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Riforma Porti, parere positivo dalla Conferenza delle Regioni, ma non tutti sono soddisfatti
Porto di Livorno
© Imagoeconomica
25 Luglio 2026

Riforma Porti, parere positivo dalla Conferenza delle Regioni, ma non tutti sono soddisfatti

Le Regioni esprimono parere positivo sulla riforma porti, tuttavia alcune regioni non sono soddisfatte: alcune sfidano il governo.

La Riforma dei Porti ha ottenuto il parere positivo dalla Conferenza delle Regioni, ma la costituzione della Porti d’Italia SPA continua a non convincere: Campania, Emilia-Romagna, Toscana, Puglia e Sardegna hanno votato contro. Porti d’Italia SPA diventerebbe l’unico soggetto nazionale deputato allo sviluppo e alla promozione della Rete italiana della portualità. Inoltre a ciò sarebbero attribuite le competenze sugli investimenti strategici di rilevanza internazionale e nazionale sulle aree del demanio marittimo che sono attribuite alle circoscrizioni delle Autorità di Sistema Portuale.

La preoccupazione delle Regioni

Più volte le Regioni hanno espresso timori nei confronti di questa riforma, in particolare che questa imponga una centralizzazione della governance portuale a danno delle ASP, che causerebbe un indebolimento della capacità di programmazione, gestione e sviluppo degli scali con possibili ricadute sui sistemi portuali regionali e sulla loro economia.

In particolare la Toscana, che ha confermato il suo voto contrario “sulla proposta del Governo in linea con l’atto approvato dal Consiglio regionale – spiega l’assessore alle Infrastrutture Filippo Boni – convinti che se approvato con questa formulazione, il decreto indebolirebbe il sistema portuale toscano. Avevamo auspicato un maggiore coinvolgimento delle Regioni nella governance portuale, invece il Governo ha preferito l’istituzione di una S.p.A. Il nostro voto contrario è il pressante invito a rivedere la norma prima dell’approvazione”.

Cosa succede adesso

Il voto in Conferenza delle Regioni si è chiuso con 15 Regioni su 20 favorevoli e 5 contrarie a fronte di una richiesta di modifiche da apportare in sede parlamentare. Il fronte del no non si limita alle dichiarazioni: la Puglia ha annunciato che non collaborerà con la futura Porti d’Italia Spa e che manterrà piena autonomia per la propria Autorità di Sistema Portuale. Di segno diverso la posizione dell’ANCI, che giovedì 23 luglio ha dato parere favorevole al provvedimento dopo l’accoglimento degli emendamenti presentati dall’associazione, volti a rafforzare il ruolo dei Comuni nella governance portuale.

Il DDL è già all’esame della Camera dei Deputati, dove è stato assegnato alla IX Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni lo scorso 4 giugno. Il parere della Conferenza delle Regioni si inserisce quindi in un percorso parlamentare già avviato, segnato anche da tensioni interne alla maggioranza e da un cambio di relatore nelle scorse settimane. Con la pausa estiva dei lavori parlamentari, il testo tornerà in discussione il 4 settembre: il governo punta a chiudere il primo passaggio alla Camera entro fine settembre, per poi avviare l’iter al Senato, con l’obiettivo di un’approvazione definitiva entro la primavera del 2027. Resta inoltre da sciogliere un nodo economico: rispetto al testo approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso dicembre, la dotazione iniziale di Porti d’Italia Spa è stata ridimensionata da un tetto fino a 500 milioni a soli 10 milioni complessivi, di cui un milione nel 2026 e nove nel 2027

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