
Il decreto autovelox chiude due anni di ricorsi e multe annullate
Il decreto sull’omologazione degli autovelox, firmato il 9 giugno dal ministro Matteo Salvini, mette fine a una lunga stagione di incertezza normativa che aveva generato un’ondata di ricorsi senza precedenti. Nel 2025, secondo dati forniti dal Codacons, gli incassi dei comuni sono diminuiti di circa il 9%, perché costretti a spegnere i dispositivi non omologati.
Il cortocircuito normativo
L’annullamento delle multe veniva accolto dai giudici di pace e dai tribunali per via di un vuoto normativo. L’assenza di una legislazione adeguata si deve alla distinzione tra approvazione e omologazione. La prima attesta la regolarità del dispositivo e autorizza le forze dell’ordine a utilizzarlo. La seconda prevede una procedura tecnica rigorosa per verificare che il prototipo utilizzato rispetti tutte le prescrizioni del Regolamento di esecuzione del Codice della Strada. Su circa 11mila autovelox presenti sul suolo italiano, solo 3.866 risultano regolarmente registrati negli elenchi ministeriali e di questi meno della metà, circa un migliaio, sono provvisti di regolare omologazione.
La valanga di ricorsi
Il 18 aprile 2024 segna l’inizio della confusione, quando la Corte di Cassazione ha stabilito con l’ordinanza n.10505/24 che le multe ricevute per eccesso di velocità non sono valide se l’autovelox che le ha rilevate non è omologato. In questo modo oltre il 70% degli apparecchi presenti su suolo nazionale sono stati messi fuori gioco, aprendo le porte a un’ondata di ricorsi senza precedenti. I giudici di pace hanno iniziato ad accogliere le opposizioni degli automobilisti, nei casi in cui l’autovelox risultava approvato, ma non omologato, il verbale veniva annullato e talvolta i comuni erano tenuti al risarcimento delle spese legali. Per placare il fenomeno, il MIT ha tentato di equiparare con una circolare (n. 8176 dell’11/11/20) l’approvazione e l’omologazione, ma la Cassazione ha chiarito che le circolari ministeriali non hanno un valore normativo verso l’esterno. Di conseguenza, diversi comuni hanno deciso di sospendere o disattivare alcuni autovelox in attesa di chiarimenti normativi, con effetti immediati sui bilanci.
La soluzione del ministro
Il primo obiettivo del decreto Salvini è quello di stabilire una procedura chiara sia per l’omologazione iniziale degli autovelox sia per le successive verifiche e tarature. Il provvedimento introduce l’obbligo di certificazione ISO 9001(definisce i requisiti per un Sistema di Gestione della Qualità) per i costruttori di autovelox e controlli di conformità sui produttori, dando concretezza tecnica al nuovo quadro regolatorio. Salvini ha specificato che l’obiettivo è “garantire la massima sicurezza sulle strade senza però che il controllo si trasformi in pretesto per fare cassa a spese dei cittadini”. Il testo ha già superato senza obiezioni la procedura TRIS dell’Unione Europea (con cui l’UE verifica che le nuove norme tecniche nazionali non contrastino con il diritto comunitario)e, una volta approvato dalla Corte dei Conti, potrà essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale e 15 giorni dopo entrare pienamente in vigore.
Dopo l’entrata in vigore, gli autovelox approvati prima del 2017 dovranno essere sottoposti a test tecnici obbligatori, con una procedura semplificata per chi dispone già della documentazione richiesta, mentre quelli successivi sono considerati già legittimi, in quanto di ultima generazione e conformi alla normativa europea vigente. Sul fronte delle sanzioni pregresse, le multe già pagate non sono rimborsabili, mentre i ricorsi ancora pendenti in sede giudiziaria restano aperti. Non mancano però le voci critiche: associazioni come Altvelox ritengono che un decreto ministeriale non possa trasformare retroattivamente le approvazioni già rilasciate in omologazioni vere e proprie, lasciando aperta la possibilità di nuovi contenziosi.




