
L’OCSE vede un’economia mondiale che rallenta ma regge, l’Italia sale allo 0,9%
L’economia mondiale ha perso slancio nella prima metà del 2026 ma ha retto meglio di quanto molti temessero dopo lo scoppio del conflitto in Medio Oriente. È questa la fotografia scattata dall’OCSE nelle Prospettive economiche intermedie pubblicate a Parigi con il titolo “Superare shock consecutivi”. Nel primo semestre la crescita globale si è fermata a un tasso annualizzato del 2,6%, contro il 3,6% della seconda metà del 2025, e per l’intero anno l’organizzazione prevede un +2,9%, seguito da un +3% nel 2027. A contenere i danni hanno contribuito le ampie scorte petrolifere, l’aumento della produzione fuori dal Golfo, le misure pubbliche di sostegno e soprattutto la corsa degli investimenti legati all’intelligenza artificiale. Gli Stati Uniti sono attesi al 2,2% quest’anno e al 2,1% nel prossimo, la zona euro all’1% in entrambi gli anni, la Cina in frenata dal 4,5% al 4,2%.
Il nodo dell’energia e delle scorte europee
Le prospettive, avverte l’OCSE, “continuano a dipendere in misura significativa dalla possibilità di giungere a una soluzione duratura del conflitto“. Dopo una fase di moderazione tra giugno e luglio i prezzi dell’energia sono tornati a salire per le nuove interruzioni nel Golfo, mentre il traffico attraverso Hormuz resta su livelli molto ridotti. Le proiezioni assumono un picco nell’ultimo trimestre dell’anno, con il Brent a 105 dollari al barile e il gas TTF a 82 euro al megawattora, e un calo graduale nel 2027. Il punto debole è l’Europa, dove il riempimento degli stoccaggi di gas è il più basso per questo periodo dell’anno da oltre quindici anni. A fine agosto la media europea si fermava al 66% contro oltre l’83% dell’Italia, e la Commissione europea ha escluso “un rischio immediato per la sicurezza degli approvvigionamenti” pur definendo “eccezionale” la situazione del mercato.
Inflazione in risalita e banche centrali in allerta
Il rincaro delle materie prime riporta in alto i prezzi: nei Paesi del G20 l’inflazione dovrebbe salire dal 3,4% del 2025 al 4,1% nel 2026, per poi scendere al 3,6% nel 2027, e oggi oltre la metà delle economie del gruppo registra un’inflazione superiore all’obiettivo delle banche centrali. Da marzo circa un terzo degli istituti ha alzato i tassi e l’OCSE si attende un ulteriore rialzo negli Stati Uniti entro fine anno e nuovi ritocchi moderati nell’area euro. Pesano anche i dazi, con l’aliquota effettiva applicata dagli Stati Uniti salita dal 9,6% di giugno al 10,9% di metà settembre, e i rendimenti dei titoli di Stato a lungo termine, arrivati ai massimi da almeno quindici anni sotto la spinta dei timori sui conti pubblici e delle massicce emissioni obbligazionarie delle imprese dell’intelligenza artificiale.
L’Italia tra la revisione al rialzo e i salari fermi
Per l’Italia il rapporto porta una notizia positiva. La stima di crescita per il 2026 sale allo 0,9%, quattro decimali in più rispetto a giugno, mentre per il 2027 resta confermato lo 0,6%. La revisione “è significativa, determinata in gran parte da un primo trimestre più forte del previsto, come certificato da parte dell’ISTAT, ma anche da un secondo trimestre relativamente solido”, ha spiegato il capo economista dell’OCSE Stefano Scarpetta, indicando come motori “la domanda interna, i consumi, ma anche gli investimenti pubblici. Naturalmente, il PNRR sta svolgendo un ruolo significativo”. Il quadro dei prezzi resta però delicato, con l’inflazione attesa al 3% quest’anno e al 2,6% nel prossimo. L’OCSE ricorda inoltre che il caro carburanti arriva mentre le retribuzioni reali in alcune economie del G20, tra cui proprio l’Italia, sono ancora pari o inferiori ai livelli precedenti la pandemia.
I rischi fra rendimenti, clima e intelligenza artificiale
In uno scenario avverso, con energia cara più a lungo, un forte episodio di El Niño (che la NOAA stima probabile al 95% entro fine anno) e una correzione dei mercati azionari, la crescita mondiale del 2027 perderebbe 0,7 punti e l’inflazione ne guadagnerebbe 1,1. Una rapida soluzione del conflitto e una diffusione più veloce dell’intelligenza artificiale potrebbero invece spingere la crescita oltre le attese. Le raccomandazioni ai governi vanno nella direzione del rigore. Gli aiuti contro il caro energia, oggi mirati solo in circa la metà dei casi, dovrebbero concentrarsi sulle famiglie vulnerabili e prevedere scadenze chiare, mentre l’aumento dei rendimenti rende più urgente contenere la spesa e costruire strategie di bilancio pluriennali credibili.



