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Moneta pubblica, infrastruttura critica. Il voto che cambia il quadro
© Imagoeconomica
30 Giugno 2026

Moneta pubblica, infrastruttura critica. Il voto che cambia il quadro

l 23 giugno la commissione ECON del Parlamento europeo ha approvato il mandato negoziale sull’euro digitale. Dietro il voto tecnico, un significato politico più ampio: la moneta digitale come strumento di sovranità europea contro la dipendenza da Visa e Mastercard.
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Il 23 giugno la commissione per i problemi economici e monetari (ECON) del Parlamento europeo ha approvato il mandato negoziale sull’euro digitale con 43 voti favorevoli, 14 contrari e un’astensione. Il voto consolida il sostegno dell’Eurocamera al progetto e definisce alcuni principi chiave: limiti alle commissioni per gli esercenti, tutele della privacy e funzionalità offline. La notizia è questa. Il suo significato politico, però, va ben oltre il testo approvato.

Una questione di sovranità europea

Per anni il dibattito sull’euro digitale è stato raccontato come una questione tecnologica o bancaria. Oggi appare sempre più evidente che il tema riguarda soprattutto la sovranità europea.

Secondo Damian Boeselager, vicepresidente della commissione ECON e relatore ombra del gruppo Verdi/EFA sul dossier, l’euro digitale va letto proprio in questa prospettiva. Non rappresenta soltanto una nuova forma di moneta pubblica: è il tentativo di rafforzare il controllo europeo su un’infrastruttura essenziale dell’economia.

La dipendenza da circuiti extraeuropei

Il punto è semplice. Ogni giorno una parte significativa dei pagamenti elettronici effettuati nell’Unione europea transita attraverso circuiti gestiti da società extraeuropee. Dal punto di vista dell’utente cambia poco. Dal punto di vista geopolitico cambia molto. Significa che una funzione critica dell’economia europea dipende da infrastrutture e giurisdizioni sulle quali l’Unione non esercita un controllo diretto.

Secondo la Banca Centrale Europea, Visa e Mastercard rappresentano oltre il 60% dei pagamenti con carta nell’area euro e quasi tutti quelli transfrontalieri. In molti Paesi europei manca inoltre un circuito domestico per i pagamenti nei negozi o nell’e-commerce. Il tema, quindi, non è soltanto la concorrenza tra operatori, ma la resilienza dell’infrastruttura finanziaria europea.

È questa vulnerabilità, più che l’innovazione tecnologica in sé, ad aver riportato l’euro digitale al centro del dibattito politico.

Chi si oppone e perché

Le resistenze al progetto sono state numerose e sono arrivate da fronti diversi. Una parte del sistema bancario ha espresso preoccupazione per un possibile spostamento dei depositi verso una forma di moneta digitale emessa dalla Banca Centrale. Parallelamente, una parte dell’ecosistema crypto ha guardato con diffidenza all’iniziativa, ritenendola incompatibile con l’idea di una moneta decentralizzata e non controllata da un’autorità pubblica. Da queste critiche è nata anche una narrazione spesso fuorviante: che l’euro digitale avrebbe sostituito il contante o introdotto una forma di sorveglianza permanente sui pagamenti dei cittadini.

Le garanzie del testo approvato

Il testo negoziale approvato dal Parlamento va in una direzione diversa. Il contante resta esplicitamente tutelato e la modalità offline dell’euro digitale è progettata per offrire un livello di riservatezza paragonabile a quello del contante. La BCE, inoltre, non avrà accesso ai dati personali delle transazioni dei cittadini: le informazioni necessarie all’esecuzione dei pagamenti resteranno presso gli intermediari autorizzati, nel rispetto della normativa europea sulla protezione dei dati.

Il ruolo di Banca d’Italia

NEXT aveva già raccontato uno degli aspetti meno visibili del progetto: il coinvolgimento di Banca d’Italia nella futura infrastruttura tecnica dell’euro digitale. Anche questa scelta va letta nella stessa prospettiva: rafforzare la capacità europea di governare direttamente un’infrastruttura critica. Il voto del Parlamento aggiunge ora un ulteriore tassello. Non riguarda soltanto dove verrà costruita l’infrastruttura, ma anche le regole con cui sarà gestita. Il testo prevede che gli esercenti non sostengano costi superiori rispetto agli strumenti di pagamento digitali più efficienti già disponibili, mentre il tema dei limiti di detenzione dell’euro digitale resta uno dei principali nodi del negoziato con il Consiglio.

Un’alternativa europea, non un sostituto

L’obiettivo dichiarato non è sostituire Visa o Mastercard, né escludere gli operatori privati dal mercato europeo dei pagamenti. L’obiettivo è che esista sempre un’alternativa europea. Non per protezionismo, ma per resilienza. È una logica destinata ad andare oltre la moneta. Cloud, intelligenza artificiale, semiconduttori, telecomunicazioni ed energia pongono oggi la stessa domanda: fino a che punto l’Europa può dirsi sovrana se le infrastrutture su cui si regge la sua economia dipendono da tecnologie sviluppate e governate altrove?

Il primo banco di prova

Più che un progetto di innovazione nei pagamenti, l’euro digitale è il primo banco di prova della capacità dell’Europa di costruire e governare una propria infrastruttura strategica. L’euro digitale non risolverà da solo il tema della sovranità europea. Ma segna un cambio di paradigma: per la prima volta il dibattito non riguarda soltanto la moneta. Riguarda il controllo delle infrastrutture su cui si fonda il potere economico del XXI secolo.

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