
Le strategie belliche russo-ucraine passano dall’energia
Dall’invito a Mosca di Dmitry Peskov sono passati solo tre giorni, eppure la situazione tra Russia e Ucraina non è cambiata. Il portavoce del Cremlino aveva risposto con una proposta di incontro nella capitale alla lettera del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, in cui chiedeva al suo omologo russo Vladimir Putin un summit in una sede neutrale per avviare i negoziati per una tregua. Nessun accordo, si torna all’attacco. I russi hanno sferrato un’offensiva verso l’ex centrale nucleare di Chernobyl, nel nord dell’Ucraina e a una manciata di chilometri dal confine bielorusso: un drone kamikaze che ha provocato un incendio e danni strutturali.
Ma alla Russia converrebbe rischiare un altro disastro nucleare?
La dinamica ha sollevato degli interrogativi urgenti e hanno risposto l’agenzia statale ucraina Energoatom e dall’AIEA, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica. Nonostante entrambe le organizzazioni abbiano rassicurato i cittadini sul fatto che i livelli di radiazioni siano rimasti nella norma e che l’edificio colpito non contenesse uranio esaurito in quel momento, la preoccupazione permane. Perché il drone ha colpito un edificio all’interno del deposito centralizzato del combustibile nucleare esaurito di Chernobyl e perché si tratta di un segnale politico pesantissimo. Mosca è perfettamente al corrente su quali edifici contengano ancora materiale attivo, l’esplosione in quell’edificio non è casuale: è il manifesto delle trattative russe finora. Zelensky, ovviamente contrariato, ha definito l’incursione un “attacco estremamente vile. La sfrontatezza russa ha superato ogni limite”. Anche se sa benissimo che per la Russia sarebbe controproducente attaccare Chernobyl e rischiare uno sciame radioattivo, sia per la stessa Russia, sia per la Bielorussia, alleata di ferro di Putin e a una decina di chilometri dalla centrale.
La situazione a Zaporizhzhia
Mentre Chernobyl viene utilizzata come leva psicologica per i Paesi europei, il motore del ricatto energetico e militare resta la centrale di Zaporizhzhia. Si tratta del sito nucleare più grande d’Europa, saldamente sotto il controllo russo, ma perennemente lungo la linea del fronte. Il rischio lì è prettamente strutturale, sia per i blackout continui causati dai bombardamenti, sia per la militarizzazione dei reattori. Proprio la centrale conquistata dall’esercito russo nel 2022 è stata oggetto, nelle ultime settimane, di reciproci scambi di accuse sui droni intercettati sopra le torri di raffreddamento. Da Mosca ritengono che siano tentativi ucraini di provocare un incidente per forzare un intervento della NATO, da Kiev pensano siano messinscene del Cremlino per giustificare il distacco definitivo della centrale dalla rete elettrica nazionale.
Per i russi, sono tentativi ucraini di provocare un incidente per forzare un intervento internazionale; per gli ucraini, sono messinscene di Mosca per giustificare il distacco definitivo della centrale dalla rete elettrica nazionale e terrorizzare l’opinione pubblica continentale.
La controffensiva ucraina: colpire il versante energetico russo
Questo braccio di ferro nucleare non è però un monologo russo. L’Ucraina ha deciso di rispondere colpo su colpo, complice la spesa militare ingente del 2025. Le forze di Kiev hanno deciso di cambiare paradigma bellico, passando anche all’attacco e portando il conflitto in Russia. Negli ultimi giorni, sciami di droni ucraini sono riusciti a bucare lo scudo aereo del Cremlino. Si sono spinti fino all’oblast di San Pietroburgo, proprio nei giorni in cui ospitava il Forum economico internazionale russo, e hanno colpito depositi di petrolio e snodi logistici in Crimea e a Rostov. Per Zelensky si tratta di una scelta obbligata, l’unico modo per bilanciare i continui bombardamenti russi che lasciano al buio le città ucraine è colpire il cuore energetico della Russia.
I 5 punti presentati da Zelensky e la reazione di Peskov
In questo clima di totale incertezza, il presidente ucraino è volato a Londra. Nella capitale britannica ha incontrato il padrone di casa, il premier Keir Starmer, il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz. Zelensky ha presentato ai tre leader europei un piano in cinque punti per uscire dalla situazione di stallo: il congelamento del fronte, l’istituzione di una zona demilitarizzata internazionale, garanzie di sicurezza occidentali, l’avvio di un negoziato bilaterale permanente e un Piano Marshall per la ricostruzione e l’energia. Una richiesta all’Europa e all’Alleanza atlantica di essere i garanti della sopravvivenza dell’Ucraina. Da Mosca ha risposto puntuale Peskov. Il portavoce del Cremlino ha liquidato il piano come un “vicolo cieco” e ha ribadito che la Russia non accetterà mai un congelamento del fronte che non riconosca i territori già conquistati.






