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Difesa, la Germania lavora per de-americanizzarsi
© Imagoeconomica
22 Giugno 2026

Difesa, la Germania lavora per de-americanizzarsi

Il governo tedesco avvia una svolta epocale per il settore dell’intelligence, potenziando il BND con fondi record. L’obiettivo è essere più indipendenti dagli Stati Uniti, soprattutto viste le ultime dichiarazioni di Trump contro la NATO. Parallelamente, dopo il flop dell’asse con la Francia per il caccia del futuro, Berlino guarda al progetto GCAP con Italia, Regno Unito e Giappone.

Un cambio di paradigma, figlio del XXI secolo, che si interfaccia con i nuovi orizzonti militari. E non potrebbe essere altrimenti, vista la situazione geopolitica attuale. In Germania, complice il pesante aumento di capitale destinato alla spesa militare, il servizio di intelligence estero, il Bundesnachrichtendienst (BND), sta per essere potenziato come non mai. Facciamo però un passo indietro: i tedeschi storicamente hanno sempre avuto un rapporto di amore-odio nei confronti dei servizi segreti. Prima con quelli nazisti, poi la parte della Germania Est si è dovuta confrontare con la controversa Stasi. Una diffidenza diffusa soprattutto tra le giovani generazioni, anche se Berlino ha deciso di virare rotta e di rendersi più indipendente dal grande alleato occidentale, gli Stati Uniti.

I numeri del cambiamento

Viste le ultime sparate del presidente americano Donald Trump contro gli alleati della NATO, l’esecutivo tedesco, secondo quanto rivelato da un’inchiesta del Financial Times, sta preparando una riforma radicale dell’intelligence. Una cosiddetta “Zeitenwende”, svolta epocale, che ha l’obiettivo di equipaggiare, espandere e porre i servizi segreti su un piano operativo più aggressivo. I segnali del cambiamento passano attraverso i numeri, che confermano la volontà del governo del cancelliere Friedrich Merz. La Germania ha incrementato il budget del BND del 25%, arrivando a toccare la cifra record di 1,51 miliardi di euro per il 2026.

La strategia capovolta

La vera rivoluzione però riguarda la bozza di legge che arriverà al Bundestag entro questo autunno e non si limiterà solo alla raccolta passiva di informazioni, ma attuerà programmi di intelligence mirati. Martin Jäger, a capo del BND dallo scorso anno, ha commentato così il nuovo modus operandi dell’agenzia: “Sarà la prima linea di difesa della Germania”. Il BND riceverà il mandato formale per avviare delle misure operative all’estero in casi eccezionali, compresi interventi di sabotaggio mirato e contrattacchi cibernetici offensivi volti a neutralizzare le minacce prima che colpiscano il territorio nazionale. Implementato anche l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per l’analisi dei Big Data e ci sarà un allungamento del tempo di conservazione dei metadati fino a 15 mesi, che faciliterà l’individuazione di infiltrati e di agenti stranieri. Il motore di questa metamorfosi è dettato dall’esigenza di una sovranità tecnologica e informativa, anche perché la vulnerabilità europea emersa negli ultimi anni è lampante: dalle restrizioni imposte dagli USA sulla fornitura di immagini satellitari commerciali all’Ucraina, per arrivare ai timori sulle ingerenze dei colossi tecnologici a stelle e strisce.

La questione aerospaziale

L’intelligence tedesca inoltre sta lavorando per sostituire i software dell’americana Palantir, ampiamente utilizzata dalle agenzie statunitensi, in favore di soluzioni europee (come per esempio gli strumenti di data-analysis della francese ChapsVision). Oppure pensiamo alla locale Rheinmetall, multinazionale che produce armi da fuoco e che ha siglato diversi accordi strategici nel settore aerospaziale. Lo scopo è partecipare ai programmi satellitari “Spock” di Berlino, per un valore di miliardi di euro, per dotare la Germania e l’Europa di costellazioni satellitari indipendenti, staccandosi definitivamente dalla rete privata americana Starlink.

Il possibile accordo con Leonardo

A testimonianza della volontà tedesca di voler spendere cifre importanti nel settore della difesa, viene in aiuto il progetto del suo caccia del futuro. La Germania sta cercando da tempo di ideare e costruire un nuovo prototipo di aereo da combattimento e pensava di averlo trovato grazie a un accordo con la Francia, il FCAS. Un progetto militare da 100 miliardi di euro, naufragato per le continue dispute industriali tra il gruppo francese Dassault Aviation e Airbus. Il governo tedesco ha deciso quindi di interfacciarsi con il programma concorrente, il GCAP, jet di sesta generazione sviluppato da Italia, Regno Unito e Giappone.

Da Roma è arrivato l’ok, con Lorenzo Mariani, AD di Leonardo, che accoglierebbe volentieri Berlino all’interno del progetto, anche se l’entrata di un quarto partner rischierebbe di far slittare i tempi di produzione (il Giappone spinge per realizzarlo entro il 2035). Secondo Mariani la partnership con la divisione tedesca di Airbus, già testata con successo sul vecchio Eurofighter, garantirebbe al GCAP numerosi investimenti e competenze industriali di ottima fattura.

Gli interrogativi in patria

Un cammino verso l’autonomia strategica che sta comunque sollevando tante domande nei corridoi parlamentari. Se da un lato l’esigenza di rispondere alla guerra ibrida della Russia trova d’accordo la coalizione di governo (compresi i Verdi, storicamente sensibili ai diritti civili ma oggi favorevoli alla riforma purché saldamente regolamentata), dall’altro la Corte costituzionale Federale vigilerà rigorosamente sul bilanciamento tra sicurezza nazionale e protezione della privacy.

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