
La joint-venture sui droni che fortifica l’UE e l’Ucraina
L’Unione europea e l’Ucraina continuano il loro rapporto di collaborazione e da ieri lo rafforzano ulteriormente. A Bruxelles è stata annunciata la firma di un nuovo accordo bilaterale sui droni e sul partenariato industriale per la difesa, con il presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky che hanno sancito ufficialmente la joint-venture. Una svolta per l’andamento del conflitto contro la Russia e per il futuro dell’intera industria bellica del Vecchio continente.
L’intesa punta a fondere l’ormai consolidata esperienza bellica accumulata dalle forze ucraine con la capacità industriale e tecnologica delle aziende europee. Attraverso la nascita di joint-venture mirate e investimenti nel settore a duplice uso, Bruxelles e Kiev si impegnano a sviluppare e produrre insieme dei sistemi aerei senza pilota (UAV) e delle tecnologie anti-drone di nuova generazione. L’orizzonte temporale fissato per questa accelerazione industriale è la fine del 2026, termine entro cui si punta a creare una rete integrata in grado di rispondere rapidamente alle minacce provenienti dal cielo.
I numeri dell’accordo
Ma parliamo di numeri, perché l’investimento è ingente. A dare concretezza all’intesa è infatti il grande apporto economico introdotto da Bruxelles. La Commissione europea, in concomitanza con la firma dell’accordo, ha approvato l’erogazione di un miliardo di euro in favore dell’Ucraina. Tutti da spendere per i droni. Una tranche che si va a sommare ai 4 miliardi di euro già erogati a fine giugno nell’ambito del maxipacchetto di sostegno da 90 miliardi di euro complessivi sbloccato dall’UE. In aggiunta a questo, la Commissione europea ha già approvato un piano di stanziamento da 10 miliardi di euro per ulteriori forniture di droni, missili e aerei da combattimento, che testimoniano un impegno condiviso che von der Leyen ha definito “solo l’inizio di una cooperazione strutturata”.
Ma a cosa punta quest’intesa?
L’obiettivo dichiarato di questo partenariato industriale è duplice. Nell’immediato, l’Europa intende garantire all’Ucraina i volumi di fuoco, ricognizione e difesa aerea necessari per resistere all’invasione russa. Anche perché ormai la guerra d’attrito si combatte a colpi di microtecnologie ed elettronica di consumo riadattata per scopi militari. E qui si collocano i droni, grazie alla loro flessibilità. L’ambizione di von der Leyen & Co è assorbire l’economia della difesa ucraina all’interno del mercato unico europeo, cercando di: eliminare le barriere doganali, armonizzare gli standard industriali, uniformare le regole sulla proprietà intellettuale e integrare le procedure di appalto pubblico.
La sicurezza delle infrastrutture
Dall’accordo è emerso un dettaglio strategico molto importante e riguarda la sicurezza delle infrastrutture. Per sottrarre le linee produttive e i depositi ai costanti bombardamenti russi, la joint-venture prevede che lo schieramento e lo stoccaggio su larga scala dei sistemi di droni possano avvenire al di fuori del territorio ucraino. Potendo sfruttare la sicurezza geografica offerta dai Paesi membri UE, le aziende potranno sfruttare, testare e conservare i velivoli al sicuro, per poi trasferirli al fronte nei tempi e nei modi richiesti dalla singola situazione tattica.
Un guadagno bilaterale
In questo scenario, la cooperazione non è a senso unico. Se da un lato l’Ucraina ottiene la stabilità finanziaria e l’accesso alle tecnologie avanzate dell’Occidente, dall’altro l’Europa acquisisce un patrimonio di conoscenze operative che nessun altro esercito della NATO possiede. I soldati e gli ingegneri ucraini hanno sviluppato una competenza unica al mondo nell’uso tattico dei droni commerciali, nella programmazione di intelligenze artificiali per superare i disturbi di frequenza della guerra elettronica e nel contrasto ai droni kamikaze.






