
Il bombardamento più pesante a Kiev dall’inizio della guerra
30 morti, decine di feriti gravi e quartieri di Kiev distrutti. Dallo scoppio della guerra tra Russia e Ucraina, il raid russo che ha attaccato la capitale nelle prime ore del 2 luglio è il più pesante attacco dall’inizio dell’invasione russa. Catalogato così dalle autorità locali, l’offensiva di Mosca ha raso al suolo zone intere di Kiev, dove oggi è stato proclamato il lutto cittadino. Una pioggia di missili di precisione e di 500 droni ad ala fissa. Nel centro storico, nel quartiere Shevchenkivsky, le fiamme hanno letteralmente avvolto palazzi residenziali di oltre 20 metri. Sventrato parzialmente anche un pronto soccorso, in cui cinque operatori sanitari sono rimasti feriti, tra cui un paramedico in condizioni gravissime. Oltre all’oblast di Kiev, gli attacchi si sono concentrati anche nella regione di Sumy; un drone suicida ha centrato in pieno un condominio e ha provocato la morte di quattro persone, tra cui una bambina di nemmeno due anni.
La risposta agli attacchi ucraini alle raffinerie
Questi bombardamenti però non sono casuali, ma la diretta risposta russa alle controffensive ucraine che hanno colpito il cuore del Cremlino: gli attacchi alle raffinerie dei giorni scorsi. L’Ucraina, da quando ha potenziato il suo arsenale, sta puntando a colpire Mosca nel posto in cui fa più male. Il ministro della Difesa russo Andrej Belousov, ha voluto giustificare l’operazione e ha parlato di un “attacco di ritorsione di precisione a lungo raggio necessario”, in risposta alle incursioni ucraine contro le infrastrutture civili e i depositi energetici nel territorio russo. Il Cremlino inoltre ha dichiarato di aver preso di mira volutamente, e colpito, l’azienda elettronica “Radioniks”, impianto di massima importanza per la produzione di sistemi di guida missilistica terrestre, oltre a infrastrutture aeroportuali e logistiche dislocate a Dnipropetrovsk, Poltava e Chernihiv.
La reazione ucraina
La reazione dell’esercito ucraino non si è fatta attendere e ha scatenato una controffensiva con droni a corto e lungo raggio, che sono stati però intercettati in gran parte dalla contraerea russa, circa 155 al confine e in Crimea. Alcuni però in Russia ci sono arrivati e hanno inflitto colpi strutturali pesanti; a Kstovo, nell’oblast di Nizhny Novgorod, un drone ha colpito la raffineria Lukoil e ha provocato un vasto incendio, che ha fortemente danneggiato uno degli hub petroliferi più importanti per il sostentamento energetico russo.
I raid che hanno danneggiato Kiev però non hanno propriamente colto impreparata l’intelligence. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, avvisato dagli 007 europei di un imminente attacco, ha interrotto immediatamente la sua visita in Irlanda per tornare in patria. Una volta rientrato, si è rivolto duramente nei confronti degli USA, chiedendo un cambio di passo immediato nelle forniture militari degli alleati: “Gli Stati Uniti ci permettano di produrre i sistemi Patriot direttamente sul nostro territorio per difenderci”.
Nuove elezioni?
Le tensioni però non sono solamente esterne. È vero che l’attacco a Kiev è la notizia del giorno in Ucraina e non potrebbe essere altrimenti, ma è anche vero che il raid si colloca in un momento di profondo dibattito istituzionale. Le testate locali, tra cui l’Ukrainska Pravda, rivelano che nella capitale si sta consumando un confronto accesissimo tra Zelensky e l’ambasciatore ucraino nel Regno Unito, nonché ex capo delle forze armate e simbolo della resistenza, il generale Valerii Zaluzhny. Al centro dei colloqui ci sarebbe la concreta possibilità di indire nuove elezioni presidenziali per il prossimo autunno, congelate dal 2024 a causa della legge marziale imposta dall’attuale presidente. La mossa, caldeggiata dal generale che parrebbe intenzionato a correre per la massima carica, ha l’obiettivo di offrire un nuovo mandato democratico al Paese, anche se c’è il rischio di spaccare l’opinione pubblica interna in un momento di oggettiva vulnerabilità a causa della guerra.
Le dichiarazioni di Kallas e Peskov
Una guerra che ha fatto scattare le istituzioni, soprattutto dopo l’ultimo raid. Kaja Kallas, Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri, è tornata nuovamente a chiedere sanzioni finanziarie più stringenti per Mosca in un post su X di ieri: “Le parole non fermano il Cremlino. Proporrò di sanzionare ulteriori entità che sostengono il complesso militare-industriale russo in risposta agli attacchi. Più Mosca attacca i civili, più sanzioni devono essere imposte. Continueremo – ha concluso – ad aumentare il costo dell’operazione fino a quando la Russia non capirà che non può vincere”. Immediata la risposta russa, riportata dalla Tass, con un telegrafico Dmitry Peskov, portavoce di Vladimir Putin: “La Russia continuerà ad aumentare la pressione sul regime di Kiev per arrivare ai suoi obiettivi”.
Words of condemnation alone will not stop attacks on Kyiv. Only sustained military support for Ukraine and increased pressure on Moscow can do that.
— Kaja Kallas (@kajakallas) July 2, 2026
This week, the EU has started disbursing €6 billion under the €90 billion support loan to strengthen Kyiv’s defences.
Today, I…
I numeri inquietanti del CSIS
I numeri dell’attacco, purtroppo provvisori perché potrebbero ancora salire, vanno ad aggiungersi a un quadro sconcertante. Secondo l’ultimo rapporto pubblicato dal think tank americano CSIS, Center for Strategic and International Studies, il conflitto ha superato la cifra impressionante di due milioni di vittime militari complessive tra morti, civili e dispersi. Finora ad aver pagato il prezzo più alto sono i soldati russi, con una stima che oscilla tra i 400mila e i 450mila militari deceduti su un totale di 1,4 milioni di perdite. Dal canto suo, l’Ucraina conta la morte di circa 125mila soldati, a cui si aggiungono più di mezzo milione di feriti.





