
La Tangenziale di Napoli diventa la prima Smart Road italiana
Il 4 giugno 2026 il Sottosegretario di Stato al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Tullio Ferrante, ha consegnato ai rappresentanti del Gruppo Autostrade per l’Italia la certificazione ufficiale che riconosce la Tangenziale di Napoli come prima Smart Road italiana, in conformità ai requisiti del Decreto Ministeriale 70/2018. La cerimonia si è tenuta presso la sede operativa della Tangenziale di Napoli S.p.A., dove la delegazione ministeriale, composta anche dal direttore generale per le autostrade Sergio Moschetti e dal direttore generale per la digitalizzazione Francesco Baldoni, presidente dell’Osservatorio tecnico di supporto per le Smart Road e per il veicolo connesso e a guida automatica, ha effettuato un sopralluogo delle infrastrutture tecnologiche installate lungo il tracciato. Il valore del provvedimento non è soltanto simbolico. In Italia esistevano già sperimentazioni e tratte dotate di tecnologie intelligenti, ma qui si supera una soglia diversa: il tratto viene riconosciuto come Smart Road dentro il perimetro previsto dal decreto che disciplina infrastrutture digitalizzate e guida connessa. La distinzione è fondamentale perché separa una sperimentazione da una certificazione. Da oggi, in altri termini, i futuri progetti di Smart Road in Italia avranno un caso nazionale certificato con cui misurarsi. “La Tangenziale di Napoli diventa la prima Smart Road in Italia, segnando un passaggio fondamentale per assicurare una gestione più efficiente del traffico, un monitoraggio in tempo reale della viabilità e un incremento delle condizioni di sicurezza. Napoli assume un ruolo pionieristico nell’innovazione infrastrutturale del Paese, diventando un laboratorio all’avanguardia della mobilità del futuro”, ha dichiarato il sottosegretario Ferrante.
Come funziona e chi l’ha costruita
La Smart Road è un’infrastruttura dotata delle tecnologie per digitalizzare il monitoraggio degli asset, ottimizzare la gestione del traffico e comunicare in tempo reale con i veicoli connessi e a guida autonoma. Grazie a una rete di sensori distribuiti lungo il tracciato e alle piattaforme tecnologiche centrali, raccoglie dati e genera automaticamente informazioni che vengono condivise in tempo reale sia con i gestori dell’infrastruttura sia con i veicoli connessi.
Il cuore tecnologico del sistema è stato sviluppato da Movyon, operatore hi-tech del Gruppo Autostrade per l’Italia, in collaborazione con l’Università di Napoli Federico II, che ha messo a punto il modello matematico capace di elaborare i dati raccolti da sensori, telecamere e portali lungo la Tangenziale. I dati, circa 3,5 milioni al giorno, forniscono una fotografia estremamente dettagliata del traffico: velocità, lunghezza dei veicoli, distanza temporale tra mezzi e flusso di percorrenza. L’obiettivo è quello che i tecnici chiamano “effetto onda verde”: evitare i rallentamenti a catena nei momenti di maggiore congestione. Le stime indicano una potenziale riduzione delle emissioni e dei tempi di percorrenza fino al 15%, e un calo degli incidenti stimato tra il 10% e il 30%. Il progetto è stato realizzato con il coinvolgimento del MIT, di Tangenziale di Napoli e del Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile (MOST).
La sperimentazione vera e propria era partita nella primavera del 2025, con il primo test in Italia del “Dynamic Speed Limit”: un sistema che suggerisce in tempo reale la velocità ottimale ai veicoli in transito, non in risposta a emergenze o cantieri, ma per fluidificare la circolazione ordinaria. Da quella prova alla bollinatura ministeriale, la A56 ha percorso in poco più di un anno la distanza che separa un progetto pilota da uno standard certificato.
Una storia lunga mezzo secolo, ora riletta in chiave digitale
La storia di realizzare un collegamento viario veloce tra la zona orientale e occidentale di Napoli parte da oltre 150 anni, ma la Tangenziale moderna, la prima autostrada urbana in Italia, nasce con la convenzione firmata il 31 gennaio 1968 tra l’ANAS e la società Infrasud. Il primo tratto, tra la Domiziana e lo svincolo di Fuorigrotta, fu inaugurato l’8 luglio 1972, mentre i tratti successivi vennero progressivamente aperti fino al 16 novembre 1975, quando l’arteria raggiunse Capodichino. Oggi la A56 si estende per circa 20 chilometri, collegando l’aeroporto di Napoli-Capodichino con Pozzuoli e attraversando la città in direzione est-ovest. Il traffico risulta costantemente elevato, soprattutto durante le ore di punta mattutine e serali, con circa 270.000 veicoli al giorno stimati da Tangenziale di Napoli S.p.A. È proprio questa densità di traffico, con i suoi svincoli ravvicinati, le gallerie scavate nel tufo e i viadotti che attraversano quartieri densamente abitati, a rendere la A56 un banco di prova particolarmente severo per qualsiasi tecnologia di gestione intelligente della mobilità.
Cosa cambia per chi la percorre ogni giorno
La certificazione non modifica pedaggi, limiti di velocità o regole di circolazione ordinaria. La novità riguarda la capacità dell’infrastruttura di raccogliere dati, elaborarli e dialogare con sistemi connessi in modo verificato e conforme a un quadro normativo preciso. Per i 270.000 automobilisti che ogni giorno percorrono la A56, il cambiamento più concreto è atteso nel medio termine: una gestione più reattiva delle situazioni di congestione, informazioni più accurate in tempo reale e, progressivamente, la possibilità che l’infrastruttura comunichi direttamente con i veicoli di nuova generazione equipaggiati per la guida connessa.
Il riconoscimento apre anche una questione di sistema. Da oggi i futuri progetti Smart Road avranno un caso italiano certificato con cui confrontarsi. Per concessionari, enti proprietari e amministrazioni locali cambia il riferimento: il passaggio decisivo diventa documentare come quella tecnologia produce un servizio pubblico verificabile lungo una strada in esercizio. In un paese dove il dibattito sulla digitalizzazione delle infrastrutture è spesso rimasto sul piano delle intenzioni, la Tangenziale di Napoli fornisce per la prima volta un parametro concreto e omologato. Non un annuncio, ma un precedente.







