
Perché la stabilità finanziaria globale è messa a dura prova
Il Rapporto sulla stabilità finanziaria della Banca Centrale Europea restituisce un’immagine alquanto preoccupante: Il quadro finanziario europeo è fortemente influenzato dalle tensioni geopolitiche, geoeconomiche e dalle interruzioni delle forniture energetiche.
Il vicepresidente della BCE Luis de Guindos ha affermato che “L’attuale shock dell’offerta energetica comporta rischi al rialzo per l’inflazione e rischi al ribasso per la crescita economica”, ha aggiunto anche “Potrebbe inoltre aumentare la volatilità dei mercati e mettere a dura prova la capacità di servizio del debito, poiché i costi di finanziamento aumentano in un contesto di crescita economica più debole”.
L’inizio del 2026 fotografava un’immagine positiva, nonostante le tensioni e i vari shock subiti, il sistema finanziario globale e l’economia reale si erano dimostrati resilienti. La guerra in Medio Oriente, però, mette a dura prova questa stabilità, causando un grave shock geoeconomico, amplificato poi dall’incertezza sul commercio globale e sulla cooperazione internazionale. Ad aggravare la situazione c’è l’aumento dei rischi per la sicurezza informatica e le minacce ibride alle infrastrutture critiche.
Lo shock geoeconomico dei mercati finanziari
Si vedono già gli effetti sull’economia reale: le proiezioni BCE di marzo 2026 hanno rivisto al ribasso la crescita dell’area euro allo 0,9% per il 2026, nelle stime di dicembre era all’1,2%. La revisione, spiega la stessa BCE, deriva direttamente dagli effetti che la guerra produrrà sui mercati delle materie prime, sui redditi reali e sul clima di fiducia. Nello scenario “severo” delineato dalla BCE a scopo illustrativo, quello che presuppone una chiusura prolungata delle rotte e tensioni geopolitiche durature, il PIL potrebbe frenare ulteriormente fino allo 0,4% nel 2026, con il petrolio che raggiungerebbe un picco di 145 dollari al barile e l’inflazione che esploderebbe al 4,4%, trascinando l’economia dell’eurozona in recessione tecnica già nell’estate del 2026.
Dal rapporto emerge anche che nonostante i mercati finanziari si stiano adattando alle tensioni geoeconomiche e alle interruzioni del rifornimento energetico, questi si sono rivelati di breve durata, lasciando le valutazioni azionarie elevate rispetto agli standard storici. Inoltre, il rendimento extra delle obbligazioni societarie è molto basso, rendendo i prezzi vulnerabili alle incertezze geopolitiche e di policy. Il rischio che il clima positivo dei mercati finanziari possa deteriorarsi è concreto, sostiene la BCE, perché sembrano essere sottovalutati i rischi al ribasso legati ai recenti sviluppi geopolitici, fiscali e macro-finanziari. Le finanze pubbliche potrebbero essere influenzate anche dall’espansione fiscale in un contesto geoeconomico complicato, mettendo a dura prova le finanze di quegli stati dell’area euro fortemente indebitati.
La resilienza degli istituti non bancari
A dimostrarsi particolarmente resilienti agli effetti della guerra in Medio Oriente sono stati gli istituti non bancari; tuttavia, sono esposti comunque a rischi che derivano dalle flessioni generalizzate del mercato. Le basse riserve di liquidità, valutazioni del portafoglio elevate ed esposizioni concentrate nei loro bilanci aumentano il rischio di vendite forzate che potrebbero aumentare le tensioni di mercato. La BCE pone, inoltre, l’attenzione ai mercati privati opachi e interconnessi, sostenendo che nonostante non rappresentino una preoccupazione nell’area euro, meritino comunque un monitoraggio attento.
Il rischio di Non-Performing Loans (NPL)
Nonostante le banche europee abbiano gestito bene i recenti periodi di incertezza, la BCE ci tiene a puntare l’attenzione sul rischio di liquidità e di finanziamento, in contesti di mercato volatili, legato alle fonti di finanziamento non bancarie. Il concetto su cui pone l’accento la BCE è quello del Non-Performing Loans, ossia il rischio di avere crediti deteriorati. Questo avviene quando gli attivi (i prestiti concessi) di una banca si deteriorano, avviene quando le persone non riescono a restituire i soldi concessi tramite il prestito. Nonostante non abbia molti attivi in Medio Oriente, il rischio aumenta di riflesso per via dello shock prolungato che comporterebbe un effetto a catena: il blocco delle rotte navali porta a un calo delle esportazioni; la scarsità dell’energia (petrolio e gas) porta a un’impennata dei prezzi e ci sono da considerare anche i tassi di interesse che potrebbero aumentare a causa dell’inflazione energetica, rendendo i prestiti più cari.
Rischio sulla cybersicurezza
Infine, è stato trattato anche il tema della cybersicurezza. La BCE ha posto l’accento sul fatto che a minare la stabilità internazionale non sono solo i canali tradizionali finanziari, ma anche le minacce ibride alle infrastrutture critiche. “Le banche devono prepararsi subito a una generazione di modelli AI capaci di trovare vulnerabilità e sfruttarle in pochi minuti” è quanto detto da Frank Elderson, vicepresidente della vigilanza bancaria. La preoccupazione è tale che è stato convocato un vertice d’urgenza con i principali istituti di credito dell’area euro per parlare dell’AI, in particolare di Claude Myhtos Preview, e della necessità di dotarsi di una propria AI capace di individuare vulnerabilità nei vari sistemi di sicurezza.






