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Trenta miliardi attesi, il bilancio arriva dopo. L’Europa apre la gara per le AI Gigafactory
© Generato dall’intelligenza artificiale
12 Agosto 2026

Trenta miliardi attesi, il bilancio arriva dopo. L’Europa apre la gara per le AI Gigafactory

EuroHPC ha pubblicato la gara per selezionare fino a sette impianti di supercalcolo dedicati all’intelligenza artificiale. Una scommessa ambiziosa, anche se una parte fondamentale dei fondi pubblici dipenderà dal prossimo bilancio dell’Unione europea, ancora al centro dei negoziati.

L’impresa comune EuroHPC, la struttura pubblico-privata che coordina il supercalcolo europeo, ha aperto ufficialmente il bando per selezionare i consorzi che costruiranno e gestiranno le nuove AI Gigafactory. Parliamo di infrastrutture ad altissimo rendimento dedicate all’addestramento e all’ottimizzazione dei modelli di AI più avanzati: processori specializzati, reti ad altissima capacità e data center ad elevata efficienza energetica. La procedura è divisa in due lotti, destinati rispettivamente agli impianti di media e di grande scala.

A rendere particolare l’iniziativa è soprattutto il modello di finanziamento. La Commissione Europea stima un sostegno pubblico fino a 10 miliardi di euro, affiancato da almeno 20 miliardi di investimenti privati, per una dotazione complessiva superiore ai 30 miliardi. Gli impianti selezionati saranno fino a sette, distribuiti in altrettanti Stati membri o gestiti in configurazione condivisa tra più Paesi. Con la chiusura delle candidature fissata a novembre, l’assegnazione è prevista nei primi mesi del 2027 e l’entrata in funzione entro 18 mesi dalla firma dei contratti.

Il nodo centrale riguarda la copertura economica.

La documentazione di gara chiarisce che gran parte del sostegno pubblico dipenderà dal prossimo Quadro finanziario pluriennale dell’Unione, il bilancio settennale attualmente in fase di negoziazione. Per la programmazione in corso, la Commissione può attingere a circa 1 miliardo di euro attinti dai programmi europei già attivi (come Horizon Europe e Digital Europe). Ai consorzi privati viene quindi chiesto di pianificare investimenti a lungo termine su una dote pubblica che sarà confermata in modo definitivo solo a contratti già firmati.

Per superare questa incertezza, la Commissione ha adottato il modello dell’anchor customer (il “cliente d’ancoraggio”). In sostanza, il denaro pubblico entra sotto forma di impegno di acquisto: l’Unione e gli Stati partecipanti garantiscono di comprare capacità di calcolo dalle nuove infrastrutture, assicurando una domanda iniziale certa che renda sostenibile l’investimento dei privati. Il peso della valutazione si sposta così sulla solidità del piano industriale: i proponenti dovranno dimostrare che l’impianto è in grado di stare sul mercato e ripagare il capitale.

Rispetto agli annunci iniziali, il perimetro del progetto è cresciuto. Se a Parigi la Presidente della Commissione Ursula von der Leyen aveva ipotizzato 20 miliardi per cinque impianti nell’ambito dell’iniziativa InvestAI, il bando porta ora il target massimo a sette Gigafactory. L’interesse del settore è alto: la manifestazione preliminare aveva già raccolto 76 proposte da 16 Paesi.

Sul fronte tecnologico, la Commissione ha stretto lettere d’intenti con tre colossi statunitensi,  Nvidia, AMD e Qualcomm, per assicurarsi la fornitura degli acceleratori, i chip indispensabili per l’AI. Tuttavia, i criteri di gara impongono ai consorzi di indicare le misure per evitare il cosiddetto lock-in (la dipendenza da un unico fornitore) e incoraggiano l’integrazione di componenti sviluppate da startup e scaleup europee.

L’Italia gioca la sua partita nel lotto dei grandi impianti all’interno di una cordata con Germania, Grecia, Portogallo e Spagna. Il consorzio italiano vede in prima fila Eni e Leonardo, affiancate da Tim come operatore, dal supporto scientifico del Cineca e della fondazione AI4I, e dalla partecipazione di FiberCop e Fastweb. L’ipotesi progettuale prevede una struttura su due poli: uno a Ferrera Erbognone (Pavia), dove Eni possiede già un’infrastruttura di supercalcolo, e uno in Puglia, in un sito di Leonardo vicino a Grottaglie.

Al di là dei capitali e dei chip, la vera sfida resta l’energia.

Il prefisso “giga” non descrive solo la capacità di calcolo, ma la potenza elettrica necessaria a far funzionare queste strutture. L’accesso alla rete elettrica rappresenta oggi il principale collo di bottiglia per i data center in Europa: il rischio concreto è avere processori pronti e fondi stanziati, ma dover attendere anni prima di ottenere l’allacciamento.

Resta infine una questione di mercato. Se da un lato l’Istat rileva che solo il 16,4% delle imprese italiane con più di 10 addetti utilizza tecnologie di intelligenza artificiale (contro una media europea del 20%), la Commissione considera questi dati la prova della necessità di costruire un’infrastruttura di calcolo pubblica, sicura e accessibile. Un’altra chiave di lettura suggerisce invece un paradosso: la domanda europea di supercalcolo è ancora sottosviluppata, e le AI Gigafactory rischiano di nascere prima del mercato che dovrebbero servire.

Glossario

  • Acceleratore: processore specializzato nel gestire le operazioni matematiche ad alta intensità tipiche dell’intelligenza artificiale.
  • Anchor customer: modello in cui il settore pubblico si impegna ad acquistare una quota garantita di servizi (in questo caso capacità di calcolo) per ridurre il rischio dell’investimento privato.
  • Lock-in tecnologico: la condizione di dipendenza vincolante da un singolo fornitore di tecnologie, da cui diventa difficile ed economico sganciarsi.
  • Quadro finanziario pluriennale (QFP): il bilancio su scala settennale dell’Unione europea che definisce i limiti di spesa per le politiche comunitarie.

Facciamo il punto