
L’AI europea comincia in miniera
Il dibattito sulla sovranità digitale europea si concentra quasi sempre su chip, modelli e cloud. C’è però un livello precedente, molto più concreto: le materie prime necessarie per costruire l’infrastruttura dell’intelligenza artificiale. Ogni data center richiede chilometri di cavi in rame, magneti a base di terre rare, batterie al litio e al cobalto per l’alimentazione di emergenza e una lunga catena industriale capace di trasformare questi materiali in componenti tecnologici. La produzione mineraria globale di rame ha raggiunto circa 24 milioni di tonnellate nel 2025. Alcune terre rare pesanti, invece, vengono estratte in quantità molto più ridotte. Proprio questi volumi limitati possono diventare strategici quando estrazione e lavorazione sono concentrate in pochi paesi.
Il modello cinese
Il caso più evidente è la Cina. La sua forza riguarda soprattutto le fasi successive all’estrazione: raffinazione, separazione e trasformazione. Pechino controlla circa il 90% della raffinazione delle terre rare e circa il 94% della produzione mondiale di magneti permanenti. Nel 2025 ha inoltre introdotto controlli sulle esportazioni di sette categorie di terre rare e mantiene restrizioni su altri minerali strategici, dall’antimonio al tungsteno. Le conseguenze si sono riflesse sulle catene di approvvigionamento internazionali. Per l’Europa il problema riguarda quindi l’intera filiera. Una miniera fuori dalla Cina non garantisce automaticamente un approvvigionamento indipendente se il materiale estratto deve poi essere raffinato o trasformato in impianti cinesi.
Il Critical Raw Materials Act
Bruxelles ha provato a intervenire con il Critical Raw Materials Act, in vigore dal maggio 2024, fissando obiettivi per il 2030. Almeno il 10% del fabbisogno annuo europeo di materie prime strategiche dovrà essere coperto dall’estrazione interna, il 40% dalla lavorazione e il 25% dal riciclo. Per ciascuna materia prima strategica, inoltre, non più del 65% del consumo europeo annuo potrà dipendere da un singolo paese terzo in una fase rilevante della lavorazione.
Il regolamento introduce anche i progetti strategici, pensati per accelerare autorizzazioni e accesso ai finanziamenti. Nel dicembre 2025 la Commissione ha aggiunto RESourceEU, un piano per rafforzare gli approvvigionamenti, aggregare la domanda europea e accelerare gli investimenti. Per i dodici mesi successivi sono stati previsti circa 3 miliardi di euro di finanziamenti europei. Tra le filiere indicate come priorità immediate figurano i magneti permanenti in terre rare, le materie prime per le batterie e le materie prime per la difesa.
La distanza tra questi obiettivi e la capacità industriale europea resta significativa. La Corte dei conti europea ha rilevato che la diversificazione delle importazioni procede lentamente e che la capacità europea di lavorazione resta lontana dagli obiettivi fissati per il 2030. Anche il riciclo deve crescere rapidamente per ridurre la dipendenza dalle importazioni. Intanto la Cina conserva una posizione dominante nelle fasi di trasformazione di diverse materie prime strategiche.
Il CRM4Defence
L’Italia si sta muovendo soprattutto sul fronte del recupero. Tra i progetti figura CRM4Defence, promosso da Leonardo, che punta a recuperare e immettere nuovamente nella filiera materiali come titanio, alluminio e magnesio provenienti dai processi produttivi del gruppo. Il progetto coinvolge diversi siti industriali italiani e punta a sviluppare un modello di economia circolare applicabile alla filiera della difesa. È un passaggio importante perché sposta la discussione sulla sovranità tecnologica dal software alla capacità industriale.
L’importanza degli impianti
L’Europa può stabilire le regole per l’intelligenza artificiale, sostenere i propri modelli e costruire infrastrutture digitali. Ma ogni server, ogni sistema di raffreddamento e ogni rete elettrica richiedono materiali che arrivano da una catena globale molto più difficile da controllare. La partita dell’AI si gioca anche lì: nelle miniere, nelle raffinerie e negli impianti che trasformano un minerale in un componente tecnologico. Per l’Europa, la sovranità digitale passa quindi anche dalla capacità di sapere dove comincia la propria filiera industriale.


