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Regione Lazio, 27 milioni a fondo perduto per strade, scuole e piazze dei piccoli comuni
© Imagoeconomica
10 Giugno 2026

Regione Lazio, 27 milioni a fondo perduto per strade, scuole e piazze dei piccoli comuni

La Regione Lazio ha aperto un bando da oltre 27 milioni di euro per finanziare opere pubbliche nei comuni laziali nel triennio 2026-2028. Il 60% delle risorse va ai centri sotto i 5mila abitanti. Domande entro il 27 luglio.

La Regione Lazio ha ufficialmente aperto il nuovo bando per il finanziamento di opere pubbliche strategiche nel triennio 2026-2028, stanziando risorse complessive pari a oltre 27 milioni di euro a fondo perduto. Il provvedimento, attuato con la delibera di Giunta n. 310/2026 in attuazione dell’articolo 6 della legge regionale n. 22 del 30 dicembre 2024, istituisce il “Programma straordinario regionale di investimenti pubblici” e si rivolge alle amministrazioni comunali del territorio laziale, con l’esclusione di Roma Capitale e dei suoi Municipi e dei capoluoghi di provincia di Viterbo, Frosinone, Latina e Rieti. Questi ultimi sono già destinatari di separati finanziamenti previsti dal FESR Lazio 2021-2027.

L’importo esatto dello stanziamento è di 27.150.583,64 euro, suddivisi in misura paritaria tra due macro-classi settoriali: “Infrastrutture pubbliche e sociali” e “Viabilità e mobilità”. Per ciascuna classe, le risorse sono distribuite nel tempo: 1,4 milioni per il 2026, 4,3 milioni per il 2027 e 7,7 milioni per il 2028. Si tratta di fondi interamente regionali, a fondo perduto, non soggetti a cofinanziamento comunitario né a rendicontazione verso Bruxelles.

Cosa finanzia il bando e come si partecipa

Ogni amministrazione può presentare una sola domanda di contributo, per un importo che va da un minimo di 50mila euro a un massimo di 500mila euro per ciascun intervento. Il finanziamento può coprire il 100% del costo dell’opera. Nella macro-classe “Viabilità e mobilità” rientrano la manutenzione e la messa in sicurezza della rete stradale, la realizzazione di marciapiedi, parcheggi e piste ciclabili. Nella macro-classe “Infrastrutture pubbliche e sociali” sono invece ammissibili interventi su edifici scolastici, biblioteche, mediateche, laboratori didattici, centri culturali e sociali, impianti sportivi pubblici, piazze e spazi pubblici, parchi urbani, aree gioco e hub per innovazione e coworking.

Le domande possono essere presentate esclusivamente in modalità telematica attraverso la piattaforma regionale InfraMob a partire dalle ore 12.00 del 10 giugno 2026 e fino alle ore 12.00 del 27 luglio 2026. Tutta la documentazione relativa ai criteri di valutazione e alle modalità operative è disponibile sul portale istituzionale della Regione Lazio e sul sito LazioEuropa. Il bando premia in modo esplicito la cantierabilità immediata dei progetti: ai progetti esecutivi viene attribuito un punteggio più alto rispetto a quelli in stadio preliminare, a segnalare la volontà dell’amministrazione regionale di finanziare opere concretamente realizzabili nel breve periodo, riducendo il rischio di blocco delle risorse.

Il 60% delle risorse ai comuni sotto i 5mila abitanti

Una delle scelte più significative del bando è la riserva demografica: il 60% delle risorse disponibili è destinato ai comuni con popolazione inferiore a 5mila abitanti, mentre il restante 40% va ai comuni di dimensioni maggiori. Si tratta di una precisa opzione politica a favore delle aree interne, storicamente penalizzate da bilanci comunali esigui e dalla scarsa capacità di accedere ai meccanismi di finanziamento più complessi. “Abbiamo voluto costruire una misura capace di sostenere soprattutto le realtà che dispongono di minori risorse finanziarie e tecniche”, ha dichiarato l’assessore al Bilancio e alla Programmazione economica della Regione Lazio, Giancarlo Righini, “perché crediamo che la crescita del Lazio passi anche attraverso il rafforzamento delle aree interne e dei piccoli centri”.

Il tema è tutt’altro che nuovo. I comuni più piccoli italiani si trovano da anni in una posizione strutturalmente svantaggiata rispetto ai bandi pubblici: mancano di personale tecnico-amministrativo, di risorse per la progettazione e della capacità burocratica per seguire iter complessi. Il risultato, già emerso chiaramente nel caso dei fondi PNRR, è che spesso i contributi disponibili restano inaccessibili proprio agli enti che ne avrebbero più bisogno. Il bando laziale tenta di aggirare questo problema puntando su procedure telematiche semplificate e su importi contenuti, più compatibili con la dimensione gestionale dei piccoli comuni.

Il contesto normativo e la continuità con il bando 2025

Il provvedimento si inscrive in una linea di investimento avviata dalla giunta regionale già con la legge di stabilità 2025 (l.r. n. 22/2024), che all’articolo 6 ha istituito il Programma straordinario regionale di investimenti pubblici e ne ha definito la governance: entro il 30 giugno di ogni anno la Giunta approva il programma annuale e pubblica l’avviso per l’accesso ai finanziamenti. La prima edizione del bando, relativa alle annualità 2025-2027, aveva stanziato quasi 40 milioni di euro distribuiti tra le stesse due macro-classi settoriali. L’edizione attuale, per il triennio 2026-2028, riduce leggermente l’importo complessivo ma conferma l’impianto e rafforza il criterio della cantierabilità come discriminante valutativa.

L’avviso pubblico è stato approvato con Determina n. G07426/2026 ed è pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Lazio. La piattaforma InfraMob, già utilizzata nella tornata precedente, garantisce la tracciabilità telematica delle domande e semplifica la gestione istruttoria da parte degli uffici regionali. L’assessore Righini ha sottolineato che l’obiettivo è “favorire la realizzazione di opere immediatamente cantierabili e generare benefici concreti per i cittadini”, un riferimento esplicito alle difficoltà che troppo spesso accompagnano il ciclo di vita dei finanziamenti pubblici destinati agli enti locali.

Una scommessa sulle aree interne del Lazio

Il Lazio non è una regione omogenea. Accanto all’area metropolitana di Roma, che raccoglie la grande maggioranza della popolazione e della capacità fiscale regionale, esistono province e borghi dell’entroterra che scontano decenni di manutenzione insufficiente sulla rete viaria secondaria, edifici pubblici vetusti e spazi urbani degradati. In questo contesto, un bando che arriva fino a 500mila euro per intervento e non richiede cofinanziamento può rappresentare, per molte amministrazioni, la possibilità di dare finalmente forma a opere rimaste a lungo nel cassetto per mancanza di fondi. La sfida, come spesso accade, è tutta sul versante della capacità progettuale: i comuni avranno poco meno di sei settimane di tempo per raccogliere la documentazione, definire le priorità e presentare domanda. Per quelli con strutture amministrative ridotte all’osso, non sarà necessariamente semplice. Ma la finestra c’è, e si chiude il 27 luglio.

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