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Trump all’ONU minaccia l’Iran e rivendica il nuovo ordine americano
© Imagoeconomica
23 Settembre 2026

Trump all’ONU minaccia l’Iran e rivendica il nuovo ordine americano

All’Assemblea generale Trump pone all’Iran l’alternativa tra accordo e annientamento, attacca Cuba, rivendica il petrolio venezuelano e annuncia due basi in Groenlandia. Teheran parla di “crimini internazionali” e la delegazione cubana lascia l’aula.

“L’America è tornata ed è più forte che mai”. Con questa frase Donald Trump ha aperto il suo intervento davanti all’81esima Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, un discorso di circa mezz’ora costruito più come un bilancio di potenza che come un appello alla cooperazione multilaterale. Il presidente degli Stati Uniti ha rivendicato che “mentre altri parlavano, io ho agito. Mentre altri parlavano di pace, io l’ho realizzata”, ha ribadito che “non esiste un governo globale” e che finché resterà alla Casa Bianca “non ci saranno tasse globali”. Il cuore politico dell’intervento è stato però il Medio Oriente, con un messaggio all’Iran che ha dominato le reazioni delle cancellerie.

L’ultimatum a Teheran e i colloqui paralleli

Trump ha descritto la scelta che ha davanti in termini netti: “Devo prendere una grande decisione”, ha detto, spiegando che l’alternativa è tra un accordo che consenta all’Iran di ricostruirsi e diventare un paese più grande di prima e l’annientamento rapido della Repubblica islamica. Ha ripetuto che Teheran “non avrà mai l’arma nucleare” e si è detto convinto che l’intesa arriverà dopo le elezioni di metà mandato di novembre. La replica è arrivata dal portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmail Baghaei, secondo cui minacciare un paese di un attacco militare “è un’ammissione di aver commesso crimini internazionali” e le parole del presidente americano “non nascono dall’autorità, ma dalla disperazione”. Nelle stesse ore gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner hanno avuto con la delegazione del ministro degli Esteri Abbas Araghchi tre ore di colloqui indiretti attraverso i mediatori, il primo contatto da giugno. Trump ha commentato che l’incontro “è andato molto bene”, mentre Teheran ha messo sul tavolo le sue condizioni per riaprire lo Stretto di Hormuz, dalla fine del blocco navale americano allo sblocco dei beni congelati.

Cuba, Venezuela e il controllo dell’emisfero occidentale

Il secondo asse del discorso è stato il continente americano, che Trump considera ormai una sfera d’influenza da difendere senza compromessi: “Non permetteremo che nemici stranieri trovino rifugio per minacciare l’America alle nostre porte”, ha avvertito, prima di definire Cuba “uno Stato fallito” destinato a cadere. Mentre parlava dell’isola la delegazione cubana ha lasciato l’aula e il ministro degli Esteri Bruno Rodríguez ha replicato che “Cuba non è una minaccia”, respingendo le accuse come falsità. Sul Venezuela, dopo la cattura di Nicolás Maduro, il presidente ha rivendicato il controllo statunitense del petrolio del paese con la formula “al vincitore spetta il bottino”, e nella notte ha incontrato per la prima volta la leader ad interim Delcy Rodríguez.

Delcy Rodriguez e Donald Trump © Imagoeconomica

Groenlandia, intelligenza artificiale e armamenti

Dal podio Trump ha rivendicato anche l’accordo di sicurezza con Danimarca e Groenlandia, che prevede la costruzione immediata di “due basi militari di grande importanza” nell’isola artica, a Narsarsuaq e Mestersvig, oltre all’ammodernamento di quella di Pituffik. La premier danese Mette Frederiksen ha condiviso le preoccupazioni americane per la sicurezza, mentre il primo ministro groenlandese Jens-Frederik Nielsen ha definito l’intesa “un passo nella giusta direzione”, pur riconoscendo che ricostruire la fiducia richiederà tempo. Sull’intelligenza artificiale il presidente ha promesso di incoraggiare la “superintelligenza” invece di frenarla, liquidando come una bufala gli allarmi sui rischi, e ha assicurato che gli Stati Uniti dispongono di “più munizioni di quante potremmo mai pensare di usare”, nonostante le scorte risultino in forte calo per effetto della guerra con l’Iran.

L’Ucraina e il peso del voto di novembre

Sul fronte ucraino Trump ha assicurato che la pace tra Russia e Ucraina “si farà prima di quanto si pensi” e ha indicato come messaggio a Vladimir Putin quello di “mettere fine alla guerra”. A margine dei lavori ha ricevuto Volodymyr Zelensky, che ha definito l’incontro produttivo e si è detto fiducioso che il conflitto possa chiudersi “prima dell’inverno”, respingendo però la richiesta americana di sospendere gli attacchi alle infrastrutture energetiche con una frase netta: “Credetemi, se non rispondessimo, non saremmo qui oggi”. Sullo sfondo resta il voto di novembre, che lo stesso Trump ha indicato come spartiacque del negoziato con l’Iran e che trasforma la tribuna delle Nazioni Unite anche in un palcoscenico di politica interna.

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