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Nucleare, il Governo entro l’estate presenterà una legge delega per la reintroduzione
© Imagoeconomica
15 Maggio 2026

Nucleare, il Governo entro l’estate presenterà una legge delega per la reintroduzione

Come annunciato da Giorgia Meloni in Senato lo scorso mercoledì, l’esecutivo ha un obiettivo ambizioso: coprire entro il 2050 almeno l’11% della domanda nazionale di energia elettrica, con la possibilità di arrivare al 22%. Critiche dall’opposizione sui costi e sul fattore tempo.

Quello sull’energia è un dibattito che è entrato nelle case degli italiani da ormai più di 40 anni, complice il primo referendum, post disastro di Chernobyl, del 1987. Ora il tema del nucleare è più vivo che mai, perché, come annunciato dal presidente del Consiglio Giorgia Meloni il 13 maggio in Senato, il Governo punta a presentare entro l’estate una legge delega per la reintroduzione del nucleare. Una misura volta a contrastare il caro bollette e il caro prezzi in generale, ma soprattutto capace di superare la fase di tabù atomico vissuto in questi anni.

Obiettivo 11% entro il 2050

L’obiettivo dell’esecutivo è ambizioso: coprire entro il 2050 almeno l’11% della domanda nazionale di energia elettrica con il nucleare, con la possibilità di arrivare al 22%, raddoppiando la domanda. Il cambio di strategia è rappresentato dagli SMR, gli Small Modular Reactors, reattori di piccole dimensioni che permettono tempi di costruzione ridotti, maggiore flessibilità e una sicurezza ulteriore. La legge delega servirà a riorganizzare gli enti regolatori, definire le procedure di autorizzazione e, soprattutto, chiarire il quadro degli investimenti necessari per riportare la filiera in Italia.

L’analisi dei costi-benefici

La complessità della sfida è rappresentata però dall’analisi costi-benefici. I sostenitori della riforma, rappresentati dalla maggioranza di centrodestra e supportati, ovviamente, dai grandi industriali, credono che il nucleare sia la principale fonte in grado di garantire il “baseload”, una produzione costante di energia decarbonizzata che il settore dell’energia solare e dell’eolico non possono assicurare. C’è una centralizzazione dell’atomo, considerato lo strumento che aiuta ad abbassare e stabilizzare i prezzi delle bollette e ridurre la dipendenza dalle importazioni di gas, con la garanzia della competitività delle imprese italiane nel medio/lungo periodo.

L’opposizione ha dubbi su costi e tempistiche

Questa proposta non ha incontrato i favori dell’opposizione (Movimento 5 stelle in primis) e dei movimenti ambientalisti. La fazione contraria solleva i dubbi sulla sostenibilità economica dell’operazione (costi elevati di produzione in relazione all’anno in cui i reattori saranno attivi). Le critiche sono alimentate da dei dubbi sui pesanti costi iniziali che ricadrebbero sulle casse pubbliche o sulle bollette dei cittadini, siccome il nucleare rimane una tecnologia che richiede massicce garanzie statali per essere accettabile. Viene inoltre evidenziato il “fattore tempo”: anche con una procedura d’urgenza, i primi reattori non entrerebbero in funzione prima di 10-15 anni, un orizzonte giudicato troppo lontano per rispondere agli obiettivi climatici del 2030.

Oltre all’importante aspetto economico, le discussioni si fanno calde anche sul nodo della sicurezza e della gestione dei rifiuti. Da una parte il Governo punta sulla maggiore affidabilità dei reattori di terza e quarta generazione, dall’altra l’opposizione ricorda che l’Italia non ha ancora risolto il problema del deposito nazionale per i rifiuti radioattivi già esistenti. La scelta dei siti dove ospitare i nuovi reattori e le scorie rappresenta un potenziale terreno di scontro elettorale con i territori, rendendo il percorso della legge delega politicamente accidentato.

Di nuovo produttori di energia atomica?

L’estate è alle porte e rappresenterà dunque un vero e proprio spartiacque. Qualora la legge dovesse essere approvata, l’Italia comincerà ufficialmente il percorso per tornare a essere un Paese produttore di energia atomica. La sfida dell’esecutivo è la trasformazione da una legge delega a un piano industriale granitico, capace di resistere all’emisfero ambientalista, alle inevitabili proteste e ai mercati energetici globali

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