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Il fondo SAFE che fa discutere la maggioranza
© Imagoeconomica
29 Luglio 2026

Il fondo SAFE che fa discutere la maggioranza

Il dibattito sull’uso del Fondo europeo di 150 miliardi accende la politica italiana dopo l’annuncio del ministro Tajani di voler prenotare 14,9 miliardi per la Difesa. Tra i freni della Lega e le critiche dell’opposizione, il governo ridimensiona la stima a 6-8 miliardi.

All’indomani del vertice NATO ad Ankara del 7 e 8 luglio, la spesa militare è diventata un’assoluta priorità nell’agenda europea. È stato impostato un obiettivo: entro il 2035 il 5% del PIL di ogni Paese deve essere destinato alla difesa e l’Unione europea ha deciso di istituire un nuovo strumento finanziario, il SAFE (Security action for Europe). Questo pacchetto stanzia 150 miliardi di euro agli Stati membri sotto forma di prestiti a lungo termine, che puntano a sostenere l’ammodernamento degli apparati militari e l’industria bellica del vecchio continente entro il 2030. Tuttavia, l’accesso a queste risorse sta generando un serrato dibattito politico e contabile, in particolare in Italia, dove scadenze imminenti, vincoli sul debito e riposizionamenti all’interno della maggioranza di governo hanno riacceso il confronto sulla spesa militare.

Cosa è successo

La scintilla sul fronte politico interno è scoccata a Roma, precisamente nell’Aula della Camera dei deputati, quando il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani ha annunciato l’intenzione dell’Italia di attingere alle risorse europee, dichiarando la decisione di prenotare una quota pari a 14,9 miliardi di euro entro la fine dell’anno. L’annuncio era un richiamo alla lettera di manifestazione d’interesse già inviata nei mesi precedenti dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti alla Commissione europea. L’uscita ha subito innescato forti tensioni interne alla maggioranza. La Lega ha reagito immediatamente e ha chiesto di ridimensionare la portata della dichiarazione, così Claudio Borghi, senatore del Carroccio: “Nessuna decisione sul SAFE, si esprimerà il Parlamento”. Dall’opposizione, soprattutto dal Movimento 5 stelle e da AVS, critiche sulle cifre ingenti destinate al riarmo anziché al carovita.

I chiarimenti di Tajani e Crosetto

Per scongiurare il rischio di una spaccatura, il governo ha voluto precisare i contorni della misura. Tajani ha chiarito che la richiesta di questi 14,9 miliardi è una prenotazione collettiva del plafond massimo disponibile per l’Italia e che la cifra che verrà impiegata sarà decisamente inferiore, con una stima tra i 6 e gli 8 miliardi. A fare chiarezza sugli aspetti contabili è intervenuto anche il ministro della Difesa Guido Crosetto, specificando che l’adesione a SAFE non costituisce una spesa aggiuntiva rispetto a quanto stabilito nei bilanci dello Stato, ma una scelta tecnica di finanziamento. Per l’Italia, l’accesso a SAFE si configura come un’alternativa all’emissione di titoli di Stato ordinari come BoT e CcT, permettendo di coprire le spese militari già previste attingendo a tassi d’interesse europei particolarmente competitivi. Il vero passaggio politico sulla spesa della difesa consisterà nello scostamento di bilancio da votare in autunno, che prevede un incremento dello 0,9% per la difesa e dello 0,6% per il comparto energetico.

Il fondo SAFE nel dettaglio

Il fondo SAFE, entrato formalmente in vigore con il regolamento approvato il 29 maggio 2025 nell’ambito del piano europeo ReArm Europe, opera secondo regole e parametri finanziari ben definiti. Con una capienza di 150 miliardi di euro basata sulle garanzie del bilancio dell’Unione, SAFE eroga finanziamenti a tasso agevolato determinati sulla base dell’elevato merito di credito UE. Le risorse non vengono distribuite a fondo perduto, ma tramite prestiti con un piano di rientro poliennale. Gli investimenti finanziabili devono essere destinati in via prioritaria a colmare carenze urgenti nelle capacità difensive comunitarie, incoraggiando l’acquisto congiunto di munizioni, sistemi di difesa aerea, tecnologie per la cybersicurezza e ammodernamento dei mezzi. Il meccanismo premia i progetti che coinvolgono consorzi di almeno tre Stati membri, con l’obiettivo di destinare ad aziende della base industriale europea almeno il 65% del valore totale dei contratti d’acquisto della difesa.

Come si comportano gli altri Paesi dell’UE?

La risposta dei ventisette Stati membri alla quota di 150 miliardi messa a disposizione da Bruxelles mostra un continente spaccato dalle diverse priorità macroeconomiche e di bilancio. I Paesi del fianco orientale e baltico, tra cui Polonia, Lituania, Estonia e Romania, hanno risposto con la massima tempestività, facendosi avanti per prenotare integralmente le quote di credito a loro spettanti per accelerare la copertura dei propri confini. Sul fronte dei grandi Paesi europei, la Germania ha integrato l’opzione SAFE nel proprio piano di finanziamento speciale per la difesa da 100 miliardi di euro (Sondervermögen), mentre la Francia sostiene l’acquisto congiunto continentale pur valutando l’impatto dei prestiti sul proprio deficit pubblico, giunto al 5,5% del PIL. I Paesi del blocco nordico e i cosiddetti “frugali” chiedono invece che l’erogazione dei prestiti sia subordinata a parametri rigidi di trasparenza e integrazione industriale, per evitare che le risorse europee sostituiscano le ordinarie coperture di bilancio dei singoli Stati. Con i solleciti della Commissione europea a chiudere rapidamente gli accordi di prestito, l’Italia dovrà definire nei prossimi mesi il valore esatto della propria quota finale per bilanciare la convenienza dei tassi con la sostenibilità del proprio debito pubblico.

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