
Commissari, concessioni balneari e titoli edilizi: tutto quello che c’è nel decreto Infrastrutture
L’11 marzo 2026, il governo Meloni ha pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto legge n. 32, dal titolo ufficiale “Disposizioni urgenti in materia di commissari straordinari e concessioni“. Il testo è entrato in vigore il giorno dopo, il 12 marzo, e da allora è in corso la sua conversione in legge presso la commissione Ambiente e Lavori pubblici del Senato (l’ottava commissione), con relatori il senatore Claudio Fazzone di Forza Italia e la senatrice Tilde Minasi della Lega.
Il decreto è, in realtà, un provvedimento piuttosto articolato. Sotto un’unica etichetta convivono questioni molto diverse tra loro: il riordino delle strutture commissariali per le grandi opere, le regole per le concessioni demaniali marittime, una proroga retroattiva per i titoli edilizi scaduti e, per mezzo degli emendamenti in commissione, anche la semplificazione delle procedure per potenziare i gasdotti che collegano l’Italia all’estero.
I commissari straordinari
La parte più consistente del decreto riguarda la razionalizzazione del sistema dei commissari straordinari, figure che negli ultimi anni sono diventate lo strumento ordinario per sbloccare opere che il percorso amministrativo normale non riesce a far avanzare. Il problema, però, è che la proliferazione di commissariamenti ha generato sovrapposizioni, conflitti di competenza e inefficienze, soprattutto quando più commissari si trovano ad agire sullo stesso territorio o lungo le stesse infrastrutture.
Il decreto interviene su diversi fronti. Per ANAS e RFI (Rete Ferroviaria Italiana), le funzioni commissariali vengono sostanzialmente accentrate negli amministratori delegati delle due società, che diventano i nuovi sub-commissari di riferimento per i rispettivi territori, con la possibilità di delegare a responsabili locali. L’obiettivo dichiarato è rendere la gestione più rapida ed efficiente, eliminando duplicazioni e riducendo i costi amministrativi.
Sul fronte del Ponte sullo Stretto, il decreto interviene per adeguare la governance ai rilievi già formulati dalla Corte dei Conti, aggiornare il piano economico-finanziario e nominare l’amministratore delegato di RFI come commissario straordinario per le infrastrutture ferroviarie complementari all’opera. Vengono autorizzate risorse finanziarie distribuite su più anni, fino al 2040.
Trovano posto nel testo anche i commissari per le due strutture ospedaliere di Torino e Novara, quello per la ricostruzione post-calamità nelle province di Ancona, Pesaro-Urbino e Macerata, e le misure per la funzionalità della Società Infrastrutture Milano-Cortina 2020-2026, ovvero la società che gestisce le opere per i Giochi olimpici invernali. C’è poi il commissariamento per le opere necessarie a UEFA Euro 2032 e per il polo logistico di Alessandria Smistamento. Viene inoltre affrontata la questione del Gran Sasso: il decreto razionalizza le competenze tra il commissario per la sicurezza del sistema idrico e quello per la messa in sicurezza e l’ammodernamento delle autostrade A24 e A25, due figure che fino ad ora operavano in modo separato sullo stesso territorio. Un capitolo a parte riguarda la metropolitana C di Roma, dove il decreto chiarisce l’estensione delle prerogative commissariali per sbloccare il contenzioso tra Roma Metropolitane e Metro C.
Le concessioni balneari
L’articolo 8 del decreto è quello che ha acceso il dibattito politico più acceso. Riguarda le concessioni demaniali marittime, cioè le spiagge, e prevede che il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti predisponga uno schema di bando-tipo per uniformare le procedure di gara su tutto il territorio nazionale. L’obiettivo dichiarato è superare la frammentazione tra Comuni che fin qui hanno gestito le gare in modo molto diverso l’uno dall’altro, con tempistiche e contenuti dei bandi spesso incompatibili.
Gli emendamenti all’articolo 8
È proprio sull’articolo dedicato alle concessioni balneari che si è concentrata la battaglia degli emendamenti, che oppone due visioni molto diverse del futuro delle spiagge italiane. Da un lato ci sono le proposte che cercano di tutelare i concessionari uscenti e il valore delle imprese balneari; dall’altro quelle che puntano a un sistema di gara più rigido, più aderente alle indicazioni europee e meno protettivo verso chi già gestisce uno stabilimento.
Tra gli emendamenti più favorevoli al settore balneare spicca quello della Lega che chiede che in sede di gara si tenga conto del valore aziendale dell’impresa, ovvero dei beni materiali e immateriali accumulati nel tempo. È la trasposizione normativa di una tesi che il comparto sostiene da anni: lo stabilimento balneare non è solo un’occupazione di suolo pubblico, ma un’azienda con una storia, degli investimenti e un avviamento che meritano considerazione.
Nella stessa area si collocano gli emendamenti di Forza Italia e ancora della Lega, che legano l’avvio delle gare all’esistenza di piani urbanistici e piani di utilizzo delle aree demaniali, e un altro sempre della Lega, che punta a garantire la continuità materiale del servizio nel passaggio tra un concessionario e l’altro, tutelando le strutture già presenti sull’area.
Sul fronte opposto si trovano gli emendamenti del Partito Democratico, di Alleanza Verdi e Sinistra e di un gruppo di senatori riconducibili al M5S. Il loro filo conduttore è la gara come unica strada percorribile, senza sconti per i gestori uscenti. Gli emendamenti convergono su un punto preciso: nessun punteggio premiale per chi già gestisce la concessione, indennizzo limitato agli investimenti non ancora ammortizzati, nessuna forma di prelazione.
Molto discussi anche gli emendamenti sulle spiagge libere: il PD e AVS propongono che almeno il 50% dell’arenile balneabile di ciascun ambito omogeneo resti libero e gratuito, mentre Fratelli d’Italia fissa la soglia al 45%. Una differenza di cinque punti percentuali che, in molti comuni costieri, si traduce in una quantità significativa di costa sottratta alle concessioni.
Sul fronte ambientale, i testi di AVS, PD e del gruppo M5S introducono requisiti più stringenti per i nuovi affidamenti: strutture completamente amovibili, divieto di fondazioni in cemento armato, obbligo di valutazione di incidenza ambientale. Misure che gli operatori del settore considerano penalizzanti per la sostenibilità economica degli investimenti.
Proroga retroattiva per i titoli edilizi
Un altro emendamento che ha fatto notizia riguarda i permessi di costruire, le SCIA e le autorizzazioni paesaggistiche. La proposta, depositata dai relatori in commissione Tilde Minasi (Lega) e Claudio Fazzone (Forza Italia), introduce una proroga automatica e retroattiva di 48 mesi per tutti i titoli edilizi rilasciati entro la fine del 2025. La differenza rispetto al sistema attuale è significativa. Fino ad ora la proroga era a richiesta: chi voleva beneficiarne doveva dichiarare esplicitamente di volersi avvalere delle disposizioni speciali introdotte a partire dal decreto Ucraina del 2022. Con la nuova formulazione, la proroga si applica automaticamente a tutti i titoli rientranti nei parametri, senza bisogno di presentare alcuna domanda. Diventa inoltre possibile la riattivazione di titoli già scaduti. È la quinta proroga complessiva in pochi anni, e il settore delle costruzioni la interpreta come un tentativo di mettere ordine in un sistema di regimi differenti che si sono stratificati nel tempo, creando incertezza.
I gasdotti
Tra le proposte depositate in commissione c’è anche un emendamento che guarda oltre i confini del decreto originario, intervenendo sul tema della sicurezza energetica. Il testo, proposto anch’essp dai relatori Minasi e Fazzone, prevede la preparazione di un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che individui gli interventi di sviluppo, potenziamento o modifica dei gasdotti di importazione dichiarati di interesse strategico nazionale. Per questi interventi è prevista la possibilità di derogare ai meccanismi ordinari di compensazione territoriale, a condizione che le autorità competenti per le valutazioni ambientali verifichino che i nuovi lavori non incrementino l’impatto del gasdotto esistente. Uno strumento pensato per accelerare i tempi e ridurre il rischio di contenziosi, in un periodo in cui la sicurezza degli approvvigionamenti energetici è considerata una priorità.
L’iter parlamentare e la scadenza
Il provvedimento è atteso nell’Aula del Seanto dal 28 al 30 aprile. La scadenza costituzionale per la conversione in legge è il 10 maggio 2026: se entro quella data il Parlamento non approva la legge di conversione, il decreto decade e perde efficacia retroattivamente. Dopo il voto del Senato, il testo dovrà passare alla Camera per la seconda lettura.
I tempi sono stretti, e la quantità di emendamenti depositati rende l’esito finale tutt’altro che scontato. Il nodo delle concessioni balneari, in particolare, rischia di riaprire uno scontro politico che dura ormai da anni e che ha già bruciato diversi provvedimenti legislativi. La partita, al momento, è ancora aperta.





