
La realtà dietro ogni click, come i data center consumano energia, acqua e soldi
Storicamente, il primo “data center”risale agli anni ’40 ed è l’Electriconic Numerical Integrator and Computer (ENIAC), completato nel 1945 presso l’università della Pennsylvania. Pesava circa 30 tonnellate, consumava 150-200kW e richiedeva un team di tecnici per poter funzionare. Oggi un singolo smartphone compie numerose operazioni di calcolo in pochissimo tempo, ma il principio di fondo è rimasto lo stesso: raccogliere, proteggere ed elaborare dati. I data center si occupano proprio di questo: strutture fisiche che permettono il funzionamento di numerosi servizi, primo fra tutti l’interazione con l’intelligenza artificiale.
Ad oggi, di data center, ne è pieno il mondo. In Italia se ne contano 222, con la maggior concentrazione a Milano con 68 strutture, seguita da Roma con 27.

In quanto strutture fisiche contenenti numerosi server, un hyperscale (data center di grandi dimensioni) ne contiene all’incirca 5000, necessitano di diversi accorgimenti: un sistema di alimentazione, che comporta un ingente consumo di energia, e un sistema di raffreddamento, che prevede l’utilizzo di milioni di litri di acqua al giorno. Per non parlare dei requisiti che deve avere il terreno dove costruire.
Il peso economico
I data center stanno ridisegnando l’assetto economico odierno. A livello globale sono stati investiti, nel 2025, approssimativamente 715 miliardi di dollari nella loro creazione, progettazione e ristrutturazione. In Europa, nel triennio 2023-2025, sono stati investiti all’incirca 30 miliardi di euro, di cui 7 miliardi in Italia, che ne ha utilizzati il 70% principalmente su Milano. Si stima che tra il 2026 e il 2028 gli investimenti arriveranno a toccare i 110 miliardi per l’Europa, di cui 25 miliardi per l’Italia.
I dati forniti dal Rapporto Strategico della Community Data Center di Teha Group, uscito a dicembre 2025, hanno definito un quadro interessante: si prevede che per il quinquennio 2025-2030 il mercato potrebbe generare un giro d’affari compreso tra i 12 e i 30 miliardi di euro. Se ci si proietta fino al 2040, le stime indicano un potenziale che oscilla tra i 38 e i 165 miliardi, in base alla capacità dell’Italia di mantenere alta la propria attrattività.
Il peso energetico
L’analisi condotta da Engie Italia in collaborazione con Key to Energy, ha rilevato che la domanda energetica globale è cresciuta del 23%, raggiungendo 545 TWh di consumi totali. Il loro studio evidenzia, inoltre, come l’Italia stia progredendo rispetto alla media dei consumi europei, superando il 10%, consolidandosi sempre di più come un hub strategico del Mediterraneo.
Nel 2024, secondo il rapporto dell’IEA su energia e AI, i data center hanno rappresentato l’1,5% del consumo elettrico mondiale, pari a 415 TWh. Nel 2023 in Italia il consumo di energia elettrica è stato di 509,7 GWh, nel 2024 il consumo è arrivato attorno ai 5-7 TWh, pari all’1,9 % dei consumi elettrici nazionali. Nel 2035 si stima che i consumi potrebbero subire un’accelerazione, salendo a un intervallo compreso tra il 7% e il 13% del totale, per un totale annuo di circa 21,6 TWh.

L’acqua, un bene primario al servizio dei server
Secondo l’analisi condotta da Alexander Roll, Investment Strategist di Global X, si stima che i consumi globali di acqua si aggirino attorno ai 1,32 milioni di litri al giorno per ogni data center, arrivando a consumare miliardi di litri al giorno. Si prevede che entro il 2028 si arriverà a un consumo di 1.068 trilioni di litri all’anno. L’utilizzo dell’acqua è fondamentale per il sistema di raffreddamento dei server. Il calore generato dalle apparecchiature elettroniche viene assorbito dall’acqua, per garantire un funzionamento efficace e veloce. Per questo motivo è necessario utilizzare acqua trattata, a basso contenuto di minerali, per evitare incrostazioni calcaree, garantendo una buona manutenzione dei macchinari.
Secondo le Nazioni Unite circa 1,8 miliardi di persone vivono in aree di assoluta scarsità d’acqua il che mette i data center in una posizione scomoda. Un modo per far fronte al problema ci sarebbe: se al posto dei sistemi di raffreddamento tradizionale (per evaporazione) ne venissero utilizzati di alternativi (utilizzo di fonti idriche riciclate, di acqua piovana o di un trattamento idrico efficiente che garantisce il riutilizzo dell’acqua in più cicli), si stima che ci sarebbe un risparmio idrico di circa il 50%-70%.

Dove costruire
Per costruire un Data Center ci sono dei requisiti essenziali da rispettare. Uno di questi è la vicinanza: l’area in cui costruire deve essere ad almeno 20 chilometri dalle grandi città, per garantire tempi di latenza ottimali (ritardo di comunicazione tra input e output in un sistema). Allo stesso tempo, non deve essere sviluppato nei pressi di aeroporti o ferrovie e in zone non soggette ad alluvioni, il che, considerando che il 94% del territorio italiano è a rischio dissesto idrogeologico, rende complicato trovare un luogo idoneo. Un altro intoppo è la destinazione d’uso: ogni comune ha delle proprie regole normative e per i data center non esiste una vera e propria destinazione d’uso. Questo porta a una tempistica di circa cinque anni per avere le autorizzazioni necessarie, obbligando gli investitori a programmare con largo anticipo i loro capitali.
Una legge che disciplina tutti questi aspetti (sostenibilità, nodi infrastrutturali, caratteristiche energivore) è stata redatta, ed è la legge “Delega al governo per la disciplina, la realizzazione e lo sviluppo dei centri di elaborazione dati“, promossa su iniziativa dell’onorevole Giulia Pastorella. È stata approvata alla Camera in un testo unificato e aspetta di essere visionata e approvata al Senato.








