
Sensori, la tecnologia LPWA di EIT Smart
Il mondo dei sensori si evolve e non potrebbe essere altrimenti. EIT Smart utilizza una tecnologia di comunicazione LPWA, ovvero Low Power and Wide Area, che permette la raccolta ridondata del dato anche in zone remote e la creazione di soluzioni di monitoraggio infrastrutturale statico di nuova generazione, economiche e pratiche. In questa intervista l’ingegnere Alessandro Cremonini, SVP Sales and Marketing di EIT Smart, entra nei dettagli e ci spiega le strategie dei loro sensori e la loro obsolescenza.
Entriamo nel dettaglio della per quanto riguarda la vostra tecnologia, ovvero la LPWA.
Dal punto di vista tecnico l’acronimo LPWA significa Low Power Wide Area. All’interno di questa famiglia ci sono differenti tecnologie, fra cui Lora, Nb-Iot e la 0G Sigfox, che é quella che EIT Smart utilizza per la rete nazionale di comunicazione e che integra nelle sue soluzioni IoT.
I vantaggi sono molteplici: la possibilità di raccogliere il dato anche in zone remote dove la rete cellulare non arriva e la ridondanza nella ricezione dello stesso. Questa tecnologia funziona in modo “broadcast”, ovvero al verificarsi di un evento il sensore invia un messaggio e tutte le antenne raggiungibili lo recuperano e lo processano. Infine, il principale vantaggio é che questa tecnologia diviene “abilitante” per una gamma di soluzioni IoT di monitoraggio statico, di nuova generazione, economiche, molto facili da installare ed alimentate a batteria e pannello solare.
Passiamo al tema Smart Mobility. Voi state andando oltre il monitoraggio strutturale: in che modo state trasformando il concetto di strada da semplice asfalto ad asset intelligente per la mobilità del futuro?
Noi stiamo portando avanti dei test con partner e gestori di tratti autostradali/stradali, principalmente su due temi: il primo è quello relativo alla sensoristica che permette di rendere i guardrail intelligenti (sensori che inviano un alert in caso di impatto) ed il secondo riguarda i sensori di rilevamento di contromano (luci e sensori ad infrarossi che avvisano il conducente del mezzo ed allertano la centrale operativa del gestore stradale). Infine, un’ultima novità che stiamo promuovendo sono delle “celle di carico intelligenti”, che permettono di misurare costantemente ed in tempo reale la forza di fissaggio dei guardrail e delle barriere antirumore.
Oltre al comparto stradale, quali sono gli altri settori dove applicate le vostre tecnologie dei sensori?
La tecnologia è detta “orizzontale”, quindi i campi applicativi sono molteplici e il principale è la sicurezza, che va dalla sicurezza dell’abitazione alla sicurezza dei mezzi. Noi offriamo una soluzione di trasmissione di dati di backup per alcuni dei principali produttori di allarmi, data la forte resistenza alle interferenze del protocollo di comunicazione, dei “tracker” che monitorano la posizione e il percorso dei mezzi e asset di un’azienda e anche soluzioni di energy management per rilevare i consumi elettrici.
Oltre a questi settori, noi siamo presenti parecchio anche nella smart agricolture, con una sensoristica nuova che va dal monitoraggio dell’umidità del suolo alla gestione dell’irrigazione, a quello delle condizioni atmosferiche fino all’accrescimento dei frutti.
Come bilanciate l’impatto del consumo energetico e la sostenibilità delle reti con la necessità di garantire durata e consolidamento dei processi nella gestione dei dati trasmessi e ricevuti?
Fin dalla sua creazione, la tecnologia 0G Sigfox è stata progettata per garantire un consumo energetico estremamente ridotto, sia a livello di rete sia a livello di dispositivi e sensori, consentendo un significativo risparmio di energia. I sensori sono alimentati a batteria con un’autonomia pluriennale, mentre la rete opera prevalentemente in modalità di ascolto. Inoltre, le potenze di trasmissione utilizzate da entrambi sono estremamente contenute. Queste caratteristiche si traducono non solo in una maggiore efficienza energetica, ma anche in un impatto elettromagnetico molto limitato.
Tutto ciò rende la tecnologia 0G Sigfox uno dei sistemi più efficaci ed efficienti per l’acquisizione e la trasmissione dei dati.
Chiudiamo con il tema dell’obsolescenza. I vostri sensori nel concreto quanto durano? C’è la possibilità che possano diventare dei “rifiuti tecnologici” in poco tempo? In che modo gli si può allungare la vita? Dipende solo dalla progettazione o dalla tecnologia? Spieghi in che percentuale possiamo collocarle.
I sensori sono progettati per garantire una lunga vita operativa, spesso senza necessità di sostituzione della batteria per molti anni. Si va da dispositivi con autonomie garantite superiori ai dieci anni, come nel caso dei contatori d’acqua, fino a soluzioni destinate ai settori infrastrutturale e agricolo, che possono operare per cinque anni o più. La durata effettiva dipende principalmente dalla frequenza di trasmissione dei dati e dall’eventuale integrazione di piccoli pannelli fotovoltaici per la ricarica delle batterie.
Operando nel mercato B2B, molto meno soggetto all’obsolescenza tecnologica rispetto al mercato consumer, non esiste la necessità di sostituire i dispositivi ogni due o tre anni, come spesso avviene per l’elettronica di largo consumo. Finché il sensore continua a svolgere la propria funzione, raccogliere e trasmettere dati in modo accurato, affidabile e continuativo nel tempo, non vi è alcuna ragione tecnica per sostituirlo. Questo consente di estendere significativamente il ciclo di vita delle soluzioni installate, con evidenti benefici economici e ambientali.






