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Il costo del caldo estremo, ripercussioni sul PIL e sulla finanza
© Imagoeconomica
15 Agosto 2026

Il costo del caldo estremo, ripercussioni sul PIL e sulla finanza

Le ondate di calore che hanno investito, e stanno investendo, l’Europa creano danni non solo sull’ambiente, ma anche sulle economie del blocco.

Il caldo dell’estate che stiamo passando non ha ripercussioni solo sul clima e sull’ambiente, secondo alcuni economisti influisce anche sulla crescita economica annuale dell’Unione Europea, e non solo.

Le conseguenze

Tra le principali conseguenze delle ondate di calore ci sono: calo della produzione agricola ed energetica, prezzi alimentari elevati, aumento dei costi dell’elettricità, dei costi di trasporto, riduzione della produttività nel lavoro, aumento di incendi e siccità prolungata. Si stima che il costo complessivo per far fronte alle continue ondate di calore possa pesare all’UE circa 180 miliardi di euro, pari all’1,1% del PIL del blocco europeo.

Uno studio dell’Allianz analizza i singoli fattori e le conseguenze sull’economia europea: oltre i 30°C la produttività dei lavoratori cala, nello specifico ogni grado in più corrisponde a circa -3% di produzione oraria, gravando così sulle imprese nel breve periodo per poi allargarsi alle famiglie.  

Sul fronte energetico, i consumi aumentano dell’1,2% per ogni grado sopra la soglia, aggravando così i costi delle imprese proprio quando la produttività cala.

Impatti sul PIL

Il primo paese che si stima possa pagare il prezzo più alto è la Francia, con un calo del 1,4% del PIL, seguita da Italia e Spagna. In particolare, lo studio dell’Allianz, costruisce uno scenario in cui i cinque anni più caldi studiati tra il 2014 e il 2024 si ripropongano in ordine crescente nel periodo 2026-2030. In questo contesto le perdite cumulate di PIL potrebbero raggiungere il 5-7% per le economie più esposte: per la Francia si arriverebbe a perdite assolute di 240 miliardi di dollari, per il Giappone 354 miliardi, per l’Italia 147 miliardi, 131 miliardi per la Germania e 120 miliardi per la Spagna.

Un elemento centrale dell’analisi è che il calo degli investimenti fissi supera quello dei consumi, arrivando a una media dell’8% nei Paesi colpiti. Questo crea un meccanismo autoalimentare: il caldo riduce i rendimenti attesi dal capitale, scoraggiando così gli investimenti comprimendo la produttività futura.

Critiche sono anche le conseguenze fiscali, che colpiscono i Paesi che sono meno in grado di assorbirle. Vengono stimate perdite annuali di entrate dell’1,8% in Francia, l’1,3% in Italia e Spagna, e lo 0,7% in Germania.

Il confronto con gli Stati Uniti

Sebbene il 90% delle abitazioni statunitensi disponga di sistemi di raffreddamento (rispetto al 19% di quelle europee) anche nel continente americano non sono immuni a pressioni sistemiche sulle infrastrutture energetiche. La Federation of American Scientists nella Heat Policy Agenda 2025 stima che il costo economico complessivo del caldo estremo è costato quasi l’1% del PIL americano. La stima comprende le perdite di produttività dei lavoratori, i costi sanitari legati agli accessi in pronto soccorso, i danni alle colture, lo stress sui sistemi energetici per i picchi di domanda di climatizzazione. Un report dell’Atlantic Council riporta che sul fronte della produttività del lavoro, l’aumento delle temperature è costata all’economia statunitense 100 miliardi di dollari all’anno, con i costi che potrebbero raggiungere i 500 miliardi entro il 2050.

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