
Mercato auto, dialogo Bruxelles-Pechino per evitare una guerra commerciale
Il mercato della Cina è passato dall’essere una “copia” di quello occidentale, all’affermarsi come potenza globale con prodotti nuovi, in grandi quantità e accessibili economicamente. La sua predominanza si fa sentire soprattutto tramite il deficit commerciale che l’Europa ha nei suoi confronti: un miliardo di euro al giorno, 360 miliardi l’anno. Per questo motivo, il commissario europeo per il commercio Maroš Šefčovič sarà a Pechino fino al 9 ottobre. L’obiettivo degli incontri è quello di ridurre a ogni costo il deficit e allo stesso tempo evitare una guerra commerciale, dato che l’Europa non è preparata.
Il mercato delle auto
Le auto cinesi hanno preso sempre più piede fra i cittadini europei: tra gennaio e luglio le immatricolazioni delle auto cinesi hanno raggiunto l’8,7% del totale europeo mentre solo 5 anni fa il dato non superava lo 0,6%. Le vetture con targa d’origine cinese nei primi sette mesi del 2026 sono 780mila, quasi lo stesso numero dell’intero 2025, lo fotografa un’analisi del quotidiano economico tedesco Handelsblatt condotta sui dati della società Dataforce. L’avanzata di Pechino si riflette inevitabilmente sui mercati europei e chi ne paga di più il prezzo è Stellantis, la cui quota di mercato è scesa dal 21% del 2021 all’attuale 15,5%, il che equivale a 155mila auto vendute in meno. Soffrono anche Ford, che scende dal 4,6 al 3%, e Volkswagen, che passa dal 10,7 al 9,9%. Rimane stabile attorno al 6% Renault, secondo la Banca UBS, grazie a un “ciclo prodotto solido”, che comprende la nuova utilitaria elettrica Renault 5. Secondo UBS, inoltre, Stellantis accusa il colpo per via di “forti sovrapposizioni geografiche e di segmento” con l’offerta cinese, oltre alle varie difficoltà interne causate dal piano elettrico che non ha prodotto i risultati sperati. In Europa le ibridi cinesi valgono circa un terzo del mercato e per questo motivo Bruxelles vorrebbe portare la quota di importazione attorno al 15%. Pechino non è d’accordo e, secondo quanto riporta Bloomberg, l’UE avrebbe già pronto il piano B: un contingente a tempo determinato con una soglia oltre la quale scatterebbero i dazi.
Auto, un terreno di prova per le terre rare
Iniziano oggi a Pechino i colloqui tra il commissario europeo Šefčovič e il ministro del commercio cinese Wang Wentao. Saranno due giorni intensi in cui l’Europa tenterà in tutti i modi di evitare la deindustrializzazione: “Se loro non limitano le esportazioni verso il nostro mercato, lo faremo noi” ha dichiarato Šefčovič a Bloomberg. Dal canto suo, il ministro Wentao ha risposto che la Cina “reagirà in modo risoluto” per tutelare le proprie imprese se l’UE adotterà nuove restrizioni. Tanto per preparare il terreno all’incontro, poco prima dell’arrivo della delegazione a Pechino, Wentao ha aperto un’inchiesta antidumping sul p-nitrotoluene, un composto chimico importato dall’Europa.
La questione delle auto è un terreno di prova per testare se un dialogo UE-Cina può funzionare e, magari, allargarsi alla questione del deficit commerciale europeo e al controllo sulle terre rare, all’esportazione delle quali Pechino applica rigorose restrizioni che per l’Europa si traducono nel fermo di alcune linee di produzione nel settore automobilistico. Inoltre, a luglio Pechino ha vietato l’export di beni a doppio uso, civile e militare, verso 14 aziende e istituti dell’UE come risposta alle sanzioni alla Russia.
Le richieste dei 27
Il 6 ottobre scorso, il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz hanno chiesto alla Commissione Europea uno strumento giuridico per tutelarsi in caso di guerra commerciale con la Cina. Nella lettera indirizzata alla presidente Ursula von der Leyen, chiedevano a gran voce che questo strumento permettesse, in casi estremi, di arrivare all’esclusione immediata dal mercato unico di beni e servizi provenienti da “un Paese che conduca a una guerra commerciale contro l’UE”. Non viene menzionata esplicitamente la Cina, ma l’iniziativa arriva proprio in un momento di crescente tensione tra Bruxelles e Pechino. Il giorno successivo il Parlamento Europeo ha votato una risoluzione, non vincolante, per una linea commerciale più assertiva. Pechino, invece, replica a Parigi e Berlino, auspicando che, “in quanto grandi economie, sostengano apertura, cooperazione e libero scambio”.



