
Ponte sullo Stretto, le nuove intercettazioni fanno tremare Roma
A distanza di due settimane dall’apertura dell’inchiesta della Procura di Roma per corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio sul Ponte sullo Stretto di Messina, gli atti depositati dai carabinieri del ROS ridisegnano il quadro con nuovi elementi di peso. Le intercettazioni che i principali quotidiani nazionali hanno ricostruito con dovizia di dettaglio portano al centro della scena una telefonata del 2 ottobre 2025 tra Pietro Ciucci, amministratore delegato della Società Stretto di Messina (non indagato) e l’avvocato Giacomo Francesco Saccomanno, all’epoca nel consiglio di amministrazione della stessa società e oggi tra gli indagati. Stando alle trascrizioni, Saccomanno avrebbe chiamato Ciucci per comunicargli di avere una buona notizia, e l’AD avrebbe risposto in tono scherzoso chiedendo se avessero vinto al Totocalcio. La risposta dell’indagato sarebbe stata: “Ancora no, ma potremmo vincere”.
Per gli inquirenti, quella telefonata non sarebbe una semplice battuta: la “buona notizia” di cui Saccomanno avrebbe riferito potrebbe riguardare informazioni riservate sull’andamento della procedura alla Corte dei Conti, acquisite tramite l’ex presidente aggiunto Tommaso Miele (anch’egli iscritto nel registro degli indagati) o da altri componenti dell’organo di controllo. Miele è andato in pensione nel febbraio 2026 e si è già dimesso dalla presidenza del Collegio dei revisori del Consiglio superiore della magistratura dopo essere stato coinvolto nell’inchiesta.
Il nodo politico
Dagli atti emergerebbe anche una frase attribuita al ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, riferita da Saccomanno in una conversazione con un amico giornalista, Franco Gemoli, dopo la bocciatura del progetto da parte della sezione controllo della Corte dei Conti, avvenuta il 29 ottobre 2025. Saccomanno avrebbe riportato che Salvini gli avrebbe scritto: “Se i magistrati vogliono la guerra, la guerra sia”. Nella stessa conversazione l’indagato avrebbe definito il provvedimento della Corte “eversivo” e avrebbe indicato il reale obiettivo che starebbe dietro la bocciatura nella riforma della magistratura contabile allora in corso, che ne avrebbe limitato i poteri.
Salvini non risulta indagato. Va ricordato che si tratta di affermazioni contenute negli atti di un’inchiesta in corso, in assenza di un rinvio a giudizio e con tutte le garanzie che spettano agli indagati.
Il doppio binario investigativo e la pista ‘ndrangheta
L’inchiesta si muoverebbe su un doppio binario. La Procura di Catanzaro indagherebbe in parallelo su possibili infiltrazioni della ‘ndrangheta negli appalti legati alla costruzione dell’opera. Sarebbero stati proprio i pm calabresi ad accorgersi di riferimenti alla Corte dei Conti nel corso delle loro attività, segnalando poi i fatti a Roma, che ha avviato il filone per corruzione. Le intercettazioni coperte dagli inquirenti romani si sarebbero estese da ottobre 2025 a maggio 2026.
Un elemento ulteriore che i pm starebbero valutando riguarda un incarico ottenuto da Miele nel settembre 2025 nel Collegio consultivo tecnico di Iricav Due, il consorzio costruttore della tratta ferroviaria Verona-Vicenza-Padova, partecipato all’83% da Webuild, il principale contraente anche per il Ponte. L’incarico avrebbe avuto un valore stimato di circa 300mila euro annui. I pm ne starebbero analizzando la rilevanza nel quadro probatorio.
L’iter del progetto e le prossime scadenze
Sul piano procedurale l’inchiesta non blocca formalmente l’iter del progetto. La Società Stretto di Messina ha ribadito di essere estranea ai fatti contestati e ha dichiarato la massima disponibilità a collaborare con gli inquirenti. L’AD Ciucci ha confermato l’intenzione di tornare al CIPESS entro fine giugno per ottenere una nuova delibera, per poi presentarsi nuovamente alla Corte dei Conti entro luglio, con l’obiettivo di aprire i cantieri nell’ultimo trimestre dell’anno. Un calendario ambizioso, che l’inchiesta potrebbe rendere ulteriormente incerto.







