
Roma e il PNRR, De Sanctis (ANCE Roma – ACER): “Non disperdere il metodo costruito in questi anni”
Con la scadenza del 30 giugno 2026 alle porte, Roma fa il punto su cinque anni di Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Lo ha fatto oggi in Campidoglio, nella Sala della Protomoteca di Palazzo Senatorio, con il dibattito pubblico “Il futuro non è ordinario. Roma dopo il PNRR”, promosso dal sindaco Roberto Gualtieri e dalla Commissione Speciale PNRR presieduta da Giovanni Caudo. Un appuntamento che ha riunito istituzioni nazionali ed europee, rappresentanze economiche e sociali, con un obiettivo dichiarato: capire cosa viene dopo la stagione straordinaria degli investimenti europei.
Il bilancio di un ciclo irripetibile
I numeri parlano di 290 progetti finanziati e gestiti direttamente dal Campidoglio, per un valore complessivo di oltre 1,145 miliardi di euro. Di questi, 253 risultano avviati e conclusi, pari all’87% del totale, con una spesa già effettuata di circa 991,5 milioni di euro. Un risultato che, per una città storicamente alle prese con difficoltà di spesa e tempi di cantiere dilatati, rappresenta un cambio di passo significativo. Il PNRR ha attivato investimenti cruciali nella mobilità, nel trasporto pubblico locale, nella rigenerazione delle periferie e nelle politiche sociali.
De Sanctis: “Il metodo vale quanto le opere”
In questo contesto è intervenuta Francesca De Sanctis, presidente di ANCE Roma – ACER, l’associazione dei costruttori edili della capitale. Il suo messaggio è andato oltre il semplice bilancio contabile. “Il principale risultato dell’esperienza PNRR non è stato soltanto la realizzazione delle opere, ma il metodo di lavoro fondato su dialogo, fiducia e attenzione al risultato“, ha dichiarato, riconoscendo alle imprese edili la capacità di reggere una pressione straordinaria. “Molte gare finanziate dal PNRR sono state aggiudicate a pochi mesi dalle scadenze previste e, nonostante ciò, le imprese hanno saputo organizzarsi per conseguire gli obiettivi richiesti.”
Dalla straordinarietà alla programmazione strutturata
La vera scommessa, secondo De Sanctis, è ora trasformare l’eccezionale in ordinario. L’auspicio che ha portato in Campidoglio è che il confronto costante tra parti sociali e amministrazione non si esaurisca con la chiusura del Piano, ma diventi prassi consolidata: “Il confronto tra le parti sociali e l’amministrazione è fondamentale per comprendere le esigenze della città, delle imprese e dei lavoratori, e per dare risposte concrete ai bisogni del territorio.”
La domanda che attraversa il dibattito di oggi è quale normalità attenda Roma: una condizione che non potrà coincidere con un semplice ritorno al passato, ma che richiederà nuove chiavi di lettura e nuove politiche. È il filo conduttore di un confronto che ha coinvolto, tra gli altri, la direttrice della task force Riforme e Investimenti della Commissione Europea Mary Donnay e la Ragioniere Generale dello Stato Daria Perrotta.
Cosa rimane dopo il cantiere
Il rischio che si profila all’orizzonte è quello delle cosiddette “cattedrali nel deserto”: opere realizzate ma non pienamente valorizzate nella gestione ordinaria. Evitare che le strutture realizzate con i fondi PNRR restino isolate dal tessuto urbano e sociale è un tema che riguarda non solo Roma, ma l’Italia intera. La risposta che ANCE Roma – ACER porta sul tavolo è pragmatica: non basta chiudere i cantieri, occorre costruire un sistema di relazioni tra pubblico e privato capace di durare oltre la stagione degli investimenti europei.





