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PNRR, scaduto il termine dei lavori. Tra rate incassate e cantieri ancora aperti, il bilancio di un Piano cambiato più volte
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30 Giugno 2026

PNRR, scaduto il termine dei lavori. Tra rate incassate e cantieri ancora aperti, il bilancio di un Piano cambiato più volte

Si chiude la fase di realizzazione fisica degli interventi. Incassati 166 dei 194,4 miliardi, ma la spesa effettiva si ferma al 58%. Bene digitalizzazione e tempi della burocrazia, indietro le infrastrutture
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Il 30 giugno 2026 segna il termine ufficiale per la conclusione fisica dei cantieri del PNRR, il programma da 194,4 miliardi che l’Italia ha ricevuto da Next Generation Eu, il maggiore tra i Paesi beneficiari dei circa 750 miliardi stanziati da Bruxelles. Non è però la parola fine: le amministrazioni hanno tempo fino al 31 agosto per caricare su ReGiS la documentazione finale, mentre la richiesta dell’ultima rata dovrà arrivare a Bruxelles entro il 30 settembre, con i bonifici attesi entro fine anno. La Legge n. 50 del 20 aprile 2026 ha fissato un termine unico al 30 giugno per tutti i lavori, imponendo l’aggiornamento mensile di ReGiS entro il 10 di ogni mese. Chi sforerà rischia conseguenze dirette: la riforma della Corte dei Conti, in vigore da gennaio, prevede sanzioni automatiche per i funzionari quando il ritardo supera il dieci per cento del termine previsto.

I numeri della spesa, letture diverse

L’Italia resta il primo beneficiario europeo del programma, con nove rate incassate per 166 miliardi, l’85% della dotazione, di cui circa 72 a fondo perduto e oltre 122 in prestiti agevolati. Sul fronte della spesa effettiva i dati sono più cauti. Secondo la Corte dei Conti, a fine febbraio la spesa rendicontata era di 113,5 miliardi, il 58% delle risorse, in miglioramento rispetto agli 83 miliardi di agosto 2025. Banca d’Italia, a fine 2025, parla di un 85% delle risorse assegnato e di un 54% effettivamente speso: poco meno di metà del Piano deve ancora dispiegare i suoi effetti. Il ministro Foti ha indicato cifre diverse, circa 120 miliardi certificati al 30 aprile, a cui si aggiungono 24 miliardi riallocati su strumenti finanziari come Cassa Depositi e Prestiti, che richiedono la sola attivazione entro la scadenza ma permetteranno di completare i programmi fino al 2029.

L’impatto sull’economia

Quanto ha pesato il PNRR sulla crescita italiana? Secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio, l’effetto cumulato sul PIL è stato finora di almeno 1,8 punti percentuali, circa 40 miliardi di crescita aggiuntiva in quattro anni e mezzo, con uno stimolo per il 2026 stimato in mezzo punto, su una crescita complessiva prevista dal governo dello 0,6%. È un risultato importante ma più contenuto delle previsioni ottimistiche circolate nel 2021, quando il Piano fu presentato come leva per una trasformazione strutturale dell’economia. Pesano su questo bilancio le revisioni concordate con Bruxelles, che hanno dirottato fondi verso misure più semplici, e alcuni investimenti meno efficaci del previsto, come i 6,3 miliardi destinati a Transizione 5.0.

Il nodo delle infrastrutture

Il quadro più critico riguarda i cantieri fisici di maggior valore. La Corte dei Conti, nel referto di maggio su dati ReGiS al 13 febbraio, ha esaminato oltre 122mila progetti di enti territoriali: poco più di 51mila risultavano conclusi, quasi 71mila ancora in corso, con 44,9 miliardi non ancora spesi. Secondo Openpolis sono 60 le misure con scadenza realmente perentoria al 30 giugno, per 96,4 miliardi su 45.506 progetti locali, di cui 60,4 coperti da fondi europei: a ridosso del termine i pagamenti erano fermi al 49%. Tra i cantieri più esposti, i nodi ferroviari metropolitani (6,5 miliardi), l’edilizia scolastica (4,9 miliardi) e le linee ad alta velocità verso il Nord Europa (4,6 miliardi). La Corte dei Conti ha sintetizzato il giudizio in una formula ricorrente: bene la digitalizzazione, male le infrastrutture. Pesano l’aumento dei costi delle materie prime dopo la guerra in Ucraina e i dazi americani, oltre alla carenza di personale tecnico nei piccoli Comuni, soprattutto al Sud.

La vera eredità, una burocrazia più veloce

Se sul fronte macroeconomico il bilancio resta misto, gli effetti sulla pubblica amministrazione appaiono più netti. Uno studio di Banca d’Italia ha verificato che le procedure agevolate del PNRR, con committenze centralizzate affidate a capoluoghi, regioni o allo Stato anziché ai singoli piccoli Comuni, hanno velocizzato l’affidamento degli appalti: i bandi del Piano hanno raggiunto una probabilità di aggiudicazione vicina al 90%, quasi venti punti in più rispetto a contratti analoghi non finanziati dal PNRR, con tempi inferiori del 19%. Anche l’Ufficio parlamentare di bilancio rileva segnali di maggiore concorrenzialità nelle procedure non finanziate dal Piano, tra le amministrazioni che hanno completato almeno un progetto dedicato all’efficienza amministrativa. Effetti misurabili si registrano sui tempi di pagamento della PA, scesi dai 43,4 giorni del 2019 ai 27,2 del 2025, e sulla giustizia, dove l’arretrato civile e penale risulta smaltito per il 95% rispetto al 2019, con una riduzione della durata dei processi civili del 27,5% e di quelli penali di quasi il 38%.

La decima rata e l’ultimo miglio

Resta sul tavolo la decima e ultima rata, da 28,4 miliardi, legata a 159 obiettivi: oltre settanta dovrebbero essere centrati entro giugno, i restanti entro agosto. Per i progetti non ultimati sono ammesse lavorazioni residuali per un massimo di sessanta giorni, superati i quali scatta il rischio di restituzione dei fondi. Il Piano non è più quello approvato nel 2021: ha subito numerose revisioni, con misure ridimensionate, cancellate o trasferite su altri strumenti nazionali. Il bilancio, a pochi giorni dalla chiusura, resta dunque a due facce: un impatto economico reale ma inferiore alle attese iniziali, e un’eredità amministrativa, fatta di procedure più rapide e riforme a lungo rinviate, che diversi osservatori indicano come il risultato più solido dell’intera operazione.
 

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