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Salone nautico di Genova, in vetrina un’industria da 8,7 miliardi
© Imagoeconomica
1 Ottobre 2026

Salone nautico di Genova, in vetrina un’industria da 8,7 miliardi

Giorgia Meloni ha inaugurato a Genova la 66ª edizione del Salone nautico, aperta fino al 6 ottobre con oltre mille barche e 215 novità. Alle spalle un’industria da record, con 8,72 miliardi di fatturato nel 2025 spinti da superyacht ed export, mentre la piccola nautica arretra.

E’ iniziata oggi Genova la 66ª edizione del Salone nautico internazionale, che resterà sul Waterfront di Levante fino a martedì 6 ottobre. Il nastro lo ha tagliato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, insieme al presidente della Regione Liguria Marco Bucci e al presidente di Confindustria Nautica Piero Formenti, con l’alzabandiera della Guardia costiera e la nave Margottini della Marina militare schierata davanti alla fiera. “La nautica è un pezzo significativo della nostra economia”, ha detto Meloni, ricordando il sostegno del governo all’economia del mare. Per Formenti il settore è una delle espressioni più avanzate del made in Italy, in grado di competere sui mercati globali e di rafforzare la reputazione del Paese.

Un’edizione più grande e più internazionale

In mostra ci sono oltre mille imbarcazioni e 215 novità, con espositori arrivati da 45 Paesi di cinque continenti. Il layout in acqua è cresciuto del 4% e anche le barche sono più grandi, con la lunghezza media delle tre unità maggiori di ogni segmento salita del 14,1% rispetto al 2025, mentre i multiscafo esposti sono il 28% in più. L’Agenzia Ice ha raddoppiato il suo impegno e i buyer esteri sono passati da 70 a 180. Fra le novità c’è la Blue Arena, uno spazio ad accesso libero nel nuovo Palasport pensato per chi si avvicina per la prima volta alla nautica, con spazio anche per startup, formazione e patente D1, che si può prendere dai 16 anni. Il progetto Living Made in Italy espone invece i superyacht italiani tra i 35 e i 50 metri. In calendario ci sono anche il Design Innovation Award, venerdì 2 ottobre, e i TechTrade Days, con oltre 400 marchi di accessori e componenti.

Quanto vale la nautica italiana

Secondo i dati di Confindustria Nautica, elaborati insieme a Fondazione Edison e IULM, nel 2025 il fatturato della nautica da diporto ha raggiunto 8,72 miliardi di euro, l’1,4% in più dell’anno prima. La cantieristica vale 5,47 miliardi, la componentistica 2,03, e gli addetti diretti sono cresciuti del 3% arrivando a 32.420. Il contributo diretto al PIL è stimato in 7,51 miliardi, lo 0,33% del prodotto nazionale. Se si guarda all’intera filiera, la Fondazione Symbola ha calcolato per il 2024 più di 13 miliardi di valore aggiunto e circa 168mila occupati. L’effetto moltiplicatore è forte, perché ogni euro prodotto dai cantieri ne attiva 5,2 di valore aggiunto complessivo e ogni addetto del settore principale genera 7,1 posti di lavoro lungo la filiera. Quasi il 90% del fatturato dei cantieri si concentra in cinque distretti, e l’alto Tirreno, tra Liguria e Toscana, da solo vale più di metà della produzione.

Superyacht ed export trainano, la piccola nautica soffre

Il punto di forza del settore sono i mercati esteri: l’export ha raggiunto il record di 4,4 miliardi, con una crescita del 2,6%. Circa il 90% della produzione dei cantieri va all’estero e l’Italia detiene il 21,3% dell’export mondiale di unità da diporto. Nei superyacht il primato è netto, con 568 commesse pari al 52% degli ordini mondiali e una quota salita di due punti nonostante il calo della domanda globale. Il quadro, però, non è omogeneo. Infatti, per il secondo anno di fila, perdono terreno la piccola nautica, i fuoribordo, i gommoni e la vela, segmenti più legati al mercato interno e più esposti all’incertezza economica. Sulle vendite negli Stati Uniti, uno dei mercati principali, pesano poi i dazi introdotti dall’amministrazione Trump. Le imprese guardano comunque al 2026 con fiducia, soprattutto per le barche fino a 24 metri, i motori e il turismo nautico, e il Salone di Genova sarà il primo test per capire se gli ordini tengono.

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