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Priolo, la grande raffineria italiana che tutti vogliono comprare
La raffineria di Priolo Gargallo
© Imagoeconomica
23 Aprile 2026

Priolo, la grande raffineria italiana che tutti vogliono comprare

La più grande raffineria d’Italia, che copre un quinto del fabbisogno nazionale, è al centro di una battaglia tra Ludoil, il gruppo italiano che tratta in esclusiva da gennaio, e un fondo americano che ha appena presentato un’offerta concorrente. GOI Energy ha risposto blindando l’accordo con gli italiani.

Da gennaio 2026 il gruppo Ludoil è coinvolto in regime di esclusiva in un processo di due diligence finalizzato alla valutazione di una possibile acquisizione della raffineria ISAB di Priolo Gargallo, la più grande d’Italia, che copre circa un quinto del fabbisogno nazionale di prodotti raffinati. Ludoil, gruppo campano riconducibile all’imprenditore Donato Ammaturo, proprietario anche del gruppo editoriale L’Espresso, aveva già un piede dentro: da metà gennaio era operativo un contratto per la caricazione e la vendita dei prodotti petroliferi. Il contesto è quello di GOI Energy, la società cipriota proprietaria dell’impianto dal 2023 che aveva concluso un percorso di Composizione Negoziata della Crisi avviato a gennaio 2025 per affrontare tensioni finanziarie, un segnale che la proprietà cipriota cercava un’uscita ordinata. Il contratto di opzione in esclusiva firmato con Ludoil puntava esattamente a questo.

Il fondo americano che cambia le carte

Nelle ultime settimane un grande fondo d’investimento statunitense specializzato in infrastrutture ed energia ha consegnato formalmente a GOI Energy una lettera d’intenti per l’acquisizione del 100% di ISAB, con al fianco come possibile partner industriale Pertamina, il colosso energetico statale indonesiano. La notizia, rivelata ieri da Milano Finanza, è esplosa nel mezzo di una due diligence che Ludoil riteneva blindata. Il comunicato congiunto di GOI Energy e Ludoil diffuso oggi è la risposta diretta: le due società ribadiscono che esiste un contratto vincolante, che i contratti di compravendita saranno firmati nei prossimi giorni e che ogni altra manifestazione di interesse è irrilevante. Sullo sfondo resta un contenzioso aperto con Lukoil: la società russa aveva ottenuto dal Tribunale di Siracusa l’annullamento della rescissione del suo contratto con ISAB, e la vicenda è ancora in corso davanti ai giudici.

Una questione di Stato

Il tempismo della mossa americana non è casuale. La guerra tra Stati Uniti e Iran ha innescato una nuova crisi energetica, rendendo il dossier ISAB non solo un affare di bilancio ma una questione di Stato: la raffineria copre circa il venti per cento della capacità di raffinazione nazionale. Chi acquisterà dovrà passare dal golden power di Palazzo Chigi, che nell’ultimo anno ha già monitorato da vicino la vicenda. Il piano industriale dichiarato da Ludoil, riconversione parziale verso biocarburanti avanzati, HVO e carburante sostenibile per l’aviazione, ha il vantaggio di essere già noto al governo e coerente con le traiettorie europee. Il fondo americano, per quanto dotato di capitali, arriva tardi e senza un profilo industriale pubblico. La partita è ancora aperta, ma Ludoil gioca in casa.

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