
Presentata al Parlamento la relazione annuale 2025 del CIPESS
11 riunioni, 59 delibere approvate e 24 informative presentate. Il CIPESS (Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile) si è presentato così alla sala della Regina della Camera per la sua relazione annuale al Parlamento. L’appuntamento ha fotografato per l’anno 2025 la capacità di spesa, programmazione e sblocco degli investimenti pubblici in Italia e ha confermato un’accelerazione sul fronte della stabilizzazione delle risorse. Il Comitato rappresenta infatti “un presidio strategico dello Stato: un luogo di coordinamento tra amministrazioni, di indirizzo delle politiche pubbliche e di programmazione”, ha spiegato il sottosegretario con delega al CIPESS, Alessandro Morelli. Un’azione sinergica che, come sottolineato dal presidente della Camera Lorenzo Fontana, sta mostrando “segnali incoraggianti” sull’occupazione e sul potenziamento delle infrastrutture nazionali.
I numeri del rapporto
I numeri consolidati illustrati a Montecitorio delineano una manovra capace di mobilitare oltre 125 miliardi di euro complessivi con tre capisaldi fondamentali come confermato da Morelli: infrastrutture, garanzie e sanità. Il sottosegretario si è concentrato sul fronte dei finanziamenti diretti per le politiche di coesione territoriale: “Le risorse assegnate, ripartite o riprogrammate dal CIPESS hanno raggiunto un valore pari a circa 12,2 miliardi di euro”. Ma la quota maggiore, circa 109,7 miliardi di euro, arriva dalle garanzie pubbliche collegate alle delibere. I soldi, attivati grazie a Sace, Simest e Fondo di garanzia PMI, hanno confermato “il ruolo decisivo del Comitato nel sostegno alla competitività del sistema produttivo nazionale”. Un finanziamento indispensabile secondo Fontana per sostenere le piccole e medie imprese “nel loro percorso di sviluppo”. Una somma che arriva a superare i 125 miliardi di euro con gli ulteriori 3,6 che sono stati approvati dal Comitato e stanziati per il comparto delle grandi opere e dei servizi. Un pacchetto che ha permesso di sbloccare i finanziamenti destinati ai piani di edilizia sanitaria, alla messa in sicurezza delle infrastrutture idriche e agli interventi per le ricostruzioni nelle aree colpite da eventi sismici.
Obiettivo ridurre il gap: quasi il 50% delle risorse destinate a Sud e Isole
La ripartizione geografica dei flussi finanziari rispecchia la volontà politica di colmare lo storico divario infrastrutturale della penisola. La quota principale dei finanziamenti, pari al 48,41%, è stata infatti intercettata dal Mezzogiorno e dalle Isole, mentre al Nord e al Centro sono andati rispettivamente il 31,15% e il 20,44% degli stanziamenti. I capitoli di spesa più rilevanti sul fronte stradale interessano la messa in sicurezza e il potenziamento della SS 106 Jonica, lo sblocco del nuovo tunnel del Colle di Tenda e le opere di connessione tra lo snodo logistico del Porto di Gioia Tauro e l’Autostrada A2.
Investimenti storici per RFI
I riflessi di questa accelerazione finanziaria si avvertono soprattutto sul settore ferroviario. L’amministratore delegato e direttore generale di RFI, Aldo Isi, ha annunciato dati storici: “Abbiamo raggiunto come gruppo i 18 miliardi di investimenti, con una rete ferroviaria di 11 miliardi e mezzo. Si tratta di numeri che non si sono mai fatti nella storia di questo Paese, se non negli anni dell’alta velocità, ma risaliamo al 2012”, ha spiegato Isi, che ribadisce l’obiettivo di RFI: “Realizzare un’infrastruttura più capillare e più adeguata alle esigenze di un Paese che sta crescendo economicamente”. La programmazione ferroviaria ha visto avanzare dossier di rilievo internazionale e opere strategiche per i collegamenti europei. Tra le iniziative coordinate con il CIPESS figurano infatti i cantieri della linea AV Salerno-Reggio Calabria, a cui si aggiungono gli investimenti mirati sull’asse transfrontaliero Monaco-Verona e sulla Galleria di Base del Brennero, infrastruttura chiave dal valore complessivo superiore ai 10 miliardi di euro.
Il nuovo cronoprogramma del Ponte sullo Stretto
A margine della presentazione, l’attenzione è rimasta inevitabilmente catalizzata dal dossier del Ponte sullo Stretto. A fissare le scadenze del cantiere è stato l’amministratore delegato della società Stretto di Messina Spa, Pietro Ciucci, che ha voluto blindare la linea di continuità giuridica voluta dall’esecutivo. “Considerate le procedure previste dal nuovo Decreto legge e le attività già svolte e in corso, si ritiene che l’iter approvativo possa essere completato entro la fine dell’estate, potendo così avviare la fase realizzativa nell’ultimo trimestre dell’anno”, ha annunciato Ciucci. La traiettoria di lungo periodo è ormai tracciata: il cronoprogramma prevede sette anni e mezzo di lavori, con la fine dei cantieri stimata nel 2033 e il 2034 individuato come il “primo anno di esercizio del ponte”.






