
Porti d’Italia Spa, la riforma riparte da 10 milioni. Mattarella firma il disegno di legge
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato il disegno di legge sul riordino della legge 84 del 1994 in materia di governance portuale e rilancio degli investimenti in infrastrutture strategiche di trasporto marittimo di interesse generale. Il via libera del Capo dello Stato è arrivato dopo che lo scorso 27 aprile la Ragioneria generale dello Stato aveva apposto il proprio bollino alla bozza del disegno di legge, superando il vaglio tecnico-contabile. Il testo è stato assegnato alla Camera dei Deputati, dove inizierà l’iter di esame nelle commissioni competenti.
Il taglio alla dotazione: da 500 a 10 milioni
Il passaggio istituzionale porta con sé una modifica sostanziale rispetto all’impianto originario. Il capitale della Porti d’Italia Spa, inizialmente previsto in 500 milioni di euro, scende ora a 10 milioni. La società nasce con un capitale sociale di 10 milioni di euro (un milione nel 2026 e nove nel 2027) interamente sottoscritto dal Ministero dell’Economia, che eserciterà i diritti dell’azionista d’intesa con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, titolare delle funzioni di vigilanza tecnica e operativa. Si tratta di una riduzione che non è solo contabile. Nei mesi scorsi il viceministro Edoardo Rixi, principale artefice del provvedimento, aveva chiarito che per realizzare grandi operazioni infrastrutturali sul mercato sarebbero stati necessari miliardi di euro. Il divario tra l’ambizione dichiarata e le risorse iniziali disponibili è dunque uno dei nodi che il Parlamento sarà chiamato ad affrontare.
Come funziona la nuova società
Porti d’Italia avrà il compito di promuovere e sviluppare la “Rete italiana della portualità”, gestendo in regime di concessione di novantanove anni le opere di rilevanza strategica nazionale e internazionale. Dalla costruzione di nuovi moli e banchine agli interventi di manutenzione straordinaria, la società diventerà il principale braccio operativo dello Stato per la realizzazione di grandi infrastrutture marittime. In questa veste, potrà progettare, appaltare e collaudare direttamente i lavori, esercitando anche funzioni espropriative e di vigilanza. La governance è costruita su un equilibrio istituzionale: cinque membri nel consiglio di amministrazione, due indicati dal Mef, due dal Mit e uno dalla Presidenza del Consiglio. Il presidente sarà espressione del Tesoro, mentre l’amministratore delegato sarà designato dal Mit. La società sarà soggetta al controllo della Corte dei conti.
Il nodo delle Autorità portuali
Le 16 Autorità di Sistema Portuale restano pienamente operative e mantengono la gestione territoriale degli scali, la manutenzione ordinaria e il rilascio delle concessioni, ma vengono sollevate dal peso finanziario delle grandi opere. Tuttavia le preoccupazioni nel settore restano concrete. Uno studio realizzato da Assoporti ha stimato che con il nuovo assetto alle Autorità portuali verrebbe sottratto il 40% delle entrate. Le tensioni si manifestano anche sul piano politico territoriale: a Trieste, uno dei maggiori porti d’Italia, Centrodestra e Centrosinistra hanno votato insieme al Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia una mozione critica nei confronti della riforma, chiedendo di evitare che Porti d’Italia Spa acquisisca competenze attualmente in capo alle Autorità di sistema portuale.
La posizione del governo
Il governo respinge l’invito di Assoporti a sospendere l’iter. Matteo Salvini, vicepremier e ministro delle Infrastrutture, ha difeso la nascita della nuova società pubblica sostenendo che l’obiettivo non è ridurre l’autonomia degli scali ma garantire una regia comune, evitare duplicazioni di investimenti e favorire la specializzazione porto per porto. Il viceministro Rixi ha ribadito che la riforma non vuole togliere autonomia agli scali, ma vuole generare sinergie per rendere il sistema marittimo portuale italiano più competitivo nello scenario internazionale, con la possibilità di siglare nuovi accordi con altri Paesi e di sviluppare servizi per aumentare i traffici.
Il disegno di legge che il Parlamento si trova ora ad esaminare è dunque un testo fortemente rimaneggiato nella parte finanziaria rispetto a quello approvato dal Consiglio dei ministri il 22 dicembre 2025. Il dibattito parlamentare, su un provvedimento che tocca interessi locali e nazionali di primo piano, si preannuncia tutt’altro che scontato.





