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200mila barili di scorie radioattive nell’Atlantico, il CNRS scopre costa stanno rilasciando
© Progetto NODSSUM
7 Settembre 2026

200mila barili di scorie radioattive nell’Atlantico, il CNRS scopre costa stanno rilasciando

Dal 1950 al 1990 i rifiuti radioattivi venivano smaltiti nelle acque oceaniche, in quanto era permesso per legge. Oggi il progetto NODSSUM ne studia le conseguenze.

A quasi 5000 metri di profondità nelle acque dell’Oceano Atlantico, sono depositati sui fondali i resti di circa 200 mila fusti di scorie radioattive scaricate tra il 1950 e il 1990, quando il loro smaltimento in mare era ancora consentito dalla legge. Ai tempi la convinzione era quella che, una volta depositati nel fondale oceanico, quelle scorie sarebbero rimaste all’interno dei fusti a lungo da perdere la loro radioattività. Nel corso degli anni, grazie ai continui aggiornamenti, questa idea venne meno e nel 1994 fu emesso il divieto internazionale di scarico nei fondali marini.

Ma molti barili erano stati già scaricati, in particolare nelle Pianure Abissali dell’Atlantico nord-orientale. Qui una missione scientifica guidata dal CNRS, il più grande ente pubblico di ricerca della Francia, nell’ambito del progetto NODSSUM, si è avventurata per studiare cosa accade alle acque e alla fauna acquatica nelle aree circostanti ai siti di smaltimento.

Le scorie rilasciate

Nel 2025 la spedizione NODSSUM, condotta a bordo de L’Atlante, aveva individuato e mappato 3.355 bidoni, raccolto 5mila litri d’acqua, prelevato 345 campioni di carote di sedimento marino e raccolto 34 esemplari di pesci e crostacei per le analisi. Durante questa seconda campagna, invece, il team a bordo della nave da ricerca Pourquoi Pas?, ha completato 20 immersioni operative, a diverse profondità superiori a 4.700 metri, con il Nautile (sommergibile con equipaggio della Flotta Oceanografica Francese), consentendo così la raccolta di altri campioni.

Già dalle prime osservazioni si può osservare che le condizioni dei fusti variano notevolmente: alcuni sono in avanzato stato di deterioramento, tanto che il loro materiale è stato riversato nelle acque circostanti. Fortunatamente, non è stata rilevata alcuna contaminazione ambientale significativa. I barili contenevano principalmente fanghi di depurazione, rivestimenti metallici, componenti di impianti contaminati e resine a scambio ionico impiegate per rimuovere sostanze radioattive. Le analisi che verranno condotte potranno fornire una precisa valutazione di qualsiasi potenziale migrazione di radionuclidi (atomi con un nucleo instabile che decade nel tempo emettendo radiazioni ionizzanti) dai fusti all’ambiente circostante. Gli scienziati sono rimasti notevolmente colpiti dalla ricca biodiversità che si è osservata accanto a queste strutture sommerse: pesci, anemoni, crostacei e numerosi altri organismi che hanno colonizzato i barili, divenuti veri e propri habitat per le creature marine.

La missione

Il progetto di ricerca, iniziato il 27 maggio 2026 e terminato il 28 giugno 2026, riunisce diversi laboratori francesi e internazionali, tra cui Subatech, che svolge un ruolo di primo piano nel progetto. Il suo team di Radiochimica, e il gruppo TRACES, sono specialisti nel destino dei radionuclidi nell’ambiente. Due membri del laboratorio, Gilles Montavon e Maxime Chaillou, hanno partecipato alla seconda spedizione a bordo della Pourquoi Pas?. Diversi ricercatori e ingegneri lavorano, invece, anche all’analisi e allo studio del comportamento dei radionuclidi nei sedimenti marini.

Il laboratorio Subatech continuerà a partecipare alle ricerche nelle prossime campagne NODSSUM, che avranno lo scopo di creare una mappa 3D dei siti e raccogliere campioni il più vicino possibile ai fusti per studiare i processi di trasferimento dei radionuclidi in quegli ecosistemi.

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