
Persona o deepfake? World porta l’identità digitale in banca
Il 18 ottobre, dal palco di Money20/20 a Las Vegas, Alex Blania ha presentato World ID per il settore bancario e finanziario. Blania è cofondatore di World, il progetto di identità digitale avviato nel 2019 insieme a Sam Altman. La promessa è semplice da enunciare e più complessa da realizzare: aiutare banche e operatori a capire se, dietro una richiesta, una voce o una videochiamata, ci sia davvero una persona oppure una sua imitazione creata con l’intelligenza artificiale.
Il problema è concreto, anche in Italia. Secondo il Center for Financial Services di Deloitte, negli Stati Uniti le perdite da frodi abilitate dall’intelligenza artificiale generativa potrebbero passare da 12,3 miliardi di dollari nel 2023 a 40 miliardi nel 2027. Nel febbraio 2026, secondo le ricostruzioni pubblicate a settembre, l’allora presidente di Fideuram, società del gruppo Intesa Sanpaolo, fu indotto a disporre bonifici per circa 95 milioni di euro dopo aver ricevuto un falso messaggio attribuito a Carlo Messina e una telefonata con la voce contraffatta di un avvocato, realizzata con l’intelligenza artificiale. Una parte delle somme è stata recuperata, ma oltre 36 milioni di euro risultavano ancora da rintracciare. Per anni la voce di un vertice bastava a dare il via libera a un’operazione, oggi non basta più.
Tre prove per riconoscere una persona
World risponde con un sistema di credenziali digitali. Lo strumento principale è la Proof of Human, una prova che permette di dimostrare di essere una persona reale e unica all’interno dell’ecosistema World, che si ottiene con la verifica tramite Orb, un dispositivo che analizza caratteristiche biometriche dell’iride. Il sistema comprende anche la Proof of Presence, che consente di dimostrare la propria presenza attraverso un selfie, e la Proof of Attributes, con cui è possibile confermare determinate informazioni, come l’età, senza divulgare tutti i dati del documento. Secondo World, le prove crittografiche confermano le informazioni richieste senza condividere i dati personali sottostanti.
C’è però una distinzione importante: dimostrare di essere una persona reale non equivale a dimostrare di essere il titolare di un conto. La verifica dell’umanità può contrastare alcune forme di frode, ma non sostituisce l’identificazione del cliente, i controlli antiriciclaggio o le procedure di autenticazione richieste alle banche. Per ora, World ha indicato cinque partner iniziali di sviluppo: OpenExchange, Bain Capital, Outtake, Pantera Capital e VanEck Funds. Nell’annuncio non figurano banche che abbiano già adottato il prodotto, né prezzi.
Dalla verifica ai pagamenti
La mossa rientra in una strategia più ampia. A settembre, infatti, World ha lanciato World Money, un’applicazione in progressiva distribuzione in oltre 150 Paesi che combina servizi finanziari e pagamenti in stablecoin, criptovalute il cui valore è ancorato a una valuta, come il dollaro. Identità digitale e servizi finanziari cominciano così a convergere nello stesso ecosistema privato, dove la verifica dell’umanità può diventare una credenziale di accesso.
Il nodo della privacy
In Europa la questione incontra un primo ostacolo nella protezione dei dati personali. Nel marzo 2024 il Garante italiano ha avvertito Worldcoin, allora nome del progetto, che il trattamento dei dati biometrici attraverso gli Orb, secondo le modalità esaminate, avrebbe potuto violare il GDPR. Tra le criticità segnalate figuravano la trasparenza delle informazioni, la validità del consenso e la tutela dei minori. Per le banche il tema è delicato: adottare una tecnologia biometrica fornita da un operatore privato significa valutare chi tratta i dati, con quali garanzie e sotto quale responsabilità.
La risposta europea
Intanto l’Europa costruisce una propria alternativa. Il regolamento europeo sull’identità digitale, noto come eIDAS 2.0, prevede che ogni Stato membro renda disponibile entro la fine del 2026 almeno un portafoglio europeo di identità digitale, l’EUDI Wallet. Per i prestatori di servizi privati soggetti all’obbligo previsto dal regolamento, compresi quelli finanziari interessati, l’accettazione del wallet per l’autenticazione forte diventerà obbligatoria entro la fine del 2027.
I due modelli partono da presupposti diversi. World punta a dimostrare, attraverso un sistema privato, che un interlocutore è una persona unica. L’EUDI Wallet permette invece di attestare identità e attributi attraverso credenziali verificabili, in un’infrastruttura regolata a livello europeo. Le due soluzioni si incontrano su una questione ormai centrale: come riconoscere le persone in un ambiente digitale in cui le identità possono essere falsificate, i documenti manipolati e le interazioni simulate.
Per le banche italiane la sfida sarà scegliere strumenti efficaci contro le frodi e compatibili con gli obblighi normativi. Sullo sfondo resta la domanda su chi costruirà l’infrastruttura della fiducia digitale, chi ne scriverà le regole e chi controllerà le credenziali utilizzate ogni giorno da cittadini e imprese. Per l’Europa, la sovranità digitale passa anche da qui.


