
Raid russi su Kiev, 12 morti. Un drone in Romania, la Polonia si allerta
Continua l’escalation del conflitto tra Ucraina e Russia. Nella notte si sono svolti una serie di attacchi missilistici russi a Kiev, che hanno causato la morte di almeno 12 persone. Sono stati presi di mira condomini e magazzini, secondo quanto riporta il Servizio statale di emergenza dell’Ucraina. Almeno 33 persone sono rimaste ferite.
Le reazioni degli alleati
Parallelamente agli attacchi a Kiev, un drone è entrato nello spazio aereo della Romania, precipitando in una zona disabitata nei pressi di Grindu. Due caccia spagnoli e un elicottero dell’esercito romeno erano già decollati per monitorare degli obiettivi in prossimità del confine con l’Ucraina. Anche la Polonia ha mobilitato la sua difesa aerea in prevenzione di droni che possano sconfinare nel suo territorio. Il Ministero della Difesa polacco ha dichiarato che sono iniziate le operazioni di aviazione militare nel suo spazio aereo dopo gli attacchi russi in Ucraina: “In conformità con le procedure applicabili, il Comando Operativo delle Forze Armate, tramite il Centro Operativo Aereo – Comando della Componente Aerea, ha attivato le forze e le risorse necessarie a sua disposizione. I sistemi di difesa aerea terrestri e la ricognizione radar hanno raggiunto lo stato di prontezza. Queste azioni sono di natura preventiva e mirano a garantire la sicurezza e la protezione dello spazio aereo, in particolare nelle aree adiacenti alle regioni minacciate”, si legge in un post sui social.
La situazione politica in Ucraina
Il conflitto in Ucraina si sta svolgendo in una situazione politica interna abbastanza incerta: il mandato di Zelensky è scaduto nella primavera del 2024, ma la legge marziale introdotta il 24 febbraio 2022 ne ha prorogato il mandato fino alla fine della guerra. Per mesi Zelensky ha esplicitato che si potrà votare a guerra finita, ma a inizio luglio qualcosa ha cominciato a smuoversi: secondo l’Ukrainska Pravda, testata indipendente ucraina, il presidente starebbe valutando di indire le elezioni nel prossimo autunno. A favorire questa scelta ci sarebbe un quadro percepito come più favorevole, sia sul fronte militare sia su quello dei sondaggi.
Il principale sfidante è l’ex comandate in capo delle forze armate Valerii Zaluzhny, attualmente ambasciatore a Londra. I sondaggi KIIS (sondaggi politici) attribuivano a Zaluzhny il 73% di fiducia pubblica, 12 punti percentuali sopra il presidente; altri svolti “al buio” assegnavano a Zelensky il 34% e all’ex comandante il 28%. A complicare ulteriormente il quadro c’è una spinta interna che si è aggiunta negli ultimi giorni: l’ex ministro della difesa Mykhailo Fedorov, rimosso dal governo, ha chiesto apertamente il voto nonostante il conflitto, conscio dei nodi pratici (voti dei militari, profughi all’estero e dei territori occupati come Donbass e Crimea). La maggioranza parlamentare continua a sostenere Zelensky, ma il clima politico appare meno compatto, complici anche le accuse di corruzione nel suo entourage. Al centro c’è lo scandalo Mindichgate, che riguarda tangenti per circa 100 milioni di dollari sulla società energetica statale Energoatom, riconducibili all’imprenditore Timur Mindich, amico personale del presidente. Nell’inchiesta è coinvolto anche l’ex braccio destro di Zelensky, Andriy Yermak, arrestato per riciclaggio.


