
Il denaro dei mercati cambia strada
Il 21 settembre l’Eurosistema ha acceso Pontes, il sistema che permette di pagare i titoli digitali con denaro della banca centrale. Detto così sembra un dettaglio per addetti ai lavori, in realtà è l’infrastruttura con cui l’Eurosistema mette insieme il mondo dei titoli digitali e quello dei pagamenti ufficiali, e offre un’occasione concreta a chi saprà entrarci presto. Il meccanismo è più semplice di quanto sembri. Un titolo tokenizzato è un’obbligazione, un fondo o un altro strumento rappresentato su un registro digitale condiviso, la tecnologia che in sigla si chiama DLT. Oggi consegna e pagamento di un titolo passano per sistemi e intermediari diversi. Con Pontes il titolo può nascere e circolare sulle nuove piattaforme, mentre il pagamento continua a passare dall’infrastruttura dell’Eurosistema, dove il denaro della banca centrale non comporta rischio di credito. Il vantaggio promesso riguarda tempi, costi e risparmio. Pierre Gramegna, direttore generale del Meccanismo europeo di stabilità, ha scritto a fine luglio che i depositi tokenizzati possono collegare denaro e titoli con meno intermediari, fino a far avvenire consegna e pagamento nello stesso momento. Nell’area euro famiglie e imprese hanno oltre 15.000 miliardi di euro in depositi, e secondo Gramegna una finanza più efficiente può aiutare a trasformarli in capitale produttivo.
Il contributo italiano
L’Italia parte con più di una carta in mano. Nelle sperimentazioni del 2024 sono stati coinvolti 64 partecipanti e realizzate oltre 50 prove, e tra le soluzioni testate c’era TIPS Hash-Link, messa a disposizione dalla Banca d’Italia: Pontes riunisce in un’unica piattaforma le tre soluzioni esplorate in precedenza e nasce quindi anche da un contributo italiano. Nel luglio 2024 CDP ha emesso con Intesa Sanpaolo il primo digital bond su blockchain, con regolamento in moneta di banca centrale tramite TIPS Hash-Link. A dicembre 2025 UniCredit e CDP hanno sottoscritto il primo minibond interamente tokenizzato su blockchain pubblica: 5 milioni di euro, con garanzia SACE al 50% e piattaforma BlockInvest, per finanziare l’ampliamento dello stabilimento di E4 Computer Engineering a Rubiera con un nuovo data center. È l’esempio più chiaro di utilità: un’impresa italiana ottiene credito con uno strumento digitale che, secondo UniCredit, porta più efficienza, trasparenza e rapidità. In aprile UniCredit è entrata in BlockInvest con 4 milioni di euro, circa il 16%. Del primo bond tokenizzato come realtà già operativa ha parlato su NEXT Lorenzo Rigatti, CEO e cofondatore di BlockInvest.
I primi partecipanti e la mossa della BCE
Al lancio erano già collegati 13 operatori di mercato, tra cui Deutsche Bank, Santander e Société Générale, insieme a 4 operatori di infrastrutture digitali. Altri si aggiungeranno nei prossimi mesi, le funzionalità cresceranno gradualmente e il servizio sarà completo entro il 2028. Tra i primi nomi non figura alcun intermediario italiano, e questo lascia aperto uno spazio. L’accesso è previsto per chi partecipa al sistema di regolamento europeo o è un operatore digitale autorizzato. Il segnale arriva anche dall’alto. Lo stesso giorno la BCE ha annunciato che investirà una piccola parte dei propri fondi in titoli tokenizzati, regolati con Pontes, per imparare direttamente come funziona il mercato. Importo e data non sono stati resi noti.
La sfida dei depositi tokenizzati
Un secondo fronte riguarda i depositi tokenizzati, cioè i normali depositi bancari rappresentati da un token digitale. Restano depositi presso una banca commerciale, a differenza delle stablecoin, emesse da soggetti privati e sostenute da riserve. Nel Regno Unito Lloyds, NatWest e Barclays hanno già eseguito due operazioni di rifinanziamento di mutui con depositi tokenizzati, e le banche britanniche puntano a emettere tre obbligazioni digitali nel primo trimestre del 2027. L’opportunità ha però un prezzo da tenere d’occhio. Nel bollettino macroprudenziale di aprile la BCE distingue due tipi di depositi tokenizzati: quelli trasferibili a terzi, che come le stablecoin possono valere più o meno del loro valore nominale, e quelli che restano presso la banca emittente e si regolano in moneta di banca centrale. Questi ultimi si inseriscono nel sistema attuale, ma richiedono piattaforme e regole condivise, non facili da costruire. Pontes è il primo pezzo di una costruzione più grande. Accanto c’è Appia, il programma con cui l’Eurosistema, insieme alla Danmarks Nationalbank, lavora a un modello complessivo per i mercati finanziari europei basati su DLT, da definire entro il 2028. Per l’Italia la domanda è semplice e strategica: gli intermediari nazionali saranno tra quelli che costruiscono questa infrastruttura, con la Banca d’Italia già nel cantiere, o tra quelli che la useranno quando sarà pronta?


