
Quarto decreto carburanti, accise prorogate al 6 giugno e 300 milioni ai camionisti
È il quarto decreto carburanti in poco più di due mesi. Il Consiglio dei ministri ha approvato nella serata di giovedì 22 maggio un nuovo provvedimento d’urgenza che proroga il taglio delle accise su benzina e gasolio fino al 6 giugno 2026, concedendo al tempo stesso 300 milioni di crediti d’imposta agli autotrasportatori, che in cambio hanno sospeso lo sciopero nazionale annunciato per la settimana dal 25 al 29 maggio. Il decreto interviene in un contesto di emergenza energetica che si prolunga ormai da oltre ottanta giorni, con lo Stretto di Hormuz chiuso al traffico petrolifero e i prezzi del greggio stabilmente sopra i cento dollari al barile.
Il provvedimento ridetermina le aliquote di accisa su benzina, gasolio, Gpl e gas naturale usati come carburanti, nonché sui carburanti Hvo e biodiesel, per il periodo dal 23 maggio al 6 giugno 2026, confermando le riduzioni già applicate in precedenza: circa 5 centesimi al litro per la benzina e 10 centesimi al litro per il gasolio. Quest’ultimo dato rappresenta una novità rispetto alle settimane precedenti: lo sconto sul diesel, che fino al 22 maggio era di 20 centesimi, viene quindi dimezzato. La copertura finanziaria, stimata attorno ai 400 milioni di euro, viene garantita attraverso l’extragettito dell’Iva, le sanzioni dell’Antitrust e tagli di spesa vari. Il meccanismo delle cosiddette “accise mobili” non è utilizzabile in questa finestra temporale: le risorse maturate a maggio saranno disponibili solo a partire dalla seconda metà di giugno.
Tir fermi, poi l’accordo a Palazzo Chigi
Il capitolo autotrasporto era quello più delicato. La categoria lamentava che il taglio generalizzato delle accise aveva di fatto ridotto i rimborsi trimestrali cui ha diritto per legge, trasformando una misura pensata come aiuto in un danno netto. Prima del Consiglio dei ministri si è tenuto a Palazzo Chigi un incontro tra la premier Meloni, i ministri Giorgetti, Salvini, Urso e Foti, il sottosegretario Mantovano e il viceministro Rixi da un lato, e le associazioni di categoria dall’altro. L’esito è stato positivo. Vengono stanziati 300 milioni di crediti d’imposta per i camionisti: 100 milioni erano già previsti nei precedenti decreti ma non ancora erogati, mentre 200 sono fondi freschi. Viene dimezzato da 60 a 30 giorni il termine per il rimborso trimestrale delle accise, e viene ricostituita la Consulta generale per l’autotrasporto quale tavolo permanente di confronto fra governo e imprese.
Meloni ha riconosciuto che la soluzione strutturale alla crisi energetica dipende anche dalle decisioni europee, mentre Salvini ha ribadito la necessità di ottenere da Bruxelles una deroga al Patto di stabilità per sostenere famiglie e imprese. Sul fronte comunitario, però, le notizie continuano a essere poco incoraggianti: la Commissione europea e la gran parte dei partner europei restano contrari a una clausola specifica per l’energia, e il negoziato procede a rilento.
Il punto di fondo resta invariato: ogni proroga tampona un’emergenza senza risolverla. L’esperto di Nomisma Energia Davide Tabarelli ha definito lo sgravio sui carburanti “un errore” che manda ai consumatori il segnale sbagliato, perché in una fase di scarsità i prezzi dovrebbero salire per frenare la domanda, non scendere. Il governo ha scelto la strada opposta, e il 6 giugno potrebbe essere già l’anticamera del quinto decreto.








