
La montagna piace a tutti, soprattutto d’estate
Se c’è una certezza nell’estate italiana, è che la montagna ha definitivamente cambiato pelle. Non più semplice meta di nicchia per gli amanti del trekking o rigido rifugio invernale per gli appassionati di sci, ma un polo d’attrazione permanente capace di competere con le spiagge della Sardegna o della Sicilia. La stagione in corso, con il picco registrato durante la settimana di Ferragosto, ha certificato un trend in costante crescita: gli italiani e i turisti stranieri cercano refrigerio in quota per sfuggire al caldo record delle città e delle coste.
Secondo le stime di JFC, osservatorio che si occupa di studi e ricerche in ambito turistico, per la stagione estiva, il sistema della montagna ha fatto registrare numeri imponenti, superando la soglia dei 79 milioni di presenze con un incremento del 5,8% rispetto allo scorso anno e un fatturato globale che sfiora i 6,6 miliardi di euro. Solo nel periodo a cavallo di Ferragosto le presenze registrate negli oltre 700 comuni montani a vocazione turistica hanno toccato livelli da record. Un fenomeno sostenuto sia da una vera e propria fuga dall’afa, sia da un cambiamento culturale profondo che spinge verso la ricerca di benessere, spazi aperti ed esperienze a contatto con la natura.
Il motore economico
Ma cosa c’è dietro questo successo? Il turismo montano non è un semplice aggregatore di presenze, ma un primario motore di sviluppo per i territori. Come evidenziato dallo studio realizzato da PwC Italia per ANEF (Associazione Nazionale Esercenti Funiviari), la filiera della montagna è fondamentale per l’economia locale: ogni euro speso per la fruizione degli impianti di risalita è in grado di generare un effetto moltiplicatore significativo. Un ecosistema economico che in Italia conta più di 2.500 comuni, 552 mila imprese e 1,8 milioni di addetti, ma che per mantenere la propria attrattività richiede investimenti costanti, visioni strategiche e ammodernamenti continui…
L’effetto Milano-Cortina
Ed è proprio sul fronte infrastrutturale che si gioca la partita decisiva per le nostre Alpi e gli Appennini. Le ormai concluse Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali di Milano-Cortina hanno accelerato l’ammodernamento dell’intera rete di trasporti e impianti. Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha portato avanti un imponente piano strategico volto a garantire una legacy duratura: non solo interventi mirati all’accessibilità dei siti di gara, ma la riqualificazione di snodi viari, varianti stradali, interventi sulle reti ferroviarie e la digitalizzazione dei collegamenti.
L’obiettivo è duplice: garantire una mobilità più fluida e sostenibile durante i grandi eventi e, soprattutto, lasciare in dote alle comunità locali infrastrutture moderne per contrastare lo spopolamento dei territori e migliorare la fruibilità turistica in tutte le stagioni dell’anno. Un processo che passa anche attraverso la sostenibilità ambientale degli impianti di risalita di nuova generazione, progettati per ridurre i consumi energetici e integrarsi al meglio nel paesaggio naturale.
Le nuove sfide per il settore
L’aumento dei flussi porta però con sé la necessità di una gestione sempre più trasparente e regolata dei mercati. Il settore degli impianti a fune, pilastro della fruizione estiva ed invernale, è stato recentemente al centro di un importante accordo tra l’Antitrust e il Federconsorzio Dolomiti Superski. A seguito dell’istruttoria dell’Autorità della Concorrenza, il consorzio e i dodici consorzi di valle associati hanno definito un pacchetto di ristori da 30 milioni di euro in rimborsi e voucher per i consumatori, impegnandosi al contempo a rimuovere qualsiasi coordinamento sui prezzi e a favorire una maggiore concorrenza nella distribuzione degli abbonamenti.
Un segnale chiaro di come l’innalzamento dei prezzi e dei volumi di traffico turistico debba viaggiare di pari passo con la tutela dell’utente e la correttezza del mercato. La montagna italiana guarda dunque al futuro forte di una stagionalità ormai destagionalizzata, sorretta da grandi eventi e da una profonda trasformazione infrastrutturale. La sfida dei prossimi anni consisterà nel governare questa crescita, garantendo la sostenibilità di un patrimonio unico e la qualità della vita di chi la montagna la vive e la lavora 365 giorni all’anno.


