
Guerra in Iran, allarme rosso per l’edilizia romana: “Rischio deflagrazione per le costruzioni”
La guerra in Iran si abbatte sull’edilizia italiana come una seconda tempesta, prima ancora che la prima, quella innescata dal conflitto in Ucraina, si fosse del tutto esaurita. A fotografare la situazione con parole nette è Antonio Ciucci, presidente di ANCE Roma-ACER, intervenuto a margine del convegno “Un piano per l’Italia”, organizzato dall’Associazione nazionale costruttori con la direzione di Francesco Rutelli. “È la seconda emergenza che affrontiamo in quattro anni — ha dichiarato Ciucci — e purtroppo le conseguenze le conosciamo già: aumento dei prodotti petroliferi, che già sentiamo come il gasolio, ma temiamo soprattutto l’aumento dell’energia, perché a cascata si rifletterà su tutti i prodotti delle costruzioni.”
Il nodo PNRR e i 2 miliardi ancora mancanti
Il punto più critico riguarda la fase conclusiva dei cantieri del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che rischia di essere compromessa proprio sul traguardo. “La sovrapposizione di queste due emergenze potrebbe essere deflagrante per il nostro settore — ha avvertito Ciucci — e purtroppo per i lavori del PNRR che sono in fase conclusiva. È come fare lo sgambetto proprio quando uno sta per raggiungere il traguardo.” A pesare c’è anche un’eredità irrisolta: la guerra in Ucraina aveva portato al decreto Aiuti, ma del fondo stanziato mancano ancora circa 2 miliardi di euro, una lacuna che oggi rischia di sommarsi ai nuovi aumenti.
Bitume oltre il 60%, e poi cemento, acciaio, plastiche
Sul fronte dei materiali, il campanello d’allarme più immediato riguarda il bitume, indispensabile per le pavimentazioni stradali: il prezzo è salito di oltre il 60% in pochissimo tempo, rendendo già oggi insostenibili molte lavorazioni. “Quelle lavorazioni sono già ineseguibili — ha spiegato Ciucci — ma il nostro timore è che dopo il bitume arriverà il turno del cemento, dell’acciaio, delle plastiche: tutto ciò che consuma energia e viene trasformato in Italia.” L’associazione ha già chiesto misure straordinarie, tra cui la sospensione delle lavorazioni più colpite e il congelamento del recupero delle anticipazioni, in attesa di capire come evolverà il conflitto nelle prossime settimane.
La richiesta all’Europa: sbloccare il patto di stabilità
Sul piano delle soluzioni, la posizione di ANCE Roma-ACER è chiara: servono risorse straordinarie, come quelle mobilitate all’epoca della crisi ucraina, e questa volta vanno chieste anche a Bruxelles. “Il contesto economico del nostro Paese è completamente diverso da quello del 2022 — ha sottolineato Ciucci — e non possiamo permetterci di affrontare questa emergenza con gli stessi strumenti ordinari”. La richiesta, sostenuta anche dalla presidente nazionale ANCE Federica Brancaccio, è di sbloccare il Patto di Stabilità per liberare risorse supplementari. Il dialogo con il governo, assicura Ciucci, è aperto e costante. Ma il tempo stringe: ogni settimana che passa senza un accordo diplomatico sul fronte iraniano è una settimana di rincari in più che i cantieri devono assorbire.






