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Tregua saltata, riprende la guerra in Medio Oriente
© Centcom
9 Luglio 2026

Tregua saltata, riprende la guerra in Medio Oriente

Escalation militare nel Golfo: pesanti raid USA colpiscono l’Iran e provocano la dura rappresaglia dei Pasdaran. Con lo Stretto di Hormuz bloccato e i mercati dell’energia in allarme, Trump dichiara concluso il cessate il fuoco ma apre a un possibile accordo con Teheran.

In Medio Oriente non sembra esserci pace. Nell’ultima notte tra USA e Iran, dopo i bombardamenti americani del 7 luglio, è stata guerra vera e, ovviamente, a rimetterci è stato in primis lo Stretto di Hormuz, arteria commerciale vitale. Fino a pochi giorni fa, i riflettori internazionali erano puntati sui progressi dei colloqui a Doha, in Qatar. Il memorandum d’intesa firmato lo scorso 17 giugno sembrava reggere e offriva la speranza di una tregua duratura. Ma la crisi è riesplosa in seguito ai ripetuti attacchi iraniani contro le navi commerciali nello Stretto, ai quali Washington ha risposto con una violenza senza precedenti.

Gli attacchi del Centcom

Il Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha completato una massiccia ondata di bombardamenti nel sud dell’Iran, colpendo città strategiche affacciate sul Golfo come Bushehr, Chabahar, Bandar Abbas e Sirik. Secondo fonti di intelligence rilanciate da Axios, questi ultimi raid sono stati per portata e potenza ben 4 o 5 volte superiori a quelli sferrati alla fine di giugno. Il bilancio provvisorio fornito dal ministero della Salute di Teheran parla di almeno 14 morti e 78 feriti distribuiti in cinque province iraniane. Dal Pentagono arrivano conferme sull’obiettivo primario: azzerare le capacità dei Pasdaran di minacciare i marinai civili e la libertà di navigazione.

Controffensiva dei Pasdaran, droni e missili contro le basi USA

La reazione di Teheran non si è fatta attendere. Dopo aver accusato gli Stati Uniti di aver ripetutamente violato gli accordi, la Repubblica Islamica ha fatto scattare la rappresaglia, con i Guardiani della Rivoluzione che hanno lanciato una pioggia di droni e missili contro le basi militari statunitensi dislocate nella regione del Golfo. Esplosioni e intercettazioni sono state registrate in Kuwait, Qatar e Bahrein. Sebbene le autorità del Bahrein abbiano riferito di aver respinto gran parte degli attacchi aerei, il livello di allerta nei paesi alleati di Washington è ai massimi storici.

I funerali dell’Ayatollah

Sul piano interno iraniano, la tensione è esasperata anche dal clima patriottico e dai fermenti politici legati ai funerali pubblici del defunto leader supremo, l’Ayatollah Ali Khamenei. Mentre la fazione ultraconservatrice di Teheran incita al conflitto aperto arrivando a chiedere l’assassinio dei leader nemici, il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz si è quasi completamente paralizzato e ha scatenato un’immediata impennata dei prezzi dell’energia sui mercati internazionali.

Le mosse di Trump

Dal palcoscenico internazionale del vertice NATO di Ankara, il presidente americano Donald Trump ha risposto in maniera glaciale a una domanda sulla tregua in Medio Oriente: “Per me il cessate il fuoco è finito”. Ha poi rivendicato i raid e ha avvertito che a ogni attacco contro le navi occidentali gli USA risponderanno “dieci volte più duramente”. Trump ha definito le operazioni militari “un enorme successo” e ribadito che l’Iran non otterrà mai l’arma nucleare e paventando persino opzioni estreme come il blocco navale totale di Hormuz o il controllo dell’isola di Kharg. Sul piano diplomatico, il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato che Teheran ha cercato un contatto telefonico con Washington per negoziare un accordo, specificando di non ritenere probabile un ritorno alla guerra aperta e prevedendo una rapida risoluzione della crisi. Nel frattempo, sul fronte della sicurezza internazionale, la Marina militare italiana sta pianificando il potenziale invio preventivo di quattro unità navali nello Stretto di Hormuz per effettuare operazioni di sminamento e garantire la protezione diretta delle rotte commerciali.

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