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Raid israeliani in Libano, l’IDF conquista il castello di Beaufort
© Imagoeconomica
1 Giugno 2026

Raid israeliani in Libano, l’IDF conquista il castello di Beaufort

L’esercito israeliano avanza nel Libano meridionale fino al fiume Litani e bombarda la roccaforte di Hezbollah. Nel fine settimana si accende lo scontro diretto tra Washington e Teheran con raid incrociati nel Golfo e l’attivazione della contraerea in Kuwait. L’Iran minaccia di intervenire militarmente a sostegno di Beirut, ma frena sulle trattative nucleari proposte dalla Casa Bianca.

Una tregua destinata a fallire che sta scuotendo ulteriormente il Medio Oriente. Le forze armate israeliane (IDF) hanno infatti rotto gli indugi e sono riuscite a penetrare per più di 25 chilometri oltre la linea strategica del fiume libanese Litani. L’operazione ha portato alla conquista dello storico castello di Beaufort, una roccaforte medievale estremamente strategica, poiché considerata una delle strutture logistiche più importanti di Hezbollah.

Le mosse di Netanyahu

La risposta di Israele alle violazioni del cessate il fuoco non si è limitata al confine: il premier Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz hanno ordinato pesanti raid aerei nella periferia meridionale di Beirut, in particolare nel quartiere di Dahiya, roccaforte politica e militare del gruppo sciita. Inoltre, l’IDF ha emesso ordini di evacuazione immediata per nove villaggi del sud del Libano, imponendo ai civili di spostarsi a nord del fiume Zahrani. Mosse che hanno incassato la dura reazione del presidente libanese Joseph Aoun, il quale ha condannato fermamente gli attacchi parlando di una “feroce e riprovevole aggressione” e ha chiesto l’intervento della comunità internazionale, mentre il Consiglio di Sicurezza dell’ONU è stato convocato d’urgenza. Dall’Iran, intanto, annunciano un possibile appoggio al Libano, anche se il governo di Teheran preferirebbe un cessate il fuoco immediato.

La doppia strategia degli USA

La vera partita a scacchi si gioca però sull’asse Washington-Teheran. Gli USA, sotto la guida del presidente Donald Trump, stanno portando avanti una strategia su due fronti. Da un lato il segretario di Stato Marco Rubio è costantemente in contatto con Aoun e Netanyahu e chiede determinate condizioni: Hezbollah interromperà per primo gli attacchi in cambio di uno stop ai raid su Beirut. Dall’altro, la Casa Bianca ha presentato una controproposta di pace per il Golfo che prevede condizioni molto più dure per l’Iran, soprattutto per quanto riguarda il programma nucleare e l’arricchimento dell’uranio. La tensione si è riflessa anche in un fine settimana di scontri diretti: il CentCom statunitense ha bombardato siti radar e centri di controllo dei droni iraniani a Goruk e sull’isola di Qeshm (in risposta all’abbattimento di un drone USA MQ-1). Per tutta risposta, i Pasdaran iraniani hanno rivendicato la distruzione di una base aerea americana e all’alba di oggi lo Stato Maggiore del Kuwait ha dovuto attivare le proprie difese aeree per intercettare droni e missili ostili nel proprio spazio aereo.

Minacce da Teheran

Il clima di estrema incertezza è alimentato dalle dichiarazioni delle ultime ore. Da Teheran, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha lanciato un avvertimento perentorio sul fronte libanese: “Non esiteremo ad agire in qualsiasi modo per aiutare il Libano e la resistenza libanese contro l’aggressione illegale e l’ingerenza del regime sionista”. Lo stesso Baghaei ha però frenato bruscamente sulle aperture diplomatiche della Casa Bianca relative al dossier atomico: “Al momento non sono stati avviati negoziati sui dettagli relativi alla questione nucleare. In questa fase il nostro obiettivo è porre fine alla guerra. Non ci fidiamo delle promesse del nemico e un cessate il fuoco in Libano è la condizione integrante di qualsiasi accordo”.

L’inguaribile ottimista Trump: “Sedetevi e rilassatevi, andrà tutto bene”

Trump invece ha affidato i suoi pensieri alla sua piattaforma Truth, dimostrandosi ottimista: “L’Iran vuole davvero raggiungere un accordo, e sarà un buon accordo per gli Stati Uniti e per chi è con noi. Sedetevi e rilassatevi, alla fine andrà tutto bene, come sempre”. Una sensazione condivisa anche dal presidente francese Emmanuel Macron, che ha elogiato “gli sforzi determinati di Trump” e ha dato la disponibilità della Francia a condurre una missione, insieme alla Gran Bretagna, per proteggere il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz una volta trovata un’intesa formale.

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