina l’ultimo tratto si fa quasi sempre su strada. Il PNRR ha destinato 3,85 miliardi alle ferrovie del Sud, tra cui la Napoli Bari e la nuova linea verso Reggio Calabria e il porto di Gioia Tauro.
Il paradosso dei cantieri
Proprio i lavori finanziati dal PNRR, nel breve periodo, stanno togliendo spazio ai treni merci. Secondo Fermerci, l’associazione delle imprese del trasporto ferroviario di merci, i volumi sono scesi da 53,8 milioni di treni-chilometro nel 2021 a 49,4 nel 2025, con un calo del 3,5% nell’ultimo anno, il terzo consecutivo. Nel primo semestre del 2026 la perdita è stata dell’8,1%. “Siamo di fronte a un dato che supera ogni attesa”, ha commentato il presidente Clemente Carta, che già a maggio aveva avvertito che senza nuove risorse “i danni saranno irreversibili”. L’obiettivo europeo sarebbe spostare entro il 2030 almeno il 30% delle merci che viaggiano oltre i 300 chilometri dalla strada al treno o alle vie d’acqua, ma una settimana di blocchi ha mostrato quanto l’Italia ne sia ancora lontana.




