
Spionaggio per la Russia, arrestati due ex agenti dei servizi segreti italiani
Due ex agenti appartenenti ai servizi segreti italiani sono stati arrestati a Roma con l’accusa di spionaggio in favore della Russia e accesso abusivo a sistemi informatici. Un’operazione di controspionaggio che ha indubbiamente scosso i vertici della sicurezza nazionale. L’indagine, condotta dai carabinieri del Ros sotto il coordinamento della Procura ordinaria e di quella militare della Capitale, ha svelato una fitta rete sotterranea volta a trasferire segreti di Stato e dati industriali della difesa a emissari di Mosca.
Sette indagati
Il cuore dell’inchiesta gravita attorno a Gavino Raoul Piras, 59enne originario di Sassari, ex sottufficiale dei carabinieri, che è stato arrestato insieme a un altro ex agente. Entrambi non erano più operativi, uno dal 2012, l’altro dal 2013, anche se nonostante il periodo di non attività i due sarebbero riusciti a mantenere o a riattivare agganci strategici. Il registro degli indagati conta complessivamente sette nomi. A fare tremare i palazzi della Difesa è soprattuttola posizione di altre cinque persone iscritte nel fascicolo, quattro delle quali sono militari attualmente in servizio attivo, impiegati in ruoli caratterizzati da un alto livello di riservatezza. Secondo l’impianto accusatorio, questi ultimi avrebbero agito come “fonti” interne per il procacciamento delle informazioni sensibili.
L’intuizione dell’AISI
L’intera operazione nasce da un’intuizione investigativa dell’AISI (Agenzia informazioni e sicurezza interna). L’intelligence italiana, dopo aver monitorato i movimenti di sospetti agenti stranieri sul territorio nazionale, ha scoperto già lo scorso anno che i servizi segreti russi, in particolare il GRU, l’intelligence militare del Cremlino, erano riusciti a reclutare l’ex agente italiano. Il meccanismo era sostanzialmente quello della Guerra Fredda, ma aggiornato alle tecnologie digitali: passaggi di denaro in cambio di file blindati. Le mire del Cremlino si concentravano in particolare sulla produzione industriale italiana nel settore della difesa e sui segreti militari d’alto livello, inclusi i nominativi di agenti sul campo e personale operativo del ROS. L’interlocutore diretto del cinquantanovenne era un presunto funzionario dei servizi russi presente a Roma sotto copertura diplomatica. L’uomo gode dell’immunità diplomatica, motivo per cui è rimasto al riparo dai provvedimenti restrittivi eseguiti dal ROS con il supporto del GIS (Gruppo Intervento Speciale).
I reati che vengono contestati ai due ex agenti sono gravissimi: spionaggio di notizie top secret, rivelazione di segreti e accesso abusivo a sistemi informatici o telematici. Per i cinque militari a piede libero si ipotizzano invece il procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato e lo spionaggio politico-militare.
Le parole di Crosetto
Il blitz ha innescato un’immediata reazione politica ai massimi livelli. Il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha commentato duramente l’accaduto esprimendo forte vicinanza agli inquirenti: “Non può esserci alcuna tolleranza, a maggior ragione quando sono coinvolti soggetti con ruoli di responsabilità, nei confronti di chi compromette o mette a rischio la sicurezza della Repubblica. La tutela della sicurezza nazionale, delle informazioni classificate e delle istituzioni rappresenta un interesse primario dello Stato e non ammette alcuna forma di cedimento”. Il ministro ha inoltre confermato di aver già disposto che l’amministrazione della Difesa assicuri la massima collaborazione alle autorità giudiziarie ordinaria e militare per fare totale chiarezza, annunciando “ogni ulteriore iniziativa per salvaguardare l’integrità delle proprie strutture”.
Il fascicolo si sdoppia
L’inchiesta, partita ufficialmente nel maggio del 2025, si è sviluppata per mesi attraverso pedinamenti, intercettazioni e perquisizioni informatiche sui server e sui dispositivi in uso agli indagati. Ora il fascicolo viaggia su un doppio binario parallelo: la Procura ordinaria di Roma, con le indagini coordinate dal sostituto procuratore Lucia Lotti, e la Procura Militare, guidata dall’aggiunto Antonella Masala e dal pm Enrico Peluso. Nelle prossime ore è atteso l’inizio degli interrogatori di garanzia, mentre gli analisti dell’intelligence italiana stanno già quantificando l’esatta entità del danno e la profondità dei dati effettivamente trasmessi oltre cortina.




