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Trump e il miliardo dalle criptovalute. I conti di un presidente che non ha mai chiuso i suoi affari
© Imagoeconomica
1 Luglio 2026

Trump e il miliardo dalle criptovalute. I conti di un presidente che non ha mai chiuso i suoi affari

La dichiarazione patrimoniale 2025 di Donald Trump rivela guadagni record per oltre 1,2 miliardi di dollari dal settore crypto, tra memecoin e token di World Liberty Financial. Ma mentre il presidente incassa, centinaia di migliaia di piccoli investitori restano in perdita. E il conflitto di interessi con le politiche della sua amministrazione è sempre più difficile da ignorare.

C’è un documento di 927 pagine che racconta con precisione contabile quello che molti sospettavano. La dichiarazione patrimoniale presentata all’Ufficio per l’etica governativa degli Stati Uniti mostra che Donald Trump, nel primo anno del suo secondo mandato, ha guadagnato oltre un miliardo di dollari da investimenti nelle criptovalute, con un aumento dei redditi personali senza precedenti per un presidente americano. Per capire la portata del dato basta un confronto: la dichiarazione di Trump è di 927 pagine, mentre quella del presidente Barack Obama era di 8, e quella di Joe Biden di 11. Anche il vicepresidente JD Vance si è limitato a 17 pagine. Nessun presidente americano ha mai condotto affari di questa portata mentre era in carica.

Come funziona l’impero crypto di Trump

La dichiarazione mostra che le criptovalute sono state la principale fonte di reddito di Trump nel 2025, superando di gran lunga i guadagni derivanti dal settore immobiliare e dagli accordi legali. I canali attraverso cui i soldi sono arrivati sono essenzialmente due.

Il primo è la memecoin $TRUMP. Trump ha guadagnato 635 milioni di dollari di royalties legate alla criptovaluta che ha creato e che porta il suo nome: è più precisamente un meme coin, una forma di criptovaluta altamente speculativa. Il lancio era avvenuto pochi giorni prima dell’insediamento, a gennaio 2025. Nella dichiarazione i proventi risultano intestati a una entità denominata “Celebration Coins”, riconducibile secondo Bloomberg a CIC Digital LLC, la società del presidente che gestisce il business legato alla memecoin.

Il secondo canale è World Liberty Financial. Trump ha dichiarato oltre 550 milioni di dollari dalla vendita di token da parte di World Liberty Financial, startup di criptovalute lanciata nel settembre 2024 dai figli del presidente e dai figli dell’inviato speciale per il Medio Oriente Steve Witkoff, con Trump indicato come “co-fondatore emerito”. Quella cifra è nove volte superiore ai guadagni dalla stessa fonte riportati nella dichiarazione del 2024, pari a poco più di 57 milioni di dollari. A questi si aggiungono altri 260 milioni dalla cessione di partecipazioni nella stessa società.

Un patrimonio quasi triplicato

L’effetto cumulativo di questi guadagni sul patrimonio complessivo del presidente è stato straordinario. Secondo Forbes, le attività nel settore delle criptovalute sono la ragione principale del quasi triplicamento del patrimonio personale di Trump, passato da 2,3 miliardi di dollari a 6,5 miliardi tra il 2024 e il 2026. Il settore immobiliare, che per decenni ha rappresentato il cuore dell’impero Trump, è ormai secondario: i ricavi dei golf club e dei resort sono cresciuti del 15% fino a superare i 500 milioni di dollari, con Mar-a-Lago che ha incassato 77 milioni, su dai 50 del 2024. Una crescita robusta, ma imparagonabile all’accelerazione del business digitale.

Le altre fonti di reddito completano il quadro: oltre 86 milioni di dollari da accordi legali con grandi società mediatiche e tecnologiche, e oltre 290 milioni di dollari dalle attività immobiliari e dai resort di lusso della famiglia Trump. Tra le fonti di reddito figurano anche accordi immobiliari con Paesi che erano contemporaneamente impegnati in negoziati con gli Stati Uniti su dazi, aiuti militari e altre questioni di rilievo strategico: un progetto negli Emirati Arabi Uniti ha generato 10,4 milioni di dollari, uno in Arabia Saudita 9 milioni, altri 5 milioni ciascuno da Romania e Qatar.

Chi ha perso mentre Trump guadagnava

L’altra faccia della storia riguarda i piccoli investitori. Secondo dati di Chainalysis, delle circa 2 milioni di persone che hanno acquistato il token $TRUMP dal suo lancio, circa 764.000 portafogli si trovano attualmente in perdita. Dall’altro lato, soltanto 58 indirizzi hanno incassato più di 10 milioni di dollari ciascuno, per un totale combinato di 1,1 miliardi di dollari di profitto. La maggior parte dei perdenti sono acquirenti retail con posizioni di piccolo importo. Il token stesso, dopo il lancio trionfale di inizio 2025, è sceso di circa il 95% rispetto al picco raggiunto nei primi mesi dell’anno.

Il conflitto di interessi e la risposta della Casa Bianca

È qui che la questione smette di essere solo finanziaria e diventa politica. All’inizio del suo secondo mandato Trump ha ordinato la creazione di un gruppo di lavoro sulle criptovalute, ha nominato regolatori favorevoli al settore, ha creato una riserva strategica di Bitcoin e ha ospitato il primo summit della Casa Bianca dedicato alle crypto. A luglio 2025 ha firmato il GENIUS Act, il primo quadro normativo federale per le stablecoin. Nel frattempo, la Securities and Exchange Commission e il Dipartimento di Giustizia hanno allentato le misure di enforcement del settore ereditate dall’era Biden.

Il risultato è un presidente che legifera e regola un settore in cui ha investimenti personali da miliardi di dollari. Il senatore Richard Blumenthal aveva aperto nel maggio 2025 un’indagine della commissione permanente del Senato sulle strutture proprietarie di World Liberty Financial, i legami con investitori stranieri e i potenziali conflitti di interesse. La risposta della Casa Bianca è stata netta: “Né il presidente né la sua famiglia si sono mai resi responsabili, né lo saranno mai, di conflitti di interesse”, ha dichiarato la vice portavoce Anna Kelly, aggiungendo che Trump “ha reso con orgoglio gli Stati Uniti la capitale mondiale delle criptovalute attraverso decreti esecutivi e leggi come il GENIUS Act”. Anche Melania Trump compare nella dichiarazione: le sue principali entrate sono un pagamento di 10,7 milioni di dollari per il documentario su di lei prodotto da Amazon e 6 milioni per i diritti sulla criptovaluta che porta il suo nome.

Trump è il primo presidente americano a non aver ceduto i propri asset né affidato la gestione a un blind trust prima di entrare alla Casa Bianca. Un precedente che, alla luce dei numeri emersi dalla dichiarazione patrimoniale 2025, solleva domande destinate a non trovare risposta facile.

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