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La BCE alza i tassi: frenano PIL e consumi
Christine Lagarde, presidente BCE
© Imagoeconomica
11 Giugno 2026

La BCE alza i tassi: frenano PIL e consumi

Da Francoforte aumenti di 25 punti base e rottura di una tregua di due anni e mezzo. Il nuovo report macroeconomico risente degli shock nel Golfo Persico: inflazione 2026 al 3% e Prodotto Interno Lordo tagliato allo 0,8%. La nota positiva è la tenuta del lavoro, ma dal 2027 per Italia, Francia e Spagna scatterà una forte stretta fiscale.

Una giornata finanziaria europea piuttosto impegnativa, con novità importantissime che arrivano dalla Banca centrale europea, destinata a ridisegnare le strategie economiche del Vecchio Continente per i prossimi anni. Da Francoforte si sono mossi su due binari paralleli: da una parte il Consiglio direttivo ha rilasciato un documento che attesta l’aumento dei tre tassi d’interesse di riferimento, dall’altra è stato rilasciato un report sulle proiezioni macroeconomiche per i Paesi membri. Questo incrocio, tra la decisione di alzare il costo del denaro e la revisione al ribasso delle stime di crescita, fotografa un’istituzione che deve muoversi su un sentiero strettissimo, ostacolata dall’inflazione dilagante e dalla consapevolezza di dover gestire una fase di rallentamento della fiducia delle imprese e dei consumatori.

L’aumento dei tassi

Per quanto riguarda i tassi, la decisione della presidente Christine Lagarde, comunicata anche in una conferenza stampa indetta per l’occasione, è l’aumento simmetrico di 25 punti base che entrerà ufficialmente in vigore a partire da mercoledì 17 giugno 2026. Attraverso questo ritocco il tasso sui depositi presso la banca centrale sale al 2,25%, mentre i tassi sulle operazioni di rifinanziamento principali e sulle operazioni di rifinanziamento marginale si attestano rispettivamente al 2,40% e al 2,65%.

Sono previste delle ripercussioni su questa stretta e andranno a colpire in primis il mercato del credito. Per le famiglie europee il rincaro si rifletterà direttamente sui mutui a tasso variabile a causa del rapido adeguamento dell’Euribor, con rate mensili più numerose e accessi più rigidi per nuovi finanziamenti personali. Nel frattempo, il settore degli investimenti registrerà pesanti scossoni sul mercato delle obbligazioni. Se da una parte l’incremento offre rendimenti più generosi e cedole nominali più elevate sulle nuove emissioni di titoli di Stato, dall’altra andrà a penalizzare i titoli a reddito fisso già in circolazione, dove i prezzi sul mercato secondario subiranno una correzione tecnica al ribasso per allinearsi ai nuovi standard definiti da Francoforte.

I numeri del rapporto

Dopo la notizia sui tassi, è arrivata anche quella legata ai dati emersi dal rapporto macroeconomico, fortemente influenzato dall’escalation bellica in Medio Oriente e dall’estrema volatilità del mercato petrolifero (media del prezzo del greggio a 112 dollari nel secondo trimestre del 2026). Questa situazione di estrema incertezza ha spinto gli economisti a prevedere la crescita dell’inflazione complessiva fino al 3,4% nella seconda metà del 2026, spingendo la media annuale in corso al 3%; per i prossimi anni è previsto un ribasso (2,3% nel 2027 e 2,0% nel 2028). Un dato allarmante è quello sull’inflazione di fondo (HIPCX), che si attesterà stabilmente al 2,5% nel 2026 e nel 2027. Problemi anche per il settore alimentare, con l’inflazione legata al cibo che avrà un picco del 3,7% nel secondo trimestre del 2027.

PIL a rilento

Una serie di dati che pesano, e non poco, sul PIL dell’Eurozona. Le stime di crescita annuale sono state limate allo 0,8% per il 2026 e all’1,2% per il 2027. Un rallentamento che dipende dalla contrazione del potere d’acquisto, aggravato dalla situazione di stallo sulla crescita dei salari nominali, che scenderà dal 3,9% del 2025 al 3,2% del triennio 2026-2028. Di conseguenza, la crescita dei salari reali crollerà ad appena lo 0,1% nel 2026 e azzererà di fatto i margini di spesa reali delle famiglie nel breve termine. Sull’interscambio con l’estero, il quadro si fa grigio per colpa dei dazi commerciali imposti dagli USA, la cui aliquota effettiva sulle merci provenienti dall’Unione europea è salita al 12% rispetto al precedente 10,5%.

Il mercato del lavoro resiste

L’unica nota resiliente del report arriva dal mercato del lavoro. Gli esperti della BCE lo descrivono “solido”, perché le imprese tengono duro e vogliono conservare la propria forza lavoro in vista di una ripresa futura, scegliendo di evitare i costi di future riassunzioni. La crescita dell’occupazione subirà un fisiologico rallentamento allo 0,5% nel 2026 e allo 0,4% nel 2027, per poi risalire allo 0,6% nel 2028, mentre il tasso di disoccupazione dell’Eurozona è stimato in progressiva discesa dal 6,3% attuale fino al minimo storico del 6,0% alla fine dell’orizzonte previsivo.

Stretta fiscale per i Paesi ad alto debito

Il documento si concentra poi sulle finanze pubbliche e sul fisco dei Paesi membri, dove sottolinea una forte polarizzazione geografica. Nel 2026 l’orientamento fiscale aggregato dell’Eurozona sarà leggermente espansivo dello 0,5% a causa delle spese militari e infrastrutturali della Germania, mentre il biennio successivo vedrà una brusca inversione di rotta. Da Francoforte prevedono una stretta fiscale per le nazioni ad alto debito (Italia, Francia e Spagna), che subiranno l’impatto della scadenza dei finanziamenti del Next Generation EU. Un irrigidimento utile a tamponare l’aumento della spesa per interessi, che spingerà il deficit medio dell’Eurozona a un picco del 3,7% nel 2027.

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