
La NATO sventa un piano russo per sabotare i cavi sottomarini
Che l’Artico sia un argomento di tendenza per strategicità e per essere una sede ideale per nuovi investimenti legati a materie prime critiche e infrastrutture AI era già noto; un esempio è l’ossessione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump nei confronti della Groenlandia, isola gigantesca da potenziare militarmente e dal punto di vista infrastrutturale. Nelle profondità gelide dell’Artico però ci sono diversi cavi sottomarini, che puntano alla connettività globale e che partono dalla stessa Groenlandia e arrivano alle Isole Svalbard (Norvegia), in Islanda, Canada e persino in Giappone. Una rete interconnessa vitale per il trasporto dell’energia globale.
La rivelazione di Reuters
Ed è proprio tra i cavi sottomarini e il gelo dell’Artico che si è consumato uno degli episodi più significativi della guerra ombra tra la Russia e la NATO. Secondo quanto rivelato da un’inchiesta dell’agenzia Reuters, che cita autorevoli fonti della difesa e della sicurezza occidentali, la scorsa primavera alcuni membri dell’Alleanza Atlantica hanno sventato un’operazione segreta russa destinata a testare nuove e sofisticatissime tecniche di sabotaggio sottomarino. L’azione si è svolta al largo dell’arcipelago delle Svalbard, una posizione altamente strategica a metà strada tra la Norvegia continentale e il Polo Nord. In quest’area remota passano due fondamentali cavi in fibra ottica, lunghi circa 1.400 chilometri, che mettono in comunicazione le isole con il continente e garantiscono il flusso continuo di un’imponente quantità di dati satellitari, vitali sia per scopi civili sia militari.
La regia del GUGI
A guidare l’esercitazione clandestina del Cremlino sarebbe stata una delle strutture più segrete e temute delle forze armate russe: il GUGI, la Direzione principale per le ricerche sottomarine del ministero della Difesa. Questa divisione d’élite gestisce una flotta specializzata di sommergibili per grandi profondità e imbarcazioni spia, progettate appositamente per operare sui fondali oceanici.
Secondo le fonti occidentali, le unità subacquee del GUGI stavano sperimentando sul campo una tecnologia bellica sperimentale capace di mettere fuori uso o interrompere le comunicazioni dei cavi critici in modo praticamente invisibile, ossia senza lasciare i segni evidenti di un taglio fisico o di un’esplosione, rendendo così quasi impossibile l’attribuzione diretta dell’attacco. L’obiettivo dell’esercitazione era simulare lo scenario di un conflitto aperto con la NATO, testando la capacità di accecare il blocco occidentale tagliando i suoi “nervi” digitali.
I piani di Mosca, tuttavia, sono sfumati prima del completamento. Una missione congiunta ad alto livello guidata da Regno Unito, Norvegia e Stati Uniti è riuscita a localizzare con precisione i sottomarini russi in immersione e ha affrontato e intercettato i mezzi del Cremlino prima che potessero arrecare danni. Nessuna infrastruttura è stata intaccata, ma l’evento ha mostrato l’elevata capacità di tracciamento e la prontezza operativa degli alleati anche sotto i ghiacci.
La linea della fermezza e la risposta del Cremlino
L’intercettazione ha inviato un segnale politico e militare chiarissimo a Mosca. Il ministro della Difesa norvegese, Tore Sandvik, ha commentato l’episodio sottolineando la fermezza dei Paesi alleati: “Abbiamo inviato alla Russia un messaggio chiaro: non può operare clandestinamente”.
Fino a questo momento, il ministero della Difesa russo ha scelto la strada del silenzio, rifiutandosi di commentare formalmente l’indiscrezione. Il Cremlino, dal canto suo, ha rigettato ogni accusa, continuando a sostenere di non aver mai pianificato o condotto operazioni di sabotaggio contro le infrastrutture critiche dei Paesi membri dell’Alleanza Atlantica.
Guerra ibrida sui fondali oceanici
Nonostante le smentite di rito, l’episodio riaccende drammaticamente i riflettori sulla vulnerabilità delle infrastrutture sottomarine. Più del 95% del traffico dati globale e trilioni di dollari in transazioni finanziarie quotidiane viaggiano proprio su queste sottili dorsali adagiate sugli abissi. Dopo i sospetti sabotaggi al gasdotto Nord Stream e le recenti interferenze registrate nel Mar Baltico, la sventata operazione alle Svalbard conferma che la zona di confronto si è definitivamente spostata sui fondali oceanici.
