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Il primo bond tokenizzato in Italia è già realtà operativa
© Imagoeconomica
19 Agosto 2026

Il primo bond tokenizzato in Italia è già realtà operativa

Intervista a Lorenzo Rigatti, CEO e co-fondatore di BlockInvest.

Per anni la tokenizzazione, ovvero la trasformazione di uno strumento finanziario come un’obbligazione o una quota di fondo nella sua versione digitale registrata su blockchain, è rimasta un tema di convegni e sperimentazioni, più promessa che realtà operativa. BlockInvest ha contribuito a cambiare questo scenario emettendo il primo bond tokenizzato in Italia, con regolamento in moneta di banca centrale attraverso il sistema di Banca d’Italia, nell’ambito delle sperimentazioni della BCE sull’euro digitale wholesale. Un passaggio che ha trovato ulteriore conferma nell’ingresso di UniCredit nel capitale della società, con un investimento di 4 milioni di euro per una quota del 16%, dopo che la banca ne era già cliente. A questo si aggiungono la selezione da parte di Banca d’Italia su due progetti dedicati alla blockchain e l’ingresso nel programma Techshare di Borsa Italiana, riservato a poche realtà pre IPO. Con il Regime Pilota DLT e MiCAR a definire finalmente un perimetro normativo chiaro, il tema non è più se la finanza tradizionale si sposterà sulla blockchain, ma quanto velocemente. Ne abbiamo parlato con Lorenzo Rigatti.

Cos’è BlockInvest e cosa fa concretamente?

BlockInvest è un’infrastruttura istituzionale per la tokenizzazione degli strumenti finanziari, il ponte tecnologico tra la finanza tradizionale e la blockchain. Consentiamo a banche, asset manager ed aziende di emettere e gestire titoli digitali sulla blockchain in modo sicuro e conforme alla normativa vigente, senza doversi occupare della complessità tecnologica sottostante.

Il nostro modello si basa su un software modulare, pensato per coprire l’intero ciclo di vita di uno strumento finanziario: dall’emissione alla gestione, fino all’automazione di cedole e trasferimenti. Tutto questo poggia su una scelta precisa: sfruttare la solidità delle blockchain pubbliche, aggiungendo uno strato di controllo proprietario che garantisce la piena conformità con la normativa europea.

Cosa significa tokenizzare un asset finanziario? Come funziona in parole semplici?

Tokenizzare significa rappresentare uno strumento finanziario (un’obbligazione, una quota di fondo, un’azione) nella sua versione digitale: un token registrato sulla blockchain. Quel token non è una copia: è lo strumento stesso, con dentro tutte le sue regole e i diritti di chi lo possiede.

Il vantaggio è che la blockchain funziona come un registro condiviso e affidabile, dove ogni passaggio è tracciato in modo trasparente e non modificabile. A questo si aggiungono gli smart contract, dei programmi che eseguono automaticamente operazioni come il pagamento di una cedola o il trasferimento di un titolo, senza intermediazioni manuali.

Il risultato è un processo più rapido, più economico e meno esposto all’errore umano. Per chi emette o gestisce strumenti finanziari, significa liberare tempo e risorse, concentrandosi sul proprio mestiere invece che sulla parte burocratica.

Avete emesso il primo bond tokenizzato in Italia. Cosa ha significato quel risultato?

L’emissione del primo strumento finanziario tokenizzato ha dato la conferma, a noi e a tutto il panorama finanziario, che la tokenizzazione non è solo un esercizio sperimentale, ma una tecnologia pronta, applicabile ad operazioni reali e alle istituzioni più solide. Il dato più

importante è che il regolamento è avvenuto in moneta di banca centrale, attraverso il sistema della Banca d’Italia, nell’ambito delle sperimentazioni della BCE sull’euro digitale wholesale.

Per anni se ne è discusso in termini di potenziale; con quell’operazione abbiamo dimostrato che tale potenziale era già realtà operativa. È stato il momento in cui la finanza tradizionale italiana ha iniziato a muoversi concretamente sulla blockchain, e noi eravamo l’infrastruttura a renderlo possibile.

UniCredit ha appena investito 4 milioni di euro acquisendo una quota del 16%. Cosa cambia per BlockInvest?

L’ingresso di UniCredit non è un semplice round di investimento: è la validazione del nostro team e del nostro modello. Quando una banca paneuropea di questo calibro decide di entrare nel capitale, non sta semplicemente investendo sulla tecnologia, sta scommettendo su quello che diventerà lo standard operativo dei prossimi anni.

C’è poi un aspetto che dice molto: UniCredit era già un nostro cliente. Quando un cliente di questo peso sceglie di diventare investitore, significa che il rapporto di fiducia ha superato il livello di una semplice fornitura.

Concretamente, la collaborazione con i loro team di capital markets e wealth management ci permette di fare due cose. La prima è consolidare in Italia un vero polo di eccellenza per la tokenizzazione. La seconda, la vera sfida, è esportare questo modello su scala europea.

Chi sono i vostri clienti? Chi usa la vostra piattaforma?

Lavoriamo esclusivamente con il mondo istituzionale e regolamentato.

I nostri partner sono i Responsabili del Registro DLT: i soggetti abilitati dalla Consob a gestire l’emissione di strumenti finanziari digitali, tra cui Cassa Depositi e Prestiti e Weltix. Sono di fatto l’anello che collega la nostra tecnologia al quadro normativo.

Accanto a loro ci sono gli emittenti veri e propri: banche, società di gestione del risparmio, intermediari finanziari, imprese che vogliono raccogliere capitali in forma digitale. Li seguiamo su tre grandi aree: i mercati dei capitali, gli strumenti strutturati, come certificati e note, e l’asset management, quindi i fondi.

Il filo che li unisce è sempre lo stesso: per questi soggetti conformità, sicurezza e affidabilità non sono opzionali. Sono il presupposto per poter anche solo sedermi al tavolo. Ed è da lì che noi partiamo.

Banca d’Italia vi ha selezionati con due progetti e Borsa Italiana vi ha scelti per il programma Techshare. Cosa raccontano questi riconoscimenti?

Raccontano due forme di credibilità diverse, ma entrambe fondamentali.

Con la Banca d’Italia siamo stati selezionati nella sua Call for Proposal dedicata alla tecnologia Blockchain: un percorso che ci ha permesso di confrontarci direttamente con il regolatore e di costruire alcune componenti critiche dell’infrastruttura che usiamo oggi. Un banco di prova severo sia sul piano tecnico che su quello normativo.

Con Borsa Italiana, invece, siamo entrati nel programma TechShare di Euronext: un percorso pre IPO riservato a poche realtà selezionate. Qui il riconoscimento riguarda la solidità e la maturità dell’azienda nel suo complesso.

Messi insieme, questi due passaggi dicono una cosa semplice ma tutt’altro che scontata: le istituzioni che presidiano il sistema finanziario italiano ci hanno preso sul serio. Per una società che lavora con la blockchain, conquistare questo tipo di fiducia, dalle autorità e dalle infrastrutture di mercato, è la base di tutto.

Il regolamento europeo MiCAR e il regime pilota DLT aprono nuove opportunità per la tokenizzazione. Quali?

L’Europa ha fatto ciò che mancava: ha dato regole chiare. Necessarie, perché, come ben sappiamo, senza certezza giuridica le grandi istituzioni non si muovono.

Il Regime Pilota DLT, insieme al Decreto Fintech italiano, crea per la prima volta uno spazio normativo in cui si possono emettere, negoziare e regolare strumenti finanziari direttamente su blockchain, all’interno di un perimetro vigilato. MiCAR completa il quadro disciplinando il mondo delle cripto attività. Insieme, segnano il passaggio che permette di passare dalla sperimentazione alla produzione.

Per noi questo apre due fronti concreti. Da un lato, il consolidamento del mercato primario, con l’emissione di nuovi titoli digitali. Dall’altro, la prospettiva più interessante: i mercati secondari, dove questi strumenti potranno essere scambiati con più liquidità, in una logica realmente europea, oltre i confini nazionali. È lì che si gioca la partita dei prossimi anni. Ed è una partita che intendiamo giocare da protagonisti.

Tra cinque anni, come cambierà il modo in cui le banche emettono e gestiscono i titoli finanziari?

Credo che operazioni che oggi richiedono giorni e una catena di numerosi intermediari diventeranno quasi istantanee e largamente automatizzate. I tempi di regolamento si comprimeranno, i costi caleranno e l’accesso ai mercati si aprirà a una platea più ampia di emittenti e investitori.

Attenzione, però: questo non significa che le banche spariranno. Significa che evolveranno. Il loro ruolo di garanzia, fiducia e relazione con il cliente resta centrale; a cambiare è l’infrastruttura su cui poggia. La blockchain diventerà il binario su cui corrono i titoli, così come oggi, quando facciamo un bonifico, non pensiamo più ai server che lo rendono possibile. Le stime di mercato parlano di una crescita molto rapida degli asset tokenizzati nel prossimo decennio. La nostra ambizione è chiara: essere l’infrastruttura italiana ed europea su cui questa transizione prende forma. In modo solido, e in piena conformità.

Facciamo il punto